L’anima nera del Black Friday

Un buon motivo per boicottare il simbolo degli errori della nostra società.

Per sempre.

Di Dario Faccini

 

Oggi è la giornata delle contraddizioni.

 

FAR GIRARE L’ECONOMIA…

Da una parte si lusinga il consumismo più sfrenato: è il Black Friday, il miglior parto spontaneo del sogno americano, il giorno successivo al giovedì del ringraziamento.

Erano gli anni a cavallo del 1960, quelli del boom economico, quando si iniziò ad usare il termine “venerdì  nero”. Dapprima fu usato dai giornalisti per indicare la strana ondata di “malattie” che colpivano i lavoratori dipendenti proprio nel giorno del ponte festivo e nell’inizio della stagione degli acquisti natalizi. Successivamente fu il nome con cui venne chiamato dai poliziotti di Philadelphia, costretti a lavorare con turni di 12 ore per gestire le congestioni del traffico create dalla frenesia per lo shopping. Dagli USA il fenomeno è diventato globale, con una promozione pubblicitaria martellante sugli sconti e i “vantaggi per il consumatore” che ha fatto facilmente breccia anche in Italia.

Ricerce su google per il termine Black Friday nel 2018. Fonte: https://black-friday.global/it-it/

 

Come se non bastasse, negli ultimi anni è nata pure una seconda giornata dell’acquisto, dedicata agli articoli di elettronica: il Cyber Monday, il lunedì successivo al Black Friday. Pare che nel 2005 i siti di vendita online si siano accorti che i consumatori, non sazi degli acquisti del weekend, sfruttavano l’orario lavorativo del lunedì per comprare online ciò che non avevano trovato nei negozi.

 

…O FAR GIRARE UN MANIFESTO…

Ma oggi è anche una giornata di tanti scioperi. E a ragiona veduta.

Innanzitutto c’è il quarto globale sciopero per il clima, organizzato dai Friday For Future. Qualche gruppo locale l’ha ribattezzato il “Block Friday  per far capire…

…anche alle multinazionali, che sono fra le maggiori responsabili delle emissioni climalteranti, che è giunto il momento di mettere da parte il profitto di pochi e contribuire a rendere possibile un futuro sostenibile

E’ una posizione spontanea e legittima, che trova supporto nelle notizie che si susseguono giorno per giorno: l’acqua alta da record a Venezia, la dichiarazione di emergenza climatica della UE di ieri e gli ultimi studi sugli effetti a cascata del superamento dei punti di non ritorno.

Poi c’è la campagna Boycott Black Friday, portata avanti da vari brand dell’abbigliamento attenti alle tematiche ambientali. Ci informano che sono necessari 2700 litri di acqua per produrre il cotone necessario a fare una maglietta, che normalmente mettiamo un vestito solo 7 volte prima di buttarlo e che circa il 73% della produzione mondiale di abbigliamento finisce in discarica ogni anno. Le iniziative allora proposte da questi brand vanno dalla possibilità di acquistare capi prodotti da tessuti riciclati a far riparare vecchi vestiti, dal devolvere ad associazioni ambientaliste il doppio della spesa effettuata al piantare dieci alberi per ogni vestito acquistato.

 

…O FARE LA DIFFERENZA?

La protesta dei giovani è indirizzata alle responsabilità delle multinazionali. L’azione dei marchi di abbigliamento invece è indirizzata ad azioni mitigatrici.

Sono tutti sicuramente bei segnali. Ma manca qualcosa.

Manca il riconoscimento della causa.

Nessuno dice che se ci troviamo in mezzo a tante, troppe, crisi ambientali è proprio a causa del nostro modello di consumo. Che ogni prodotto non danneggia l’ambiente solo quando lo buttiamo e finisce in discarica, ha già provocato la maggior parte dei danni prima che lo vedessimo in uno scaffale di un negozio.

Qualsiasi sia il bene che compriamo, per essere prodotto ha consumato energia ed alterato il clima per l’estrazione o la produzione delle materie prime, il loro trasporto, la trasformazione, l’assemblaggio, il confezionamento.

Ha occupato suolo e mare, togliendoli agli ecosistemi naturali e alle specie che li abitavano.

Ha utilizzato acqua dolce, ridotto la disponibilità di cibo.

Ha inquinato l’aria, i fiumi, i mari ed il suolo.

E ha consumato per sempre giacimenti minerari concentrati, dono dell’incessante fatica dei processi geologici in decine di milioni di anni.

Quello che è diventato un diritto naturale, la libertà di comprare ciò che si vuole, è in realtà l’atto distruttivo finale di una specie che non comprende i limiti del pianeta in cui ha la fortuna di vivere.

Che un numero crescente di persone consumi non per necessità, ma per piacere o peggio, per compensare bisogni indotti è un dato di fatto.

Così com’è un dato di fatto che la foglia di fico della Green Economy da sola non servirà assolutamente a niente. Anzi, è l’alibi perfetto per continuare a devastare il sistema di supporto vitale della Terra, per non cambiare nulla.

L’unica speranza che abbiamo è scendere dalla folle giostra della crescita economica infinita. Consumare di meno, il giusto e vivere meglio.

Allora se vogliamo lanciare un messaggio in questa insulsa giornata di acquisti compulsivi, facciamolo con un boicottaggio non una tantum, ma permanente.

La parola magica è Sobrietà.

 

 

 

 

 

3 risposte a “L’anima nera del Black Friday

  1. Grazie Dario.
    Un ottimo post che mette insieme ed in fila le ovvietà che nessuno vuol dire apertamente, in special modo nel mondo dell’informazione generalista.
    Grazie ancora!

  2. Ho notato negli ultimi tempi che negli spot televisivi molte volte è presente un cane, anche quando il prodotto pubblicizzato non ha niente a vedere con i prodotti legati ai cani e agli altri animali da compagnia.
    Se si guarda il Rapporto Assalco – Zoomark 2019 si capisce il motivo:
    Dice il rapporto: “Nel 2018, il mercato dei prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia ha sviluppato un giro d’affari di 2.082 milioni di euro per un totale di 565.136 tonnellate vendute. Prosegue il trend positivo del mercato a valore con un incremento del fatturato del +1,5% rispetto allo scorso anno: il pet food si conferma un mercato in crescita a valore, con un tasso di
    sviluppo superiore a quello del Largo Consumo Confezionato che è stato pari a +0,1% nel 2018.”
    Poi dice ancora il Rapporto: …nel periodo 2015-2018, il mercato si è sviluppato con un tasso di crescita annuo composto pari a +2,7%
    a valore (+1,2% a valore il tasso del Largo Consumo Confezionato) e +0,9% a volume.”
    L’indirizzo al rapporto è il seguente https://www.assiteca.it/wp-content/uploads/2019/07/rapporto-assalco-zoomark-2019.pdf
    E’ necessario conoscere bene l’andamento dei consumi per indirizzare meglio le critiche. Bisogna ricordare inoltre che il consumo di alimenti è solamente una parte dei consumi che si sostengono per gli animali da compagnia.
    Cordiali saluti

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