L’Economia Circolare, questa sconosciuta

Preparatevi, le rottamazioni stanno per tornare. Pardon, EcoBonus.

Un problema di, non facile soluzione, che si preferisce risolvere solo a parole.

Di Leonardo Libero

Il 10 luglio 2015 il Parlamento Europeo, anche per iniziativa e merito di eurodeputati italiani del M5S, ha adottato l’Economia Circolare come modello di sviluppo del futuro.

Quasi un anno dopo, il 14 giugno 2016, la Commissione Ambiente del nostro Senato ha approvato all’unanimità una risoluzione in favore dell’Economia Circolare.

Un altro anno dopo, il 13 giugno 2017, i Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, Calenda e Galletti, hanno lanciato una consultazione pubblica, per presentare l’Economia Circolare ai cittadini e farsi consigliare su come attuarla attraverso dodici quesiti, ma consentendo loro di rispondervi soltanto dal 12 luglio al 18 settembre 2017.

L’aver ritenuto che 68 giorni – comprendenti quelli di agosto, “sacri” alle vacanze – fossero sufficienti allo scopo induce ad avanzare due ipotesi:

a)- che l’importanza e la difficoltà di convertire il Paese dall’attuale Economia Lineare ad una radicalmente diversa come la Circolare non siano state percepite;

b)- che siano state percepite, ma personalmente “non sentite” come attuali e urgenti.

A rendere plausibile la seconda ipotesi sta il fatto che il 9 giugno 2017 – solo quattro giorni prima del lancio della consultazione – il Ministro dell’Ambiente aveva firmato un accordo con le Regioni del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e dell’ Emilia-Romagna che è un esempio di Economia dello Spreco, del tutto opposta a quella Circolare, ma al quale, stranamente, l’Amministrazione M5S di Torino si è dichiarata in sostanza d’accordo.

Esso si propone (o si illude) infatti, fra l’altro, di risolvere il problema dell’inquinamento urbano col rinnovo del parco veicolare privato in favore dell’uso di forme di energia a minor impatto, da ottenere con incentivi pubblici subodinati alle rottamazioni di certe auto – a prescindere dal loro stato d’uso – e/o inducendo i proprietari a demolirle impedendone la circolazione ed aggravandone i costi; mentre i principi-base dell’Economia Circolare sono riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i prodotti esistenti, e non certo trasformarli anzitempo in “rifiuti speciali”, inquinanti ed ingombranti.

Nel caso particolare del Piemonte, infine , ad attestare la chiarezza di idee e di intenzioni dei suoi Amministratori, sta il fatto che meno di un mese dopo la firma di quell’accordo, senza disdirlo né ridiscuterlo, con deliberazione del 3 luglio 2017, n. 24-5295 –essi hanno lanciato una “Strategia contro i cambiamenti climatici” che dichiarano finalizzata “a ridurre le emissioni di gas climalteranti” ed orientata “ai principi della Green e della Circular Economy”.

Chiusa della Redazione

L’Economia Circolare è un obiettivo ideale che non può essere perseguito con qualche incentivo pubblico e trasformazione tecnologica. E’ una rivoluzione culturale, che passa dall’abbandono dell’idolatria del possesso personale e ritorna alla condivisione collettiva, che scambia il possesso con il noleggio, che denuncia l’effimero e protegge l’essenziale, che volta le spalle al consumismo e all’accumolo materiale compulsivo del secolo scorso per trovare il senso vero della qualità della vita moderna. 

Questo non vuol dire che non esistano soluzioni già praticabili ora, dalle nostre amministrazioni pubbliche, in grado di affrontare anche il tema della qualità dell’aria. Ma l’approccio deve essere olistico, evitando azioni cha accelerano l’obsolescenza, il consumo di nuove risorse e le emissioni inquinanti o climalteranti.

Ne segnaliamo una, nata in Cina e ora in sperimentazione in Italia a Milano e Firenze. E’ il bike-sharing a flusso libero, una forma innovativa di condivisione di biciclette che possono essere trovate  e pagate con un’App su smartphone (tariffa pari a 0,3-0,5€ a mezz’ora) e lasciate poi ovunque ci sia una rastrelliera. Tecnologie di connessione ad Internet e di geolocalizzazione, ormai banali, consentono così la sostituzione diretta dell’uso dell’auto con quello della bici, almeno nelle tratte del cosiddetto primo e ultimo miglio, e rendono così più accessibili i trasporti pubblici nelle città, incentivandone di riflesso l’utilizzo.

Solo nel primo anno di attivazione del servizio in Cina, i risparmi in termini di inquinamento, energia ed emissioni climalteranti sono stati equivalenti all’eliminazione di 170.000 veicoli dalle strade.


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2 risposte a “L’Economia Circolare, questa sconosciuta

  1. di sicuro comincerà all’esaurirsi delle materie prime, quindi dovrebbe passare ancora molta acqua sotto i ponti, siccità permettendo.

  2. Acqua sotto ai ponti ne passa sempre meno causa siccità. L’acqua è la prima delle materie prime e la sua disponibilità si sta esaurendo…i tempi saranno accelerati.

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