Una necessaria presa d’atto

Qualche giorno fa il Wall Street Journal parlava di oro, si cammina verso il suo picco.

Lo scettico chiede: perché molte risorse dovrebbero esaurirsi, o raggiungere il picco, proprio tutte in questo momento storico?

Di Luca Pardi

Qualche giorno fa il Wall Street Journal parlava di oro. La domanda del bene rifugio per eccellenza è alta e quindi i prezzi sono cresciuti molto. Di questo le società minerarie hanno approfittato, ma si trovano di fronte ad un aumento dei costi di estrazione nel presente e a progetti più complessi, e costosi in futuro. In poche parole si cammina verso il Picco dell’Oro. L’aumento dei costi monetari di estrazione per le risorse minerarie corrisponde e dipende da un aumento dell’energia spesa per unità di massa estratta. Per chi studia il fenomeno dell’esaurimento delle risorse non è una sorpresa.

Anni fa un amico, di fronte alla mia insistenza sul picco del petrolio, del gas, dei fosfati e di altri minerali e risorse strategiche, ostentava un certo scetticismo. Il suo ragionamento era il seguente: va bene, può anche convincermi il fatto che si arrivi ad un limite fisico di una risorsa non rinnovabile, ma perché dovrebbero esaurirsi, o raggiungere il picco, proprio tutte in questo momento storico?

Come sempre gli scettici fanno domande più che dare risposte, e spesso sembrano anche intelligenti proprio perché fanno domande. In questo caso però lo scettico era semplicemente superficiale.

La risposta alla sua domanda è semplice.

Le risorse non rinnovabili nel loro complesso stanno raggiungendo il loro limite fisico in questo momento storico, diciamo in questo secolo, perché non siamo mai stati 7- 8 miliardi di persone che attingono senza sosta e in quantità crescenti ai giacimenti che madre natura ha creato in milioni, centinaia di milioni, a volte miliardi, di anni. Lo scettico non coglie l’eccezionalità dell’espansione del capitalismo industriale che con il suo sempre crescente appetito ha moltiplicato sia il numero di consumatori che i produttori/estrattori. La questione non è più quanti secoli potrà durare questa dinamica ma quanti lustri o al massimo decenni.

È chiaro che si dovrà prendere atto del fatto che ci sono dei limiti bio-fisici alle attività umane, sia per il consumo di risorse non rinnovabili come i minerali, sia per il consumo di risorse rinnovabili come l’acqua, il legname e il suolo fertile (che consumiamo con i metodi dell’agricoltura industriale). Limiti biofisici che riguardano anche la capacità dell’ambiente di assorbire e depurare i cascami dell’attività umana.

Più si ritarda a prenderne atto e a mettere in campo politiche adeguate, più grave, potenzialmente catastrofico, sarà l’esito della crisi in atto. Qui lo scetticismo tonto e superficiale dei generatori di domande non funziona più.

Anche le zoonosi (malattie che passano dagli animali all’uomo) come la COVID19, dovuta a un virus (il SARS-CoV-2) presumibilmente passato da una specie di pipistrelli all’uomo tramite un ospite intermedio, sono una conseguenza dell’invasione umana di nicche e micronicchie ecologiche poco frequentate prima e dell’attività frenetica del mercato nel mescolare agenti patogeni di ogni tipo insieme alle merci e agli uomini. Se non organizzeremo una ritirata lasciando una parte della Terra (Edward O. Wilson suggeriva metà della Terra) alle altre specie, se non troveremo un modo organizzato di ridurre impatto e consumi, sarà la natura a fare il lavoro.

Va da sé che si possono immaginare modi che sono socialmente perfettamente ingiusti di organizzare la transizione ad una nuova e inedita sostenibilità ambientale di Homo sapiens e modi che lo sono meno o non lo sono affatto. In pratica, anche la presa d’atto del problema ambientale lascia spazio ai conflitti sociali e politici. Per il momento siamo ancora al passaggio precedente.

Siamo divisi fra chi ha preso atto dell’overshoot ecologico e chi invece no.

Purtroppo, la maggioranza appartiene a questa seconda categoria.

 

45 risposte a “Una necessaria presa d’atto

  1. Quello che scrive è semplicemente ovvio. E ovvio che niente cambierà malgrado le catastrofi in atto. Non cambierà perché non cambierà la natura umana, che è quella del predatore senza scrupoli a 360 gradi.

  2. Chiaro e comprensibile a tutti ………..gli uomini di bona volontà .
    Questi argomenti e ragionamenti, vitali se si pensasse davvero a un futuro sostenibile, andrebbero diffusi e ripetuti ovunque ma , ahimè, non credo troverebbero ne luoghi ospitali ne ascolto attento .
    Grazie e buona giornata

  3. il PO avvenuto nel nov 2018 sta già cominciando a cambiare qualcosina: consumi benzina -17,5% mese giugno 2020 su 2019, avio -83,9%, gasolio -12,1%, GPL -7,7%, lubrificanti -7,8% . Spero solo che il cambiamento non diventi un collasso disastroso in poco tempo, ma che venga gestito sapientemente. In fondo per soddisfare le esigenze vitali degli abitanti di questo pianeta bastano circa 30 mbd di petrolio e prima di arrivare a questa miseria di estrazione ci vogliono dai 10 ai 20 anni, se ovviamente la depletion viene ben gestita.

