Ancora due giorni per salvare il suolo

Prendiamo la carta d’identità e staniamo i sostenitori del partito “Asfalto che ride”.

Di Dario Faccini

Raccolta firme online presso la Commissione Europea per proporre una Direttiva di difesa del suolo (serve un documento d’identità).

Abbiamo leggi su tutto.

Vogliamo proteggerci da tutto.

A volte a livelli ridicoli e impossibili, come ad esempio vietando la professione di “ciarlatano” ma permettendo la creazione di “albi di maghi”.

Poi scopriamo che il suolo, il capitale collettivo più importante e più degradato in Italia, non ha una legge efficace che lo protegga. L’unica proposta è incagliata da tre anni al Parlamento (ha passato solo la Camera).

Peggio, a livello statistico sono solo 4 anni che lo Stato sta tenendo traccia della velocità con cui stiamo distruggendo il suolo.

Eppure il suolo è la matrice da cui traiamo il cibo, che trattiene e purifica la nostra acqua (e aria!), che mitiga gli effetti di frane e alluvioni, che sfruttiamo economicamente per una infinità di usi (con un marketing piuttosto efficace all’estero).

Se in Italia l’unica legge di protezione dal consumo di suolo è incagliata, nell’Unione Europea la situazione è forse ancor più paradossale, visto che il consumo di suolo è uno dei fattori che incide di più sui cambiamenti climatici che la UE è impegnata a contrastare: opposizioni trasversali hanno sinora bloccato ogni tentativo di creare una direttiva vincolante per i singoli stati.

Ora però, la speranza viene proprio dall’Unione Europea.

Esiste infatti quella che si chiama “Iniziativa dei cittadini europei“, la possibilità per i singoli cittadini di raccogliere un milione di firme e proporre alla Commissione Europea di legiferare su uno dei temi in cui ha competenza.

Un anno fa, proprio per aggirare il Parlamento della Repubblica Italiana, è partita quindi  “Salva il suolo” , una raccolta di firme online sostenuta da 90.000 euro donati da Fondazione Cariplo e Legambiente. L’iniziativa, regolarmente registrata sul sito delle Commissione Europea, avrà successo soltanto se oltre al milione di firme in tutta la UE, in almeno 7 stati membri venga superata una soglia minima di firme che per l’Italia è fissata a 54750.

La raccolta firme finirà alla mezzanotte di martedì 12 settembre 2017. Pur non essendo uno strumento vincolante per far legiferare la Commissione Europea, in caso di successo dell’iniziativa, la commissione sarà obbligata a discutere l’opportunità di dotarsi di una direttiva sul suolo e a rispondere formalmente di fronte gli organizzatori. Un rifiuto a legiferare sarebbe piuttosto complicato per la Commissione, perché in contrasto con gli impegni presi a Parigi sul Clima e alla storica politica europea in materia di protezione ambientale. E anche nell’improbabile caso peggiore, avremmo almeno la soddisfazione di vedere i volti dei sostenitori nella Commissione del partito “Asfalto che ride” di pravettoniana memoria.

Questa iniziativa è una possibilità concreta.

Ecco perché è doveroso firmarla e divulgarla in queste ultime ore.

Raccolta firme online presso la Commissione Europea per proporre una Direttiva di difesa del suolo (serve un documento d’identità).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 risposte a “Ancora due giorni per salvare il suolo

  1. Gli argomenti che riguardano il “suolo” ed i problemi correlati sono tanti.

    Peccato che in questo caso si evochino collegamenti con l’assurda iniziativa della CoP21 di Parigi ed i fuorvianti gravosi impegni che serviranno solo a dilapidare unì’enormità di risorse per inseguire fuorvianti teorie, anzichè dedicare tempo e risorse ad affrontare i veri problemi dell’umanità.

  2. mi piacerebbe sapere quali sono i veri problemi dell’umanità che non cita Rinaldo. Comunque di sicuro la loro soluzione farebbe girare molto più soldi nelle tasche dei soliti noti e consumerebbe forse anche più risorse. La mia firma al primo tentativo è andata fallita, perchè non mi è comparso il tasto “invia” dopo quello di “robot”. Che sianop i soliti tentativi di depistaggio dei vari Rinaldi? Ovviamente altri Rinaldi, non questo di assocarboni.

  3. A dire il vero Ispra fornisce dati sufficientemente attendibili circa il consumo di suolo almeno a partire dagli anni ’50. E non è una buona notizia, viste le cifre in gioco. Ci sono stati affinamenti statistici negli ultimi due decenni, ma non sono i dettagli a cambiare il quadro.

    La cosa più sorprendente è la linearità del fenomeno: non c’è crisi che sia in grado di alterarne la dinamica. Il Paese può anche essere in bancarotta, ma ogni anno verrà divorata la medesima quantità di buona terra. E’ un fatto che mi ha sempre meravigliato, e che fatico a spiegarmi.

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