La sindrome del “parabrezza pulito”

Una perdita del 75%. Se fosse il bilancio di una Banca avremmo già stanziato miliardi per il salvataggio. Se fosse una teoria del complotto come le scie chimiche ci sarebbero già state interrogazioni parlamentari.

Ma siccome è più grave e davanti agli occhi di tutti, nessuno ne parla e nessuno fa niente.

Di Dario Faccini

Alzi la mano chi nella sua vita è stato costretto controvoglia a ripulire un parabrezza d’auto pieno di insetti spiaccicati. Bene.

Ora proviamo a ricordare l’ultima volta che lo abbiamo fatto.

Già, non è così facile. Per me ad esempio è stato un paio di “auto” fa.

Verrebbe da pensare che sia dovuto ad auto sempre più aerodinamiche. Invece no, la causa principale è un’altra: gli insetti stanno scomparendo.

Dall’America all’Europa, per gli entomologi il problema è così grave da averlo ribattezzato “il fenomeno del parabrezza“.

 

L’ULTIMA CONFERMA

La scomparsa degli insetti è tornata alla ribalta in questi giorni, grazie ad un’importante studio tedesco appena pubblicato su PLOS ONE. La novità di questo articolo sta nel fatto che normalmente non ci sono dati storici, ma stime, sullo stato delle popolazioni di insetti, perché il campionamento e l’identificazione implica grandi quantità di lavoro manuale svolto da esperti per molti anni. Lo studio tedesco si basa invece su dati reali, faticosamente raccolti da decine di naturalisti amatoriali in 63 riserve naturali della Germania negli ultimi 27 anni.

Esempi del lavoro svolto dai naturalisti amatoriali tedeschi nello studio citato. A sinistra: esempio di trappola tipo “Malaise” utilizzata per il campionamento degli insetti volanti in una riserva naturale. A destra: collezione degli insetti.

 

L’abstract dell’articolo è tutto un programma:

La nostra analisi della biomassa degli insetti volanti, stima un calo stagionale del 76% e una diminuzione a metà estate dell’82%, durante i 27 anni di studio. Mostriamo che questo declino è evidente a prescindere dal tipo di habitat, mentre i cambiamenti meteorologici, nell’uso del suolo e nelle caratteristiche dell’habitat non possono spiegare questo declino complessivo. Questa perdita sinora non riconosciuta della biomassa degli insetti deve essere presa in considerazione quando si valutano la diminuzione di abbondanza delle specie che dipendono dagli insetti come fonte alimentare e la funzionalità degli ecosistemi in Europa.

Andamento stagionale medio della cattura di insetti volanti nello studio tedesco citato. Rielaborazione del Guardian.

 

L’aspetto veramente preoccupante è che un calo così devastante sia stato registrato proprio nelle riserve naturali in cui l’interferenza dell’uomo è minima. L’ipotesi più probabile è che gli insetti volanti muoiano quando lasciano la riserva, perché, come ha detto il prof. Dave Goulson della Sussex University, UK:

“La campagna agricola ha poco da offrire per qualsiasi creatura selvatica[…] Ma le cause della loro morte sono un dibattito aperto. Potrebbe essere semplicemente che non ci sia cibo o potrebbe essere l’esposizione a pesticidi chimici o una combinazione dei due “.

NON SOLO GERMANIA, NON SOLO INSETTI

Ci sono almeno quattro aspetti che rendono grave questa notizia.

Innanzitutto, la scomparsa degli insetti non è limitata alla Germania.  Ne avevamo già parlato nel 2013 e successivamente uno studio pubblicato su Science del 2014, dal titolo suggestivo “Defaunazione nell’Antropocene” ha ridefinito il quadro della situazione a livello globale. Di tutte le specie di invertebrati di cui è disponibile una tendenza documentata dall’IUCN, il 33% è in declino, con grandi variazioni tra i vari ordini (riquadro A della figura seguente), il Regno Unito è in questo un esempio calzante (riquadro B). L’indice globale di abbondanza di 452 specie di invertebrati mostra un calo consistente dal 1970, se si esclude l’ordine dei Lepidotteri (molto ben studiato), per gli altri invertebrati il declino è del 75% (riquadro C).

Dirzo et Al, Defaunation in the Anthropocene, Science 2014

 

In secondo luogo non stanno scomparendo solo gli insetti, ma anche gli altri animali. Lo stesso studio mostra come in media ogni specie di vertebrati abbia perso il 28% della popolazione negli ultimi 40 anni.

Gli anfibi sono particolarmente suscettibili, ben il 41% delle specie sono considerate a minaccia di estinzione perché dagli anni 80 sono attaccati su scala globale da una varietà di  fungo patogeno che li uccide in poche settimane. Il fungo cambia persino il comportamento dei maschi, che diventano più attivi nel richiamare le femmine nel periodo degli accoppiamenti (e per questo vengono chiamati “sexy zombies”). Le cause per una diffusione così rapida e su così grande scala non sono ancora completamente certe. Due ipotesi, entrambe suffragate da studi, sono emerse: la prima suppone che il patogeno fosse già ubiquitario e sia diventato più letale grazie a modifiche ambientali (pesticidi, cambiamento climatico, cambiamenti nell’uso del suolo); l’altra individua la causa principale nella dispersione del patogeno dalle aree in cui è storicamente endemico ad altre in cui le popolazioni di anfibi non si erano ancora adattate e non avevano sviluppato una resistenza, tra gli imputati c’è la commercializzazione su scala globale di anfibi selvatici. Entrambe le ipotesi probabilmente sono vere. E per entrambe la responsabilità dell’Uomo è evidente.