  4. Non vorrei passare per il solito negazionista, ma qualche dubbio credo sia bene esprimerlo. Quando leggo o sento di questo argomento, mi vengono subito in mente le previsioni sbagliate del Rapporto Meadows degli anni ’70, oppure quelle di Paul Ehrlich e della sua diatriba con Simon, vinta da quest’ultimo, negli anni ’90. A parte questo vorrei sottolineare un paio di (potenziali) contraddizioni insite nel testo. La prima riguarda le recenti zoonosi, che spesso vengono attribuite alla cosiddetta “agro-zootecnia intensiva”, mentre è vero il contrario. Le ultime zoonosi (Covid-19 in primis) sono imputabili al permanere di pratiche agro-zootecniche ed alimentari “primitive” da parte di una popolazione in forte aumento. Solo un’intensificazione delle produzioni (possibile solo adottando soluzioni come OGM, editing genomico, ecc.) permette di lasciare “intatta” una parte del globo ed evitare nuovi “contatti” indesiderati. Purtroppo, molti pseudo-ambientalisti stanno predicando proprio contro tali soluzioni e ne propongono altre, come il metodo Bio, vegetarianesimo, ecc, che sono tutto meno che ecocompatibili.

    • Caro Franco
      Le soluzioni che proponi sono la perfetta prosecuzione delle tecniche e dei metodi che ci hanno portato alla pericolosissima situazione sociale-ambientale-economica che stiamo vivendo.
      Negli ultimi decenni quasi tutti i macroindicatori della sostenibilità della nostra biosfera sono peggiorati in modo significativo.
      Il problema non è trovare e applicare nuove tecniche di agricoltura e zootecnia, cosa relativamente semplice che facciamo da qualche secolo, ma cambiare direzione al nostro modello di sviluppo.
      Cosa difficilissima che non abbiamo mai tentato, cionondimeno indispensabile pena la progressiva distruzione del nostro ecosistema.
      La letteratura scientifica e divulgativa in merito è abbondante.
      Angelo
      Torino

    • Franco, l’intensificazione delle produzioni alimentari finora ha portato a disastri quali fenomeni molto gravi di inquinamento di acqua, terra e aria con pesticidi, erbicidi e concimi, sovrasfruttamento delle risorse idriche, erosione o compattamento del suolo, suicidi dei contadini in zone come l’India quando non riuscivano a far fronte ai costi crescenti per la produzione, ipermeccanizzazione e dipendenza dai combustibili fossili, e, per quanto riguarda gli OGM, sviluppo di resistenze ad esempio agli erbicidi abbinati a colture resistenti ad esse (poi si adattavano anche le “erbacce”). Inoltre ha devastato i paesaggi agrari; per far posto alle colture e ai mezzi meccanici sono stati eliminati fossi, scoli, siepi, provocando perdita di biodiversità e vulnerabilità ad allagamenti e siccità. Direi che continuare su questa strada non mi sembra molto saggio. Le tecniche che tu nomini hanno già provocato disastri e danni all’uomo e alla natura, pensa ad esempio al glifosato.
      L’aviaria, a quanto mi risulta, deriva proprio dagli allevamenti di polli, per fare un esempio recente. Per quanto riguarda le zoonosi provenienti da animali selvatici, qui non si tratta di tecniche agricole più o meno “moderne” ma della distruzione di habitat selvatici che avvicina gli umani a malattie prima isolate, oppure fa proliferare animali come pipistrelli e ratti che, per motivi che si stanno ancora studiando, sono più facilmente portatori di malattie pericolose per l’uomo.
      Tornando alla soluzione da te proposta, quanto dici non è corretto: anche se intensificassimo le produzioni, se non fermiamo la crescita della domanda di cibo e altri prodotti sarà comunque necessario distruggere ulteriori habitat naturali, dato che c’è un limite anche alla crescita delle rese su un dato territorio. La popolazione umana deve smettere di crescere e il consumismo deve essere ridotto, punto.
      E poi, sinceramente non mi andrebbe neanche di vivere in un mondo di agricoltura intensiva inquinantissima e devastante da un lato, e natura “intatta” dall’altro, in cui non possiamo nemmeno mettere piede. Al netto di riserve naturali intoccabili, l’idea di trovare un equilibrio con la natura non umana e vivere assieme, non in contrasto con essa, mi sembra di gran lunga migliore, anche per la qualità della vita.

  5. Angelo e Gaia: quanto scrivete non sono altro che le solite menate che pensa, dice e scrive quella stragrande maggioranza di cittadini completamente ignoranti di faccende agricole e che aspirano come vispe terese ad un fantomatico mondo dell’eco-bio-natural-chefaben. Noi agricoltori (oramai ridotti al 2% della popolazione e con un’età media di 55 anni) siamo troppo pochi ed inascoltati per reagire a queste fesserie e quando qualcuno come me si azzarda a farlo viene visto come lo scemo del villaggio. In realtà sono come quell’unico che ha il coraggio di dire che “il re è nudo”. Non cercherò nemmeno di spiegare le mie ragioni perché mancando di una specifica competenza non riuscireste nemmeno a capirle. A parte la stupidaggine sesquipedale che l’aviaria “deriva da allevamenti di polli”, (più o meno come affermare che l’influenza deriva dalle città!), trovo impossibile ragionare con qualcuno, che nonostante tutte le smentite ed il semplice buon senso, sia ancora tanto ingenuo (ed imbottito di così tanta demagogia) da credere che ci siano stati contadini che si siano suicidati per colpa degli OGM. Ricordatevi però che ci stiamo stufando di essere continuamente insultati ed additati come responsabili di questo o quello. Prima o poi succederà una rivolta (chiamatela anche jacquerie o rivoluzione), e smetteremo di vendervi il cibo. Quando creperete di fame vi ricorderete di questi ultimi bei momenti.

