Come si sta bene a Singapore

Quel che la demografia non dice.

Di Luca Pardi

Fa caldo a Pontassieve il 6 luglio, ma nel tardo pomeriggio c’è un incontro che promette bene: “Africa in movimento”, con la partecipazione di Massimo Livi- Bacci professore di demografia. Per me è un incontro a Km zero, 100 metri da casa mia, nemmeno un minuto di cammino, pur nella canicola pomeridiana.

Livi- Bacci è stato chiamato per parlarci delle prospettive, come dice l’organizzatrice dell’incontro Maria Stella Rognoni docente di Storia delle Istituzioni dell’Africa, per darci una visione di lungo periodo dei processi in atto. E’ ovvio, si parla di migrazioni. Livi Bacci da un po’ di numeri e va bene, fa anche una proiezione: anche se il tasso di natalità decrescesse ulteriormente nel 2050 la popolazione dell’Africa raggiungerebbe i 2 miliardi quindi dobbiamo prepararci. La soluzione del problema è molto mite, come il professore, e in tre punti: 1) pace, anche vista come riduzione della conflittualità 2) diritti (civili, politici, umani) e 3) sviluppo. E che sia equilibrato questo sviluppo, perché per ora in Africa sviluppo (nel senso dell’aumento del PIL) c’è ma non è equilibrato. L’organizzatrice accenna al tema del cambiamento climatico che rischia di determinare un ulteriore aggravamento della situazione, ma il prof. scuote la testa, sinceramente non si capisce bene perché.

Ho il tempo di dire due parole, generalmente non mi piacciono quelli che si appropriano del microfono quando sono chiamati a fare domande e si lanciano in interventi interminabili che sono vere e proprie conferenze. In due parole dico che il prof. si è dimenticato di parlare degli effetti della mortalità e che da una situazione di overshoot ecologico come quella di Homo sapiens si rientra, nel mondo naturale, non con il controllo della natalità, ma con l’aumento della mortalità. La risposta di Livi Bacci è netta: si l’uomo è un animale, ma diverso, “ha imparato a vivere in compagnia”, Singapore con la più alta densità di popolazione al mondo è anche il posto dove si ha la maggiore speranza di vita. L’uomo sa vivere nel deserto arabico come nelle lande gelate della Siberia. Non è come gli altri animali. Ottimismo ragazzi! E’ ovvio che non c’è tempo in questi incontri per un vero dibattito e come sempre (è la terza volta che lo incrocio, le prime due in radio) il professore non ha tempo di trattenersi e va via prima della chiusura. Appena il tempo di stringergli la mano e corre via. Pazienza. Quello che non c’è tempo di dire al professore, ma non mi è mai successo di avere il tempo e la possibilità di farlo anche con altri demografi, è la seguente serie di dati:

1) Homo sapiens è certamente un primate molto diverso dagli altri primati. La sua popolazione ha un volume (7,5 miliardi) che non ha confronto con nessuna delle altre grandi scimmie le cui popolazioni sono al massimo di qualche milione di individui a livello globale.

2) Homo sapiens ha sicuramente avuto un grandissimo successo ecologico grazie a questa diversità. Rimando ai post di Jacopo Simonetta per un discorso sulle peculiarità di questa specie. Un successo ecologico che si manifesta in un dato che perfino un demografo può capire: se prendiamo la biomassa (diciamo il peso secco) dei vertebrati di terra, cioè mammiferi, uccelli, rettili e anfibi (escludendo quelli di mare su cui c’è maggiore incertezza), si stima che circa il 97-98 % sia costituito dalla biomassa umana e dei suoi animali domestici (bovini, ovini, suini, pollame, animali da compagnia ed altro). Quindi il 2-3% della biomassa contiene tutti gli animali selvatici che vi potete immaginare: tigri e leoni, elefanti, ippopotami, giraffe, gazzelle, gnu, bradipi, canguri, roditori di vario genere, rane, vipere, cobra, pitoni …. è inutile che continui, si tratta di milioni di specie ridotte sull’orlo dell’estinzione o con popolazioni, quasi tutte, in declino (cfr Ehrlich et al. 2017).

