Il diritto che ci manca

Un appuntamento a Milano. Una dimenticanza durata 70 anni. La speranza di  riuscire a correggerla insieme.

Di Dario Faccini

Abbiamo il diritto all’educazione, alla salute, alla libertà di espressione. Abbiamo il diritto di professare la nostra religione, di riunirci ed eleggere i nostri rappresentanti, di viaggiare, lavorare, essere giudicati con obiettività per le nostre colpe.

Non ci siamo neppure dimenticati la proprietà di beni materiali, uno dei fondamenti della nostra cultura materiale.

Eppure il 10 Dicembre 1948 mentre veniva firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a nessuno dei delegati dell’Assemblea Generale dell’ONU venne il dubbio che nel grande traguardo per i diritti dell’uomo ci fosse una mancanza fondamentale, un vuoto che nei decenni a seguire avrebbe permesso la crescita inesorabile di una crisi mondiale senza precedenti nella storia.

Erano gli anni dei mutamenti storici dopo la seconda guerra mondiale, della paura del ripetersi di un conflitto su vasta scala e della scoperta degli orrori perpetrati dai nazionalismi. La parola d’ordine era  “mai più”. Da allora in poi, ogni essere umano doveva essere tutelato con diritti fondamentali assoluti e inviolabili, per garantirgli la massima libertà.

Non c’era spazio nella cultura dell’epoca per un concetto che inizierà ad affermarsi solo vent’anni dopo: ogni uomo contribuisce a consumare risorse, degradare l’ambiente e produrre rifiuti. Ogni uomo, suo malgrado, ruba uno spicchio di futuro, salute e libertà ai suoi figli. Deve esserci un limite ai diritti dell’uomo, per garantire che quei diritti possano essere goduti anche dalle generazioni successive. E’ il concetto di sostenibilità.

Ora forse i tempi sono maturi.

Quest’anno si festeggiano i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E’ il momento perfetto per completarla alla luce della crisi ecologica che sta investendo il pianeta.

Ecco perché:

Sabato 10 Febbraio 2018

a Milano, presso la sede di Legambiente di Via Vida, 7

dalle ore 15 alle ore 17

si terrà la presentazione alla stampa del progetto Environment First, un percorso nato da associazioni locali con baricentro a Cremona[1] per modificare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Hanno già aderito molte piccole e grandi associazioni del mondo scientifico ed ambientale Italiano, tra cui:  ASPO Italia che ha contribuito sin dalle fasi iniziali,  Energia per l’Italia (condotta dall’emerito Prof. Vincenzo Balzani),  ISDE Italia –Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Società Meteorologica Italiana (presieduta dal dott. Luca Mercalli).

L’evento è aperto al pubblico.

Una prima bozza della proposta, che sarà ancora soggetta a modifiche, è disponibile sul sito di ASPO Italia.

Siamo consapevoli che un successo non cambierà niente a livello pratico. Ma continuare ad escludere un diritto così fondamentale rappresenta una grave mancanza ed il momento giusto per eliminarla è proprio adesso.

Note

[1] Il “Comitato organizzatore” è costituito da un gruppo di Associazioni Locali: Circolo culturale “AmbienteScienze” e Gruppo di lavoro “RiambientiAMOci” di Cremona, “Cittadini per l’aria” di Milano, ”Ecoistituto della Valle del Ticino” di Cuggiono, “Ambiente e Sviluppo” di Mantova, “A.D.A. – Associazione donne ambientaliste” di Parma, “Palm Green Pallet” di Viadana e “Italia Nostra” Toscana (con sede a Firenze). Queste hanno chiesto ad alcuni soggetti del mondo scientifico operante in diversi campi della conoscenza di costituirsi a loro volta in “Comitato promotore” del progetto “Environment first” con l’obiettivo di presentare, come suo primo obiettivo, un Appello alla 73ª Assemblea generale dell’ONU perché approvi la modifica alla “Dichiarazione Universale” nel senso indicato. I più sentiti ringraziamenti per avere risposto positivamente vanno: al dott. Luca Pardi per ASPO Italia, all’emerito Prof. Vincenzo Balzani per  Energia per l’Italia, il gruppo di docenti dell’Università di Bologna e di ricercatori del Cnr, al dott. Roberto Romizi per ISDE Italia –Medici per l’Ambiente, al dott. Oreste Rutigliano per “Italia Nostra”, al dott. Edoardo Zanchini per Legambiente, al dott. Luca Mercalli per la “Società Meteorologica Italiana”.

Annunci

2 risposte a “Il diritto che ci manca

  1. prima il dovere, poi il piacere o i diritti.
    RAGIONARE DI DIRITTI, SENZA AVER PRIMA STABILITO I DOVERI GIUSTI E AVER CONTROLLATO CHE SIANO RISPETTATI, SI CHIAMA ANARCHIA , CHE PORTA MORTE, PAURA E MALATTIA.

  2. “Shale è una festa di pensionamento per l’industria petrolifera”. È stata una prodezza impressionante e aveva tutto a che fare con mondo facoltativo della realtà della finanza bizarro emerso dal disastro della Grande crisi finanziaria del 2008. da peakoil.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...