    • caro Franco, sono nato contadino e ho fatto un orto di 2000 mq finchè mia figlia non è diventata imprenditrice agricola. La questione è difficile e complessa, ma la tua totale mancanza di conoscenza termodinamica non mi meraviglia, perchè sei nel 99,9% . Forse i prossimi 10 anni ti faranno riflettere e se sei abbastanza giovane (però non penso sia il tuo caso), cambiare punto di vista. Comunque in una cosa hai ragione: ormai è tardi per cambiare modello di società e tanto vale continuare col BAU. Se campiamo abbastanza vedremo i cambiamenti arrivare da sè.

  6. Mago: è vero esattamente il contrario di quanto affermi. Ho cominciato ad interessarmi di biologico e biodinamico (perchè disgustato dalla situazione dell’agricoltura dell’epoca) più di 40 anni fa. La prima visita nell’azienda biodinamica della Crespi a Bereguardo l’ho fatta nel 1980 e mi hanno cacciato per le mie risate. Poi metodi e prodotti in agricoltura sono notevolmente migliorati. Ora invece certi ignoranti, di fatto vorrebbero fermare questo miglioramento. Ho poi esperienza lavorativa di quasi 20 anni nella cooperazione internazionale (FAO, PNUD, UE, MAE, ecc) in 4 continenti. Solo in Africa ho lavorato o visitato 26 paesi. Per cui posso affermare di conoscere de visu i disastri combinati da quell’agricoltura e zootecnia di sussistenza che vorrebbero adottare certi pseudoambientalisti. Inoltre sei tu (e i tuoi amici) fautori di sciocchezze come la Permacoltura che dovreste ripassarvi le lezioni di termodinamica delle scuole medie. Nonché il Ciclo del Carbonio, per capire che i ruminanti non “c’azzeccano” niente con l’attuale GW. E a proposito dell’argomento del blog, ricorda che l’età della pietra non è finita per mancanza di pietre. Quando più di 3000 anni fa si è esaurito lo stagno facilmente reperibile intorno al Mediterraneo, si è cominciato a produrre oggetti di più resistente e flessibile ferro invece che di bronzo. Se all’epoca ci fosse stata l’attuale pervasiva demagogia (quel 99,9% di quelli che la pensano come te) saremmo ancora là a disperarci. Studia!

  7. Caro Franco
    il tono e il contenuto delle tue risposte si commenta da solo : tu hai la verità in tasca e chi non la pensa come te, nel migliore dei casi, è un ignorante .
    Che dirti ? ognuno resta della sua idea e buona fortuna a te a tutti noi, sperando nel frattempo di non incappare in troppi disastri ambientali-sanitari causati dal nostro sistema economico-produttivo.
    Per le rivolte, jacquerie ecc …………beh queste sono solo sciocchezze che lasciano il tempo che trovano.

  8. Franco, agli insulti non rispondo, ma, siccome io prima di scrivere le cose cerco di sapere di cosa sto parlando, ti specifico che:
    – sono anch’io una persona che lavora nell’agricoltura, qui so almeno un po’ di cosa parlo
    – non ho scritto da nessuna parte che sono gli OGM a far suicidare i contadini, leggi meglio
    https://en.wikipedia.org/wiki/Avian_influenza#Mode_of_transmission

  9. Gaia: ti faccio notare che sei stata tu a scrivere ” …..suicidi dei contadini in zone come l’India quando non riuscivano a far fronte ai costi crescenti per la produzione, ipermeccanizzazione e dipendenza dai combustibili fossili, e, per quanto riguarda gli OGM,,, Se poi dopo aver tirato il sasso, ti penti e ritiri la mano, non so che farci. Comunque, la cosa non mi meraviglia. E’ un metodo che ho già visto tra voi pseudoambientalisti. Quando li metto alle strette di fronte alle loro mille contraddizioni, invece di riflettere preferiscono svicolare. E’ poi ridicolo che ti permetta di postare un link sull’Influenza Aviare per “istruire” un veterinario come me, che tra l’altro ha lavorato per qualche anno anche all’IZSV di Padova (dove lavorava anche la mia amica e collega Ilaria Capua) e che ha insegnato Patologia Aviare in varie università ed istituti di formazione post universitari in vari paesi. Se almeno leggessi il post, capiresti che le modalità di trasmissione dell’Influenza sono dovute al contatto tra uccelli selvatici (anatidi in particolare) ed allevamenti rurali (non quindi quelli intensivi, che invece sono solo vittime), sia di avicoli che di suini. E’ anche per la prevenzione di tali epidemie che in molti PVS, l’allevamento avicolo rurale viene proibito. Anche a te quindi rivolgo l’invito a studiare meglio. Non basta occuparsi vagamente di agricoltura per avere delle specifiche competenze: sutor, ne ultra crepidam….

    • uuuuh, un veterinario, che sicuramente non ha mai zappato, nè lavorato con un trattore, che s’intende di agricoltura. Un altro commissario tecnico tuttologo. Meno male che ci sono i negozi di crepidam, cibo, giocattoli, ecc, altrimenti si morirebbe tutti in due secondi.