3) Homo sapiens ha colonizzato praticamente ogni possibile nicchia ecologica del pianeta, anche in questo è specialissimo nel mondo animale (e anche vegetale). Ma a quale prezzo? Innanzi tutto nella sua storia naturale Homo sapiens, migrando ed occupando nuovi spazi e nuovi continenti, ha regolarmente determinato estinzioni di massa della macrofauna locale (gli animali grossi). In secondo luogo ha progressivamente accresciuto il tasso di prelievo dall’ambiente che lo sostenta. Oggi il problema non è rilevare quanto stanno bene gli abitanti di Singapore ristretti in uno spazio minimo, ma stimare su quante risorse esterne al proprio territorio dipendono gli abitanti di Singapore. Questo è quanto si fa nella stima dell’Impronta Ecologica (IE). Come si vede dalla figura seguente, Singapore consuma risorse ad un tasso tale che se tutti i cittadini della Terra facessero lo stesso ci vorrebbero circa 4 pianeti come il nostro.

Il deficit è notevole. In pratica la popolazione di Singapore dipende quasi interamente da risorse esterne, in effetti la sua area effettiva ammonta a quasi 40 milioni di ettari a fronte di un territorio reale di poco più di 70mila ettari. Singapore è però in buona compagnia in Italia si consuma come se avessimo 2,64 pianeti a disposizione, la media europea è di oltre 3 pianeti. I saggi ed ecologici tedeschi hanno un’IE di 3,2 Terre e i rinnovabili danesi di 3,58, non parliamo degli Statunitensi che consumano come se ne avessero oltre 5! Per l’insieme dell’umanità il valore dell’IE è di oltre 1,68 Terre. Questo vuol dire che nel suo complesso l’uomo consuma il 68% in più di quanto il pianeta è in grado di fornire in un anno. Ma le differenze ovviamente sono importanti perché la legge statistica in questo contesto è proprio quella di Trilussa. Chi volesse approfondire il tema può andare sul sito del Footprint Network. Se non si vuol credere alle stime, complesse, dell’Impronta Ecologica si può far riferimento ad altri indicatori che mostrano l’intensità dello sfruttamento delle risorse naturali da parte di una popolazione come quella di Singapore o di qualsiasi altra comunità umana. Un esempio è la misura dell’Appropriazione Umana della Produttività Primaria Netta. La produttività primaria è la quantità di biomassa generata dagli organismi fotosintetici nell’unità di tempo. Questa quantità ripulita dalla quantità consumata dalle piante per il proprio metabolismo (la respirazione) si presenta come biomassa vegetale. Secondo stime recenti di questa biomassa l’uomo si appropria globalmente di una percentuale che va dal 25 al 50%, sotto forma di legname, fibre vegetali e alimenti. Ovviamente anche questo dato può essere stimato per aree limitate, come Singapore o New York, e quello che si scopre è che tali aree assorbono quantità esorbitanti di biomassa vegetale. In un articolo di qualche anno fa si forniva una mappa globale di questo indicatore da cui si deduceva che le aree densamente popolate assorbono quantità di biomassa corrispondeti ad oltre il 200-400% di quanto produce il loro territorio. In pratica hanno bisogno di un’immensa area rurale per essere alimentate. A livello globale questo corrisponde ad un continuo trasferimento di risorse verso le zone più popolate. Se questo flusso si attenua o si interrompe queste zone diventano rapidamente inabitabili. Quindi non è che “l’uomo ha imparato a vivere in compagnia”, come dice il prof. Livi- Bacci, ma piuttosto che se si garantisce abbastanza ricchezza a ciascuno, gli uomini sono capaci di vivere anche in ambienti molto affollati (e non è detto che questo non sia vero anche per le altre specie i primati e in generale di vertebrati), ma la condizione è che tale benessere sia garantito da un continuo afflusso di risorse dall’esterno sotto forma di energia, materie prime e cibo. Questo flusso è per ora garantito dal denaro. Un flusso di risorse va dalla periferia al centro ed un flusso di denaro dal centro verso la periferia. Quest’ultimo viene ooi intercettato dalle classi dirigenti della periferia che solitamente lo redistribuiscono in modo molto arbitrario ed egoista con logiche etnocentriche e mafiose. Ma al di la del giudizio etico sulle classi dirigenti ciò che è rilevante è il fatto che l’idea che tutti, grazie allo sviluppo sostenibile ed equilibrato, staremo bene quando tutti saremo come abitanti di Singapore, o di Roma, o di Berlino, o di Copenaghen è una pura illusione, non ci sono 2-4 Terre per ospitare una popolazione del genere. Se i demografi non capiscono questo le loro proiezioni sono meno utili delle previsioni dei giornali che si occupano di scommesse sulle gare di cavalli.

