Quando raggiungeremo il picco globale dopo quello del petrolio convenzionale?

Questa è una rappresentazione, che sicuramente già conoscete, dell’insieme di tutti i liquidi combustibili che alimentano la civiltà industriale e, in particolare ed in modo prevalente, il suo sistema dei trasporti.

liquids

Secondo l’IEA (International Energy Agency) la produzione dell’insieme di tutti questi liquidi (All Liquids) ha superato in agosto il livello di 100 milioni di barili al giorno (Mb/d). Fra tutti questi liquidi la frazione più importante sia come peso specifico che come varietà di applicazioni è quella del petrolio. Il petrolio che dopo il passaggio in raffineria da luogo a tutti i prodotti petroliferi che generalmente si usano nei motori a combustione interna. Un articolo su Crude Oil Peak descrive la situazione globale della produzione petrolifera dal 2005 ad oggi. Considerandolo utile lo riproponiamo qui sotto, più o meno liberamente tradotto in italiano. In questo articolo il termine crude corrisponde alla categoria di tutto il petrolio (all oil) della figura riportata sopra, cioè somma di convenzionale e non convenzionale, esclusi NGL e condensato.

Cosa è successo alla produzione di greggio dopo il primo picco del 2005?

L’IEA (a Parigi) ha annunciato con orgoglio, nel suo ultimo Rapporto Mensile sul Mercato Petrolifero (Monthly Oil Market Report) del settembre 2018, che le forniture globali (di tutti i liquidi) hanno raggiunto i 100 Mb/d (Milioni di barili per die) in agosto, un risultato impressionante. Ciò che conta, tuttavia, è la produzione di petrolio greggio, qualcosa che l’IEA non mostra nei suoi rapporti mensili (viene fornita solo la produzione di petrolio greggio dell’OPEC). Pertanto consideriamo i dati dell’EIA (Energy Information Agency: l’agenzia del governo degli Stati Uniti che elabora le statistiche energetiche globali e nazionali per il Ministero dell’Energia. NdT) che arriva fino al maggio 2018 al momento della scrittura di questo articolo.

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Figura 1. Produzione di greggio e prezzo del Brent.

Come mostrato in figura 1, è chiaro che la produzione mondiale di greggio ha avuto un variazione distinguibile di pendenza intorno intorno al 2005, che somigliava ad un picco al momento della crisi finanziaria del 2008/09. Cosa è successo da allora? Quanto è stato efficace il ricorso alla creazione di denaro per salvare il sistema della produzione petrolifera? (Ci si riferisce al famoso Quantitative Easing ed alle politiche di espansione monetaria operate dalla Federal Reserve nelle more della crisi finanziaria. NdT)

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Figura 2. Variazione della produzione di greggio 2005-2018 per paese.

In figura 1, i paesi produttori sono sovrapposti nell’ordine indicato in figura 2, dove a sinistra abbiamo i paesi che sono in declino produttivo dal 2005 (colonne rosse: gruppo A) e a destra i paesi che hanno aumentato la produzione dopo il 2005 (colonne verdi: gruppo B).

Gruppo A (figura 3).
Paesi in cui la produzione media di petrolio gennaio-maggio 2018 era inferiore alla media del 2005 (figura 3). In fondo c’è il Messico con il più alto tasso di declino. Questo gruppo ha iniziato a raggiungere il picco nel 1997, entrando in un plateau di produzione lungo e accidentato a circa 25 Mb/d, che è finito – avete indovinato – nel 2005. Il totale di questi paesi è sceso a 16 milioni di barili al giorno, un calo di 700 mila barili al giorno (-2,8% annuo).

figura 3

Figura 3. Gruppo A

Gruppo B.
Paesi in cui la produzione media di petrolio da gennaio a maggio 2018 è stata superiore alla media del 2005. In cima allo stack ci sono l’Iraq e gli Stati Uniti, dove la crescita è stata più alta. Il Gruppo B ha compensato il declino del gruppo A e procurato l’offerta per la crescita al di sopra della linea tratteggiata rossa in Fig 1.
I dati del 2018 non sono stati aggiustati a livello stagionale.
Nel gruppo B abbiamo un sottogruppo di paesi che ha raggiunto il picco dopo il 2005 (figura 4).

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Figura 4. Paesi del gruppo B che hanno superato il picco dopo il 2005.

Un livello di produzione superiore a 7 Mb/d è durato per 6 anni tra il 2010 e il 2016. La media era di 7,1 Mb/d, circa +1,8 Mb/d in più rispetto al 2005. Un altro paese in questo sottogruppo è la Cina (figura 5), qui mostrato separatamente a causa della sua importanza e delle conseguenze.

figura 5

Figura 5. La produzione di greggio in Cina ha superato il picco nel giugno 2015.

Nei primi 5 mesi del 2018, la produzione di greggio della Cina era di appena 150 kb/d (e in declino. NdT)) in più rispetto a quella del
2005. Quindi la Cina scivolerà presto nel gruppo A.

La linea tratteggiata in figura 6 è il livello di produzione del 2005 di 18,8 Mb/d. Il declino produttivo saudita tra 2005 e il 2007 ha contribuito all’aumento dei prezzi del petrolio nel 2007, provocando la recessione degli Stati Uniti. La produzione nel 2018 finora era di appena 1,6 Mb/d in più rispetto al 2005.

figura 6

Figura 6. Produzione di greggio in quattro paesi del Golfo Persico.