  10. Mago: ti faccio cortesemente notare che la scuola media (o secondaria) in Italia (almeno così era una cinquantina di anni fa) è divisa in scuola media primaria (ciclo di 3 anni) e scuola MEDIA secondaria (ciclo di 5 anni). L’entropia l’avrai anche studiata, ma non certo capita. Almeno nelle implicazioni pratiche trattate in questo blog. Per farmi capire meglio, resto in tema “limite delle materie prime” e citerò non fumose teorie, ma solo esempi concreti visti o appresi di persona. Girando il mondo per quasi 40 anni, ho conosciuto molti geologi e tutti mi hanno detto che di minerali ed altro, ce ne sono a bizzeffe. Basta cercarli. Fino ad ora ci siamo abituati a “grattare il suolo” e sfruttare i giacimenti più comodi e più vicini. Per esempio un amico geologo, mi ha detto che fino agli anni’70 in Australia erano dipendenti per quasi tutti i metalli e poi si sono messi a cercarli a casa loro ed hanno trovato di tutto ed ora l’Australia è il più grande esportatore mondiale di minerali ed hanno intaccato si e no il 10% delle riserve finora accertate. Durante gli anni passati in Mozambico, ho ospitato a casa mia molti amici geologi che venivano a riposarsi in capitale, dopo mesi passati nel mato, ed ogni volta tornavano con scoperte sensazionali di giacimenti di questo o quello, fino ad ora non sfruttati. Per qualche anno ho avuto una piccola azienda in Senegal e qui hanno scoperto un enorme giacimento di ferro, secondo solo a quello della vicina Mauritania. Non viene sfruttato perché antieconomico: di ferro al mondo ce n’è anche troppo e i prezzi sono troppo bassi per investirci. Tieni anche conto che oramai gran parte delle materie prime vengono riciclate e le nuove tecnologie (in particolare il metodo della stampa3D per produrre oggetti) ridurrà della metà o anche 2/3 i fabbisogni. Basta vedere di quanto si sono ridotti i fabbisogni di energia e materie prima per unità di prodotto, negli ultimi 20-30 anni per accorgersi che il trend è appena iniziato. L’attuale demagogia ” fasciamoci preventivamente la testa, perché prima o poi ci arriverà una bastonata” è funzionale solo a chi ha già e cioè al nostro Primo Mondo. Ho visto troppa miseria in vita mia in giro per il mondo, per non arrabbiarmi contro chi spaccia tale elitaria ed egoista demagogia come soluzione “ecosostenibile” ecc.

    • la cornucopia è relativa alla convenienza. Saprai cos’è l’EROEI. Riguardo all’entropia, visto che non l’ho capita, spiegamela, che tu sai tutto.

  11. Mago: da quando una ventina di anni fa è morto mio padre sono tornato ad occuparmi della nostra campagna dove coltivo varie specie di frutta (soprattutto kiwi) e allevo animali di varie specie: soprattutto struzzi. D’inverno mi permetto di girare il mondo a fare qualche breve consulenza. Oggi pomeriggio sono stato sul trattore a fresare per un paio d’ore (dopo le tre ore di stamattina a raccogliere foraggio) e poi con la schiena rotta sono rientrato a casa a farmi la seconda doccia e riposarmi. Questa notte ho il turno dell’irrigazione dalle 7 di sera alle 7 di domani mattina. Questo per rispondere alle tue stupide insinuazioni. Sono le persone meschine come te che più fanno incazzare noi contadini che ti diamo da mangiare. Come mago sei proprio scarso: non ne indovini una!

  12. Mago: che tu mi creda o meno, non me ne frega niente. Anzi, mi dispiacerebbe essere creduto da uno così incapace di immaginare che nella vita si possa anche cambiare mestiere. Di Entropia ed EROEI ne mastico dai tempi in cui all’inizio degli anni ’70 ho letto le stupidaggini del Rapporto Meadows. Ammetto che all’epoca ero talmente stupido anche io da crederci. Dato l’argomento, più che di EROEI bisognerebbe parlare di Picco o di Curva di Hubbert, anche lui famoso a quell’epoca. Per farmi capire da uno scarso (ovviamente un eufemismo!) come te, ti farò degli esempi semplici, semplici. Verso la metà del XIX secolo, Napoleone III per stupire gli ospiti, faceva apparecchiare la tavola imperiale con posate del metallo all’epoca più prezioso: l’Alluminio. Ti faccio notare che l’Alluminio, insieme al Silicio è l’elemento più abbondante della crosta terrestre, che appunto viene definita anche SIAL. La seconda considerazione riguarda il rame. Sempre a quell’epoca fatidica dei primi anni ’70 le riserve di rame venivano considerate in esaurimento e tale metallo ritenuto essenziale per lo sviluppo indusse gli USA ad eliminare con un colpo di Stato l’allora presidente del Cile Allende che voleva nazionalizzare le più grandi miniere al mondo. Ora il rame continua ad essere importante, ma le fibre ottiche ed i satelliti ne hanno notevolmente ridotto l’uso. Potrei continuare con altri esempi, ma ora devo proprio andare a “girare l’acqua” nel noccioleto.
    PS. dimenticavo: ti consiglio di leggere un libro istruttivo di un certo Maugeri. L’era (o l’età, ora non ricordo bene) del Petrolio. Non sono completamente d’accordo con l’autore, ma resta comunque uno molto bravo.