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8 risposte a “Come si sta bene a Singapore

  1. Daniele Francesco Paradiso

    Sì, d’altronde se si ha la pretesa di trattare certe questioni in maniera puramente scientifica come fai tu col mito dell’obiettività non si fa altro che diventare fascisti. A questo porta la scienza quando utilizzata in maniera indiscriminata, come è stato per i mezzi di produzione o con il concetto di efficienza in genere. Facciamola finita, esistono cose imponderabili come quelle di cui parli tu: se dovessimo prendere alla lettera ciò che dici dovremmo prendere un revolver e puntarcelo alla testa, in tutti i sensi: sia per ridurre la popolazione che a causa della depressione che si ingenererebbe caro te unico homo sapiens sapiens sulla faccia della terra!..

    • Quindi secondo te per non essere fascista dovrei bermi il raccontino della pace dello sviluppo e dei diritti e credere che l’unico problema sia arrivare a stare tutti come a Singapore? O a New York? Insomma fra essere l’unico Homo sapiens sapiens (più che la sapienza manca la saggezza) al mondo ed essere un totale idiota, lasciami una via di uscita.

  2. La storiella di Singapore doveva essere nota a Livi-Bacci: negli anni 90 o forse prima si discuteva del “pardosso Olandese”: Qualcuno sosteneva che adottando “opportune” misure – olandesi – si sarebbe potuto avere la stessa densità di popolazione in tutto il mondo. Il “sistema mondo” attualmente funziona con “Un flusso di risorse va dalla periferia al centro ed un flusso di denaro dal centro verso la periferia” (Luca Pardi, vedi sopra). Questo meccanismo ha un’ altra implicazione: flusso di persone dalla “periferia” (Paesi poveri) verso i centri (paesi ricchi); migrazione in altre parole. Ma anche i flussi migratori hanno limiti posti dalle leggi della Fisica, Chimica, Biologia: oltre un certo valore i flussi si romperanno e tutto il “sistema mondo” andrà a pallino.
    Di questo dovrebbero rendersi conto i nostri decisori / politici. Ma non possono perdere tempo a leggere Ehrlich o Simonetta o Pardi. Hanno altro da fare.

    • Effettivamente sembrava uno delle tipiche risposte standard che si hanno dopo decenni di insegnamento in una disciplina o dopo anni di attività politica. Fa parte dei fondamentali. Risposta che si sa essere convincente per un pubblico medio. Che l’argomento sia più o meno approfondito non importa.

  3. Daniele Francesco Paradiso, e tu,allora come pensi di trattare certe questioni in maniera che non sia puramente scientifica e quindi discriminante? (discriminante e quindi non indiscriminata).
    Questa tua frase:
    “Facciamola finita, esistono cose imponderabili come quelle di cui parli tu: se dovessimo prendere alla lettera ciò che dici dovremmo prendere un revolver e puntarcelo alla testa, in tutti i sensi: sia per ridurre la popolazione che a causa della depressione che si ingenererebbe caro te unico homo sapiens sapiens sulla faccia della terra!..”
    non capisco che cosa significhi.
    Quali sono le cose “imponderabili” di cui parla luca Pardi?
    E Luca Pardi istiga al suicidio di massa?
    O forse il tuo commento è semplicemente ironico e come tale va preso.
    Chissà.
    Marco Sclarandis

  4. Singapore ha anche il tasso di fertilità più basso al mondo (dopo Macao). Evidentemente quando le persone vivono in un tale affollamento non hanno più voglia di procreare o non pensano di poterselo premettere (il che dato lo stato attuale del mondo potrebbe anche essere una buona cosa). Inoltre chi vive in ambienti affollati appena può va a prendere un po’ d’aria in campagna o va in vacanza, perché altrimenti lo stress del vivere ammassati in spazi ristretti è insostenibile. Quindi non solo ha bisogno di risorse alimentari e di materie prime, ma anche di spazio in cui sfogarsi quando non ce la fa più a stare in città.
    E comunque, anche se potessimo vivere “bene” ad altissime densità abitative, perché mai dovremmo farlo?

  5. qui nel mio comune, 18000 homo in 12 kmq c’è un livello di odio reciproco raccapricciante. Domenica scorsa un gruppo di drogati, per vendicarsi di un arresto, effettuato dalla polizia per un droga party molesto alle case vicine, ha appiccato il fuoco ai boschi prossimi a queste, che ha bruciato tutta la montagna per 5 giorni. Forse a Singapore a certi ceffi tagliano la testa o le mani o qualcos’altro, ma di sicuro il connubio pace a me e degli altri me ne frego, diritti (sono tutti miei, sennò mi vendico), sviluppo a scapito degli altri o del pianeta è pura utopia. Ma quel prof. ha mai sentito il proverbio: “Poca brigata, vita beata”? Forse pensa che il paradiso sia a Singapore, ma certa gente vive proprio fuori dalla realtà.

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