Compagnie petrolifere: quanto sono utili

Scoperto un modo per misurare agevolmente l’efficienza “fisica” con cui una compagnia estrae gas e petrolio. 

Grazie ad ASPO Italia.

UNA SEMPLICE DIMENTICANZA…

Nel mondo folle della finanza, per una compagnia petrolifera si può misurare tutto, tranne quello che conta di più.

Così sappiamo tutto sul livello di redditività del capitale che viene investito, sulla capacità di far fronte a rischi improvvisi, sulle quote di mercato, sulle prospettive produttive nel breve periodo.

Ma provate a chiedere ad una compagnia petrolifera quanto è utile davvero alla collettività[1]. Ad esempio quanto “rende” l’energia che la compagnia sottrae alla società per investirla ed estrarre nuova energia.

Buio totale.

A prima vista non dovrebbe essere un risposta difficile rispetto ad altri indici calcolati dalle compagnie, basta dividere l’energia estratta per quella impiegata alla sua estrazione.  E’ il famoso EROI o EROEI (Energy Returned On Energy Invested)

E visto che stiamo parlando di fonti di energia destinate ad esaurirsi progressivamente, è normale attendersi che questa resa cali nel tempo, con il rischio concreto che senza segnali premonitori la società rimanga senza l’energia necessaria ad effettuare la transizione verso le rinnovabili.

Eppure nessuna compagnia petrolifera pubblica questa informazione fondamentale. Un esempio di amnesia industriale?

 

…ORA RISOLTA

Senza l’aiuto delle compagnie nel fornire i dati, soprattutto quello critico  dell’energia spesa, non è  possibile ricavare questa resa energetica.

Sinora.

Perché quattro ricercatori italiani (di cui tre soci di ASPO Italia) hanno trovato un modo. Sono stati Luciano Celi, Claudio Della Volpe, Luca Pardi e Stefano Siboni in un’articolo pubblicato su BioPhysical Economics and Resource Quality dal titolo “Un nuovo approccio per calcolare l’EROI delle compagnie”. Una sintesi in italiano dell’articolo, ad opera di Luciano Celi, è stata pubblicata sul sito di ASPO Italia.

L’idea alla base è semplice ed elegante: quasi tutte le compagnie attive nell’estrazione del petrolio e del gas ormai pubblicano dei Rapporti di Sostenibilità (Sustainability Reports) in cui dovrebbero essere indicate le emissioni di Biossido di Carbonio CO2 derivanti dalle attività della compagnia. Queste emissioni sono un proxy (un indicatore indiretto) dell’energia spesa dalla compagnia per estrarre (e a volte per trasportare e processare) il petrolio e il gas. Ogni unità di energia infatti emette una ben determinata quantità di CO2 in base ad un fattore di trasformazione stechiometrico. Quindi il CO2 emesso in una determinata attività è una buona stima dell’energia spesa in quell’attività.

Per quanto riguarda l’energia ottenuta, si può fare un discorso analogo ma inverso: le compagnie pubblicano già normalmente le unità fisiche del petrolio e gas estratte ogni anno ed esse possono essere trasformate stechiometricamente nel CO2 che produrranno una volta bruciate.

Una volta ottenuta sia l’energia prodotta che quella spesa sotto forma di CO2, si può calcolare l’EROI facendo il rapporto delle due [2].

Nel grafico seguente sono riportati gli EROI delle principali compagnie petrolifere per cui sono pubblicati dati sufficienti, ordinati per quantità decrescente di energia (petrolio + gas) estratta. L’area dei cerchi rappresenta appunto la quantità di energia estratta.

Grafico 1: EROI delle maggiori compagnie attive nel settore oil&gas, ordinati in base all’energia da esse estratta, rappresentata dall’area di ogni cerchio.