    • forse non hai capito che con la gente come te, che può solo distruggere l’ecosistema per il proprio egoismo, è meglio non avere a che fare. Briatore, che sputava fuoco e fiamme sul covid, ora è in gravi condizioni, ma non penso che cambierà idea, perchè crede che coi soldi si possa ottenere tutto, anche l’eternità. Ha ragione: passerà l’eternità all’inferno, se ovviamente non cambia e si pente, ma come mi disse un frate, avere la fortuna del buon ladrone è una grazia più unica che rara. Ti rifaccio i miei migliori auguri e mettiti l’animo in pace, se ancora ne sei padrone.

  13. Franco, sarai tanto preparato, però non capisci l’italiano. Rileggi ancora la frase e guarda qual è il soggetto. Adesso non dirò più niente, ci tenevo solo a precisare per coloro che dovessero leggere i commenti.

  14. La discussione sarebbe anche interessante, purtroppo prende immediatamente il tono della rissa e, a quel punto, diventa insostenibile. Ora non cominciamo con i “ha cominciato lui”. Con maggiore maturità si potrebbe anche discutere. La produzione di cibo è e rimarrà uno dei temi centrali dell’ecologia umana. Ma se si parte dal cercare di convincere parlando di fesserie e risate sulle fesserie, con la pretesa di vedere tutti inchinarsi alla propria verità inconfutabile, si entra nel territorio dello scontro e non si impara nulla.

  15. Mago: a differenza del Briatore che ingiustamente ed ingenuamente citi, mi interesso attivamente di ambientalismo dai tempi del Sole che Ride. Invece che il servizio militare ho fatto 3 anni di Servizio Civile in Africa. Non ho mai viaggiato in aereo se non per motivi di lavoro. In famiglia usiamo due auto a metano con più di 300.000 km ciascuna. Non ho trasformato la mia azienda agricola in Bio, perché dopo essere diventato Certificatore BIO più di 20 anni fa, ho capito dall’interno quanto quel metodo fosse una buffonata e tutto meno che ecocompatibile. Mi autoproduco (quasi) tutta la frutta, verdura, carne e legna che uso. Anzi, vendo quasi tutto. Ho deciso di allevare struzzi circa 30 anni fa quando mi sono reso conto di come fosse la specie più produttiva e più ecocompatibile: è un erbivoro (per cui non in competizione con l’alimentazione umana) e non richiedendo antibiotici, vaccini e costose infrastrutture è quanto di più ecocompatibile ci sia. Come veterinario ho collaborato con il WWF ed altre organizzazioni ( RSCN) alla creazione/miglioramento di oasi naturalistiche sia in Italia che all’estero (es: Azraq – Shawmari Wetland Reserve in Giordania e Reserve de la Penjari in Benin. Da convinto ambientalista ho scritto il libro “Eresie Ambientaliste – Gilgamesh Edizioni) in cui DA AMBIENTALISTA confuto alcune delle più diffuse interpretazioni (tra cui la Decrescita Infelice) di tale movimento. Purtroppo dopo 56 presentazioni in varie biblioteche e/o centri culturali non ho mai avuto la soddisfazione di essere contraddetto o che qualcuno rilevasse un errore in quanto detto ho scritto. A proposito di Decrescita, qualche anno fa a Goito ho contraddetto il noto (para)guru de noantri, M. Pallante. Avvertito il brusio in sala per lo sconcerto dei presenti nel sentire Pallante impappinarsi e contraddirsi sulle risposte, l’organizzatore/presentatore per evitare figuracce ha preferito chiudere anzitempo la discussione. Alcuni in sala però hanno apprezzato il mio intervento e sono stato invitato a parlare in quasi tutte le biblioteche o centri culturali del mantovano.
    Scrivo questo non certo per vantarmi, ma solo per dimostrare la mia coerenza da ambientalista. Preoccupato però per la piega demagogica che ha assunto il movimento. Non è certo un caso che a causa di tale puerile e controproducente atteggiamento, le percentuali di voto dei movimenti/partiti ecologisti italiani (a differenza di altri paesi) siano a livello di prefisso telefonico. Internazionale.