Per quanto riguarda la Russia si noti la variazione di pendenza della produzione nel 2005, figura 7.

figura 7

Figura 7. Produzione della Federazione Russa.

Nel 2018 la produzione del Brasile è circa 1 Mb/d al di sopra della produzione nel 2005 e in declino da 1 anno (figura 8).

figura 8

Figura 8. Produzione del Brasile.

Il Canada invece ha una produzione di 1,8 Mb/d superiore a quella del 2005 (figura 9). Si vede la grave perturbazione della produzione di petrolio dalle sabbie bituminose, determinata nel 2016 dall’incendio di Fort McMurray.

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Figura 9. Produzione canadese.

Si noti che il climatologo della NASA James Hansen nota che lo sfruttamento delle sabbie bituminose renderanno il riscaldamento globale un problema irresolubile (figura 10).

figura 10

Figura 10. Emissioni stimate delle risorse non convenzionali.

La crescita della produzione negli Stati Uniti grazie al boom dello shale oil nel 2010-2011 è cosa nota (figura 11).

figura 11

Figure 10. Produzione USA

L’Iraq era ed è l’unico paese del Medio Oriente che produceva petrolio ad un tasso inferiore al suo potenziale. Innanzitutto a causa della guerra Iran-Iraq e in seguito a causa di sanzioni imposte a Saddam (e della prima e seconda guerra della coalizione internazionale nel 1990 e nel 2003. NdT). Quindi un aumento della produzione era atteso dopo la guerra in Iraq. Ma ci è voluto più del previsto. Ci sono infatti voluti 10 anni dopo il 2003 per tornare ai livelli ante guerra (figura 12).

figura 12

Figura 12. Produzione Iraq.

Un confronto della variazione del prezzo del petrolio nei periodi 2004-2008 e 2016- 2018 è riportato in figura 13.

figura 13

Figura 13.

La figura 14 è una curva cumulativa di Figura 2 con variazioni in ordine ascendente (da negativo a positivo). A sinistra, la produzione in declino dal gruppo A raggiunge i -9 Mb/d (colonna Ecuador). Quindi spostandoci a destra, i paesi con una produzione in crescita (rispetto al 2005) riducono il cumulativo (ancora negativo) finché il sistema non è in equilibrio (colonna relativa al Canada). Solo Iraq e gli Stati Uniti determinano la crescita.

figura 14

Figura 14.

Conclusione:
Supponendo che il bilanciamento tra paesi in declino e in crescita continui (dal Messico fino al Canada) l’intero sistema raggiungerà il picco quando i picchi degli scisti americani (nel bacino del Permian) a causa della geologia o di altri fattori e/o dalla mancanza di finanziamenti a causa prossimo crash del credito e quando in Iraq si scateneranno disordini sociali o altri scontri militari intorno alla regione petrolifera di Bassora. Vi sono ulteriori rischi dovuti alle continue interruzioni in Nigeria e Libia, a cali più drastici in Venezuela e all’impatto delle sanzioni sull’Iran.

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6 risposte a “Quando raggiungeremo il picco globale dopo quello del petrolio convenzionale?

  1. “Si noti che il climatologo della NASA James Hansen nota che lo sfruttamento delle sabbie bituminose renderanno il riscaldamento globale un problema irresolubile (figura 10).”
    Non è solo questione di EROEI e QE. I consumi stanno aumentando nei paesi in via di sviluppo (6 mld) e non si fermeranno certo con le guerre commerciali di Trump.

  2. Ragazzi le chiacchiere stanno a zero dopo 20 anni di al lupo al lupo di petrolio ce ne è ancora tanto e chissà quali modi per produrne tanto ne troveranno. I picchisti, e mi ci metto pure io, dovrebbero fare ammenda credo. Semmai il problema saranno le emissioni, sempre se non ci sbagliamo anche su quello

  3. Il problema è far capire che di lupi non ce n’è uno solo, ce ne sono molti, e sono tutti in vista. Quelle che facciamo qui non sono chiacchiere. Campbell e Laherrere, e ASPO, non hanno mai detto che il petrolio finiva. Hanno detto che finiva il petrolio a buon mercato, fatto che si è puntualmente verificato, tanto che dopo il 2005 il prezzo del barile oscilla fra il doppio e 7 volte il prezzo di fine secolo. L’evento è stato individuato come picco del convenzionale. ASPO ed altri picchisti ha già fatto ammenda per un fatto: il non aver previsto la reazione conservativa dell’industria petrolifera ed il successivo sviluppo della shale. La storia dirà se quella categoria di non convenzionale è anche economica oppure stiamo estraendo a debito, e in che misura lo stiamo facendo. Ciò che importa qui, è rilevare che le categorie di petrolio che hanno compensato il declino post picco del convenzionale (easy and cheap oil) sono più costose energeticamente ed economicamente. Essendo la domanda piuttosto rigida gli aumenti di prezzo non hanno determinato grosse riduzioni di quantità domandata neppure nei paesi sviluppati dove pure c’è stata una riduzione. Non sappiamo, e non abbiamo mai saputo, con esattezza il momento in cui avverrà il picco di tutti i liquidi.

  4. Ho dimenticato di ripetere che il picco del convenzionale ha avuto i suoi effetti economici soprattutto nei paesi sviluppati ed è, secondo me, il primo segnale palese dell’impatto del sistema economico globale con i limiti biofisici del pianeta.

    • forse è stata solo una manovra per spostare le produzioni industriali dove erano più convenienti, ma le guerre commerciali iniziate da Trump suonano una musica diversa.

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