La prima osservazione è che la compagnia di stato saudita presenta una resa energetica molto elevata, superiore alle 50 volte. C’è da dire che questo è l’unico valore calcolato mediante l’intensità energetica perché la compagnia non fornisce il dato del CO2 emesso, ed è quindi riferito probabilmente sino alla “bocca di pozzo”, cioè non coinvolge le attività di trasporto e raffinazione[3]. In ogni modo è un valore così alto che si capisce quanto sia ancora facile estrarre il petrolio in Arabia Saudita.

Con un certo distacco troviamo la norvegese Statoil (ora Equinor) con un EROI di quasi 30, forse un poco favorito dall’uso di energia elettrica in buona parte rinnovabile, e la Kuwait Petroleum con quasi 20. Le altre compagnie hanno tutte un EROI inferiore a 14 (tranne la piccola PTT tailandese).

Le russe Gazprom e Rosneft hanno un EROI compreso tra 11 e 14, meno bene fa l’altra compagnia russa, la LUKoil, che non supera 6 probabilmente per l’ampia attività di raffinazione che svolge[3].

Tra le compagnie occidentali si attestano bene la francese Total e l’italiana ENI, entrambe con un EROI che supera 10.

Molto male fanno le compagnie cinesi Petrochina e Sinopec, rispettivamente con meno di 4 e meno di 2, ma probabilmente incidono anche qui le pesanti attività petrolchimiche e la rete di distribuzione al consumatore finale[3].

Alcune compagnie non sono riportate perché non pubblicano i dati (es. la cinese CNPC) o perché sono vecchi e incompleti (es. National Iranian Oil Company)

POCA TRANQUILLITA’

In conclusione, la resa energetica “media” delle compagnie non appare per niente confortante. Con valori che si attestano intorno a 10, è molto più bassa dei valori medi stimati a livello globale. Nel 2006 Hall riportava un valore di circa 18, mentre Brandt nel 2015 calcolava un valore di circa 30 per il solo petrolio.

Il pessimismo aumenta se si considera che questi EROI non fotografano le rese energetiche solo per il petrolio, ma anche per il gas, spesso indicato  come la fonte di energia che dovrebbe fungere da “ponte” tra le fonti fossili e le rinnovabili. In teoria la produzione di gas dovrebbe mascherare il declino nelle rese di petrolio, ma non sembra che stia accadendo.

Gli autori dell’articolo indicano la necessità di monitorare queste rese energetiche nel tempo per capire con quale velocità stiano calando.

Purtroppo, anche il tempo è ormai una risorsa scarsa.

 

Note

[1] Si potrebbe chiedere anche quanto è dannosa, ma proprio con i Sustainability Reports pubblicati dalle compagnie e l’indicazione riportata delle emissioni di CO2, si risponde a questa domanda.

[2] Non va dimenticato che l’EROI è un indice che può variare parecchio da autore ad autore, in base ai confini considerati del sistema, cioè alle attività che vengono incluse nel calcolo. Utilizzare un proxy chiaramente introduce ulteriori  incertezze, si veda ad esempio la nota successiva.

[3] Si osservi che non esiste uno standard per la pubblicazione del CO2 emesso da parte delle compagnie petrolifere. Quindi alcune compagnie possono pubblicare solo la quota emessa per portare il petrolio e il gas alla bocca di pozzo, mentre altre pubblicano anche la quota emessa in tutta la filiera successiva (trasporto, raffinazione, distribuzione). L’EROI delle prime risulta quindi più alto, mentre quello delle seconde più basso. Ove possibile nel grafico si è optato di riportare il dato omnicomprensivo (il più basso), è il caso di Rosneft, Shell, BP, Marathon Petroeum, PTT. In ogni caso si deve tener conto che le compagnie con attività spostate più sull’upstream avranno EROI superiori, mentre quelle con maggiori attività di downstream li avranno inferiori.

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Una risposta a “Compagnie petrolifere: quanto sono utili

  1. EROEI sotto 11 si reputa non più utile per mandare avanti questa società. Ci siamo quasi.

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