  16. Pardi: in parte ha ragione. A parziale discolpa delle mie responsabilità, ammetto di arrabbiarmi parecchio nel sentire certe affermazioni, che a causa della mia esperienza
    lavorativa, purtroppo so bene quanto siano deleterie e controproducenti. Ho visto troppa gente morire di fame (quando dei bambini ti muoiono letteralmente in braccio per la denutrizione/malnutrizione loro e delle madri, resti segnato a vita) o restare segnata a vita (semideficienti) per la carenza di proteine ed amminoacidi essenziali, per restare impassibile di fronte a certe affermazioni dettate da quell’insana ideologia che è la Decrescita. Sono pienamente d’accordo su una necessaria sobrietà, ma non capisco come si faccia a non accorgersi come dietro (e mi dispiace molto fare la figura del solito dietrologo/complottista) questa ideologia si nasconda l’idea del ” chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scurdammuce o passato..” A parte i sospetti per semplice buon senso, non ho prove su cosa ci sia dietro l’attuale movimento, ma con il senno di poi so bene chi e le potenti organizzazioni che c’erano dietro quel Club di Roma che 50 anni fa commissionò e diffuse il Rapporto Meadows. Per farmi capire meglio farò un esempio terra terra (dato il ramo in cui lavoro): il Glyphosate. Sino abbastanza vecchio da avere visto gli effetti terribili che avevano sull’ambiente i primi erbicidi: Diquat, Paraquat, Atrazina, ecc. Ho passato estati intere a fresare sotto le piante di vite perché mio padre si rifiutava di usarli. Quando finalmente più di 40 anni fa è diventato disponibile il Glyphosate, meno tossico del caffè e del sale, e senza effetti collaterali sulla fauna, tutti i contadini sono stati felicissimi. Sono quindi rimasto sorpreso nel constatare le ricorrenti campagne denigratorie nei suoi confronti. Ho fatto delle ricerche (confermate da informazioni ricevute da esperti del ramo) ed ho scoperto che ad organizzare tali campagne era la Bayer che per pagare il meno possibile la Monsanto, doveva sputtanare il Glyphosate. Anche per promuovere il proprio erbicida Dicamba, poi ritirato dal commercio perché troppo pericoloso. per anni ho riso (risate amare!) nel vedere degli ingenui (eufemismo) andare in piazza a protestare, seguendo le indicazioni nascoste di una multinazionale. Dato che gli americani non sono proprio stupidi, hanno venduto a caro prezzo la Monsanto (63 miliardi di dollari) ed ora si rifanno intestando cause multimiliardarie al nuovo proprietario. Tanto sono i tedechi che pagano!. Nel frattempo sono i cinesi a produrre il 99% del Glyphosate commercializzato nel mondo, uscito oramai di brevetto da una ventina di anni. Ho fatto questo esempio a dimostrazione di come le cose non sono come la pensa quella maggioranza di ingenui cittadini che si professano ambientalisti. Ed in realtà sono causa di errori colossali.

  17. Caro Franco, la sua risposta è incoraggiante. Personalmente non ho mai avuto le idee chiare su cosa fosse meglio per la produzione alimentare. E ho capito presto che è un argomento molto complesso sul quale non mi sento sufficientemente ferrato. Inoltre diffido delle soluzioni semplici. Credo che uno dei principali problemi sia la dimensione della popolazione che è una variabile che cambia lentamente a meno che non si verifichino tragedie. Concordo sui danni inferti all’ambiente in Africa dall’economia di sussistenza. Non ho mai sposato la descita. Non ho mai sposato la guerra contro l’agricoltura industriale anche se ne vedo varie storture sociali (problema della grande distribuzione) ed ecologiche (la perturbazione dei cicli dell’azoto e del fosforo ad esempio). Se ne può parlare con tranquillità senza farsi prendere dalle passioni. Non concordo con lei sul tema delle risorse minerali ed energetiche (spesso chiedere ai geologi è come chiedere all’oste se il vino è buono) e neppure sugli errori del Club di Roma o sul fatto che vi sia stato qualche disegno particolare dietro l’opera di Meadows & C. È difficile parlare di queste cose in un confronto scritto. Sarebbe più interessante un confronto in presenza partendo dal presupposto che nessuno è detentore di verità.

    • Luca. sono sicuro che Franco è datato, come me, con la differenza da me che non accetta le opinioni altrui. Questo perchè, a noi uomini dopo 50 anni i neuroni vanno a ramengo. Ma se uno non ha l’umiltà di accettarlo, finisce come il mio miglior amico, morto l’anno scorso a 66 anni, perchè non riusciva a rinunciare a caffè, alcool, nicotina e viagra. Spero per lui, che sia un pò più morigerato del mio amico, ma da come parla, pieno di protervia e supponenza…mah?

  18. Mi trovo nell’imbarazzante (per me) situazione di condividere praticamente in toto la posizione di Luca espressa nel post, e di riconoscere perfettamente le ragioni di Franco. La tecnologia è essenziale per salvarci (supponendo, ottimisticamente, che ciò sia possibile). Gli OGM sono stati demonizzati, ma quasi tutti i danni riportati (inclusi i suicidi di contadini indiani) sono bufale. In questo entra la necessità di semplificazione della nostra specie, dobbiamo tifare una squadra, e come diventa impossibile applaudire ad un (meritato) gol della Juve se tifi la Fiorentina, così diventa impossibile ammettere che gli OGM non sono tossici, o (nell’altra tifoseria) che gli scenari (non previsioni) di Meadows, per ora, sono fin troppo rispecchiati dai fatti.
    E quindi mi piacerebbe discuterne senza tifoserie. Perché mi interessa lasciare ai miei figli un mondo vivibile, non avere ragione.
    Il punto di questo post, ripeto su cui concordo, è che i limiti ci sono. Un’agricoltura industriale permette di sfamare più gente, ma non gente infinita. E non senza dei costi, ambientali, di consumo di risorse, energetici. Quindi bisogna fare tutto: ridurre i costi, conservando quanto si può conservare dei benefici del progresso, e ridurre ANCHE i consumi. Il che si può fare solo riducendo le persone da sfamare, vestire, riscaldare, alloggiare, trasportare, eccetera. Ridurre i consumi significa ripensare l’economia, uno dei paradossi che abbiamo visto in questi mesi è che se la gente compra solo ciò di cui ha bisogno l’economia va in malora. E, certamente, significa inventare nuovi modi per essere più efficienti, il che significa tecnologia. Ma la tecnologia da sola non basta.

  19. Giovanni Comoretto

    Solo per firmare il post precedente.

