Vi spiego il “Picco per Capre”

…i problemi sono così tanti, così profondi e interessano così tanto tutti che è un delitto non cercare di spiegarli.

Di Luca Pardi

Qualche anno fa incontrai, dopo molti anni, Jacopo Simonetta. Molti anni? Si, molti, davvero molti. L’ultima volta che ci eravamo visti avremo avuto undici anni, oggi ne abbiamo sessanta.

Dopo aver letto qualche suo bell’intervento sul blog di Ugo Bardi, lo contattai e ci incontrammo in Piazza Romana a Firenze, e chiacchierando degli ultimi cinquant’anni mangiammo un panino con il lampredotto seduti su una panchina del parco delle Scuderie dei Medici, oggi Istituto d’Arte. Ci salutammo e promettemmo di rivederci.

Jacopo è un ecologo, io sono un chimico, ma ci accomunano varie cose. La prima è che siamo ambedue figli di zoologi, per cui abbiamo succhiato le scienze naturali con il latte. Poi lui ha seguito le orme del padre studiando Scienze Naturali e diventando un’ecologo praticante, io invece ho, come si dice, dirazzato, senza perdere però la biofilia e l’interesse per il mondo naturale che mi ha passato mio padre.

La seconda volta che ci vedemmo Jacopo, che è un rompipalle di prima grandezza, mi propose di scrivere un libro di divulgazione che fosse davvero divulgativo, e che raccogliesse un po’ tutto quello che sappiamo sulla situazione globale in termini ambientali, economici, ed energetici. Eravamo nel 2014 ed a quel punto eravamo ambedue arrivati alla conclusione che un rientro dolce dell’umanità al di sotto della capacità di carico del pianeta fosse impossibile. Lui aveva l’ambizione di scrivere un libro adatto a tutti. A tutti quelli, almeno, che avessero intenzione e voglia di capire, ma, per motivi diversi, non ne avessero gli strumenti. Non per mancanza di intelligenza, ma per mancanza di cultura. Quelli che lui chiamava “le capre”. Persone a cui non si può, ad esempio, spiegare il picco delle risorse non rinnovabili spiegando che il picco è semplicemente la derivata prima rispetto al tempo della curva di produzione cumulativa, e che quest’ultima è una sigmoide detta “logistica”. Con questo linguaggio non si parla con nessuno. Ma anche un linguaggio meno tecnico ha spesso il difetto di non essere comprensibile alla maggior parte delle persone che non hanno una cultura scientifica ed anzi spesso si determina un rifiuto. Così molte persone potenzialmente interessate non hanno occasione di capire meglio i problemi. E i problemi sono così tanti, così profondi e interessano così tanto tutti che è un delitto non cercare di spiegarli.

Per far questo si deve essere un po’ tuttologi ed è difficile essere tuttologi da soli così abbiamo deciso di lavorare in due, usando un certo numero di amici come capre sperimentali, ed altri amici colti per evitare errori grossolani. Eravamo particolarmente preoccupati per la parte concernente l’economia e quella relativa al clima. Così appoggiandoci ad amici esperti di questi settori abbiamo lavorato a rendere sempre più semplice il difficile argomento della triplice crisi, ecologica- energetica- economica, che stiamo vivendo e di cui la maggior parte delle persone ha una percezione incompleta, fermandosi spesso ad una delle tre componenti, nella maggior parte dei casi l’ultima, l’economia, qualche volta alla prima, l’ecologia, ma solo quando avvengono eventi straordinari e senza vedere lo stillicidio di piccole catastrofi che si verificano ogni giorno, e raramente al tema dell’energia che è invece centrale e fa, in un certo senso, il termine di contatto fra crisi ecologica e crisi economica. Il lavoro è stato faticoso, ma risultato è stato soddisfacente. Pensiamo di aver fatto una cosa che può essere utile. Forse non siamo stati in grado di dare molte indicazioni sul “che fare”, ma intanto per decidere del nostro futuro è essenziale capire per non restare paralizzati. La risposta, noi pensiamo, non può essere individuale per cui più persone iniziano a riflettere sulla possibile fine della civiltà industriale basata sulla crescita dell’economia e la distruzione degli ecosistemi, meglio sarà. Ci sono molte cose da fare, invece di far finta di nulla fingendo che basti qualche accorgimento tecnologico per sistemare tutto o essere presi dallo sconforto per l’imminente catastrofe.

Il “Picco per capre” spiega come il picco di tutto, del petrolio e dell’energia in generale, dei minerali, dell’acqua, e gli effetti ecologici di due secoli e mezzo di espansione quasi ininterrotta della nostra specie e delle sue specie alleate, hanno portato ad una situazione insostenibile a cui si deve metter mano immediatamente. Il cameo di questa faticosa opera è la prefazione di Luca Mercalli che ha inoltre corretto la parte sul clima e ha dato consigli importanti per rendere il testo più leggibile.

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