In terzo luogo, la riduzione della popolazione di una specie, oltre che renderla suscettibile all’estinzione, impedisce che possa svolgere tutta una serie di servizi per l’ecosistema in cui è integrata. Per dare un’idea, una vecchia stima del 2006 ha calcolato il valore economico dei soli insetti selvatici, solo negli USA e solo per i quattro servizi ecosistemici di cui erano disponibili dati (interramento dei letami, controllo delle malattie, impollinazione e nutrimento per la fauna selvatica) fornendo una valore di 57 miliardi di dollari. Non male per una stima largamente per difetto.

Infine, la riduzione e/o scomparsa di una specie non rappresenta solo una perdita in sé, un danno localizzato per la mancanza di un attore che svolga alcune funzioni nell’ecosistema. Nel complesso sistema di interazioni che governa la biosfera, una specie con popolazione ridotta o assente crea un disturbo che si riflette a catena su tutte le altre specie con cui è collegata, a volte con risultati imprevedibili. Così capita che alcuni passeriformi scompaiano dalle nostre campagne sia per mancanza di insetti con cui alimentarsi, sia per l’accertato impatto che hanno i pesticidi che si accumulano nella loro catena alimentare.

CONCLUSIONI

Presa singolarmente, ogni minaccia alla biodiversità globale può essere superata dalla Biosfera, grazie ai suoi i meccanismi interni di resilienza ed evoluzione.

Il problema, è bene ricordarlo, non è per il pianeta e la sua Biosfera.

Il problema è per quei  7,5 miliardi di esemplari della specie Homo che su questo pianeta ci abitano, e che ogni giorno devono almeno mangiare, bere, respirare, riscaldarsi, difendersi da malattie, spostarsi e consumare una certa quota delle risorse rinnovabili, e non, che il pianeta stesso mette gratuitamente a disposizione.

Il problema è la contemporaneità con cui si stanno verificando questa come altre crisi: i cambiamenti climatici, la perdita di suolo e di habitat, l’acidificazione degli oceani, l’alterazioni dei cicli dei nutrienti, la sovrappopolazione, la mancanza di acqua dolce, l’accesso a flussi in crescita di risorse non rinnovabili in rapida degradazione.

Troppi problemi che stanno crescendo tutti insieme. Troppo interconnessi per sperare di risolverli singolarmente. Troppo poco tempo a disposizione. Troppa poca voglia di farlo seriamente.

La sindrome del parabrezza pulito è solo uno dei sintomi di questo pianeta malato.

Il colpevole ha ancora il volante in mano.

 

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8 risposte a “La sindrome del “parabrezza pulito”

  1. Unica speranza: il collasso della civiltà industriale. Dalle mail di un mio amico canadese: “If there is not an economic collapse soon, something terrible is going to happen”.

  2. Ci si ostina a vedere l’uomo come qualcosa di esterno alla natura e agli altri animali. Potrebbe essere corretto se i politici avessero la forza e la voglia e la lungimiranza di controllare e preservare l’ambiente. Ma poiché non è così, l’uomo va visto come uno dei tanti animali che vive sulla Terra e che pensa alla sua sopravvivenza e basta. E quindi si può applicare il classico modello preda-predatore di Lotka-Volterra, che prevede a breve un crollo verticale delle presenze umane e conseguentemente un innalzamento di quelle non umane. Solo dopo il numero di umani potrà tornare a crescere. E così via ciclicamente.

  3. Contare gli insetti sul parabrezza mi sembra assai poco scientifico.
    Il fatto che si spiaccichino dipende da tanti fattori, nei periodi/zone a rischio mi mantengo sottto i 65km/h per evitare di dover pulire il parabrezza.

    Quest’estate c’erano pochissimi insetti, era evidente! Ma forse la prima causa era la siccità, (figlia del GWA) infatti appena è tornata un po’ di umidità sono esplosi ed a settembre/ottobre ne abbiamo avuti un enormità.

    • Se ha dei dubbi le consiglio di leggere gli articoli linkati

    • non è solo il parabrezza, ma le rilevazioni degli entomologi. Comunque anch’io non vedo più da anni le puzzole riempirmi la soffitta all’arrivo del freddo e coprirsi di ragnetti appena nati le colonne della terrazza.

  4. Ho perplessità solo la tecnica del parabrezza.
    La carenza di insetti è evidente tanto che rischiamo di dover impollinare a mano come i cinesi.

  5. Lo studio conferma purtroppo le osservazioni dilettantesche compiute su un esiguo numero di siti dal 1994 al 2015 per le libellule; il declino osservato sia riguardo gli individui che le specie, da me attribuito a fattori contingenti: l’alluvione del 2000, i lavori di ripristino, l’irrorazione di pesticidi per la lotta alle zanzare nei siti osservati, trovano una tragica e più strutturale conferma dallo studio citato. Impressionante.

    • Io vedo che le rondini sono diventate animali rari…

      (ironico) Le libellule!? Perché oltre le mosche e le zanzare in Italia ci sono altre razze di insetti?

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