  20. Franco, come si spiega che gli indicatori biofisici relativi ai cambiamenti climatici, alterazione dei cicli bio-geo-chimici, dispersione di inquinanti in ambiente, alterazione dei suoli, acidificazione degli oceani, perdita di biodiversita’, mostrano uno stato complessivo della biosfera in grossa difficolta’ ma noi continuiamo a parlare di efficienze relative (risparmi per unita’ prodotta/consumata) ?
    A leggere ricerche, pubblicazioni (tipo quelli di J.Rockstrom o di Wackernagel) e libri come quelli di V. Smil (es. Making the Modern World: Materials and Dematerialization) cio’ che appare evidente e’ lo pseudo-paradosso (pseudo perche’ conosciamo tutti Jevons e le esigenze della crescita, per cui possiamo quasi dire che non si tratti piu’ di un paradosso, anzi sembra ormai una ovvieta’) che a fronte della diminuzione di uso di materia per unita’ prodotta (o persino in presenza di maggiori funzionalita’ e servizi per kg di materia usata) e a fronte di diminuzione di energia consumata per bit trasmesso/dispositivo alimentato/unita’ prodotta/kcal di cibo prodotto, cio’ che accade e’ l’aumento dei consumi globali che altro non fa che determinare esattamente il degrado crescente degli indicatori di cui sopra ?
    Franco, Luca , Io non so cosa si intenda per ideologia della decrescita ma faccio fatica a pensare che in un sistema votato alla crescita senza limiti (col BAU quante aziende accetterebbero di vendere meno prodotti o servizi perche’ e’ riuscita a trovare una innovazione che fa risparmiare in maniera relativa ? Quali aziende lavorerebbero sull’obsolescenza di propria sponte ?) possiamo uscircene dalle varie crisi ambientali in atto ed intrecciate fra loro parlando di sole efficienze relative a cui poi non corrispondano politiche di cimatura (demografica inclusa) e di imposizione di soglie assolute. La tecnologia/scienza si ferma all’efficienza relativa o tutt’al piu’ puo’ indicare la soglia di break even ambientale di una tecnologia/impianto/prodotto/servizio.

    PS: pare che negli ultimi decenni, nonostante le deforestazioni, le superfici dei suoli agricoli siano rimaste sostanzialmente costanti (statistica FAO, se non ricordo male). Si parla di una grande finestra mobile: i terreni sono abbandonati e si compensa con suolo ex-forestato o prima ritenuto meno pregiato. Nel frattempo aumentano le produzioni a parita’ di superficie,
    Se si mette tutto questo insieme non e’ che alla fine dei conti l’agricoltura “industriale” (o meglio da rivoluzione verde, per intenderci) – oltre che essere abbastanza fossile dependent e quindi non rinnovabile – renda bene nel breve ma nel lungo periodo non regga (impoverisce i terreni piu’ rapidamente) ? Percio’ non ho parlato di rese: nel fare paragoni sulle tecniche agricole le produzioni per unita’ di superficie dovrebbero forse essere valutate anche su un periodo di qualche decennio ?

  21. Constato con soddisfazione che gettare il sasso nello stagno è servito a ravvivare la discussione. Pazienza se qualche ranocchia è fuggita! Ringrazio Luca delle sue considerazioni. Non sarei però così sicuro sull’obiettività e “buone intenzioni” del Club di Roma, su cui avrei molto da dire. Non è però nè il luogo nè il caso. Ringrazio G (Giovanni?) di aver menzionato il punto critico: l’aumento della popolazione. Se nel nostro Primo Mondo, anche grazie alla tecnologia, le cose stanno migliorando, a livello globale stanno invece peggiorando perché sempre più persone aspirano a qualcosa di più: cibo, energia, cose, ecc. Dalla mia lunga esperienza in Africa ho dedotto che per bloccare questo trend di natalità, bisogna interrompere l’agricoltura di sussistenza. Ora è però troppo lungo spiegarne le ragioni. Sul cosa fare, invece ho molto dubbi, non tanto sul piano tecnico, quanto sulle terribili conseguenze sociali e culturali che comporterebbe/comporterà tale inevitabile cambiamento epocale. Francesco P. ha ragione su molte cose, ma sbaglia su altre. Non potendo eccepire su tutto mi limiterò al settore che conosco meglio: agricoltura e zootecnia. Con una premessa. Visto che qualche post fa è stata tirata in ballo (a vanvera!) l’Entropia, credo sia necessario ricordare che la Terra NON è un sistema chiuso (come purtroppo molti, compreso certi studiosi), ma un sistema aperto. Fino a prova contraria riceviamo energia “a gratis” dal sole. Nonché parecchi miliardi di tonnellate di pulviscolo cosmico. Tale premessa è necessaria, perché l’agricoltura non è altro che un mezzo per conservare/utilizzare energia solare trasformandola in energia alimentare. E l’allevamento degli animali serve a conservare/riciclare tale energia. L’indissolubile abbinamento agricoltura e zootecnia è dunque di gran lunga il primo e migliore esempio di economia circolare. Con le dovute attenzioni e metodiche, i suoli non solo possono mantenere, ma anche migliorare la fertilità. E questo è possibile solo grazie a metodiche INTENSIVE. Qualcuno ha mai visto pastori (che appunto praticano l’allevamento estensivo che piace tanto a certe vispe terese) correre dietro alla mandria/gregge per raccogliere le deiezioni? Se la Pianura Padana, assieme ad altre pianure europee da millenni continuano ad essere fertilissime è proprio grazie a questa millenaria integrazione.
    Ricordando la giusta preoccupazione di Luca sui cicli di certi macroelementi, non avrei dunque preoccupazioni per quanto riguarda l’azoto (spesso in eccesso). Un tempo avevo qualche dubbio riguardo al fosforo. Dopo aver visto gli enormi giacimenti sulla costa atlantica marocchina, i dubbi mi sono passati. Almeno per i prossimi 2-300 anni.

  22. Questo blog, questa associazione (ASPO- Italia) e la sua mail list, sono un luogo di confronto pluralista. Ho fatto tutto il possibile, durante il troppo lungo periodo della mia presidenza, affinché questa caratteristica di consolidasse. Abbiamo una visione, ma non una linea, abbiamo convizioni, ma poche certezze. Personalmente da tifoso viola, magari a posteriori (ma a volte quando non segnava a noi), ho anche applaudito un gol della Juve. Il tifo mi diverte, ma non sono un tifoso. Comunque ringrazio Gianni Comoretto per la sua consueta freddezza appassionata nel ragionamento e per la frase che mi segnerò nel repertorio delle citazioni importanti: “mi interessa lasciare ai miei figli un mondo vivibile, non avere ragione.”
    In ogni caso ho comprato l’e-book “Eresie ambientaliste” (2,75€ per 450 pagine) e poi magari ne scrivo una recensione.

  23. Ritorno brevemente su quanto ha scritto Giovanni, ed in particolare sulla necessità di ridurre i consumi. Da convinto ambientalista concordo pienamente. Le mie perplessità riguardano i modi per realizzare questo. Ho poche armi per contrastare la filosofia “trumpiana” (per indicare genericamente chi se ne frega di tutto questo: Mi preoccupo e mi incazzo quando sento dei soi disant ambientalisti, che dovrebbero essere miei alleati e che invece nei fatti collaborano con il nemico. Gli esempi sono innumerevoli. Boicottano l’adozione di quegli OGM che servono a ridurre l’uso di agrofarmaci, di energia e allo stesso tempo migliorare la quantità e qualità delle produzioni. Boicottano la costruzione di linee ferroviarie che ridurrebbero per secoli l’impatto ambientale nel trasporto di merci e persone. Boicottano la zootecnia inventandosi fantomatici maggiori consumi d’acqua (ma senza mai svelarci in quale universo parallelo finirebbe tutta quest’acqua consumata) o contributi all’Effetto Serra, dimostrando di non aver capito quel Ciclo del Carbonio che avrebbero dovuto imparare alle scuole medie (superiori!). Non contenti di questi disastri ambientali, incensano il metodo Bio che da decenni ha dimostrato di essere insostenibile. Con una produzione media inferiore del 47% per ettaro, quante foreste dovremmo distruggere per far posto a questa agricoltura se dovesse diventare obbligatoria? Ecc. Ecc.L’ambientalismo è una cosa troppo seria per lasciarla in mano a questi ignoranti. Praticamente tutti cittadini che non sanno niente su come si produce il cibo. Luca ha ragione nell’invitarmi a non essere complottista, ma quando vedo tutti i media concordi nel considerare una vacca più inquinante di un SUV da tre tonnellate, trovo inevitabile farsi venire qualche dubbio e porsi la domanda: cui prodest? L’esempio sulle campagne no-Glyphosate abilmente pilotate dalla Bayer l’ho già fatto.

  24. Franco non è vero che tutti sono concordi. In Italia i giornali che fanno riferimento alla destra sono schierati sul fronte, diciamo, negazionista o scettico sulla crisi ecologica. Il livello delle cose che dice spesso il Foglio, ad esempio, non è lontano da quello che scrivi nel tuo libro (appena sfogliato). Si scrivono libri e si organizzano convegni che esplicitamente attaccano il Club di Roma e tutto quello che è venuto dopo. Sulla questione demografica la Chiesa, la sinistra e i liberisti sono visceralmente contrari anche solo a citarla (Chiesa e sinistra perché temono proprio il “chi ha avuto ha avuto”, i liberali perché “il mercato risolve sempre tutto”). Appena parli di popolazione ti scannano dandoti del malthusiano, che per loro è un insulto, perché essendo cresciuti alla corte di Marx e dei suoi epigoni pensano che lo sia. Ovviamente non per me che mi definisco neo-malthusiano (che è uno che vede il problema demografico come primario, ma non adotta le politche che proponeva a suo tempo Malthus). Da questo punto di vista il Green Deal mondiale sarebbe: noi ricchi scendiamo nei consumi voi poveri crescete un po’ e fate meno figli. Il problema è che il mercato da solo questa nuova etologia umana non la promuove, e gli stati nazione neppure. Il Governo Mondiale è roba da fantascienza e lo resterà. I tempi sono stretti e le due componenti della crisi: inquinamento e depletion delle risorse continuano ad aggravarsi. Temo che sulla questione della depletion tu ti fidi un po’ troppo degli specialisti. Gli specialisti hanno il difetto di sapere tutto di qualcosa di molto limitato e nulla di tutto il resto. Noi ci siamo occupati da 17 anni a questa parte, prevalentemente, di esaurimento del petrolio e delle alternative energetiche alle fonti fossili. E la nostra impressione è che il fenomeno della depletion sia pienamente in atto. Anche su questo se senti i geologi militanti, cioè quelli che fanno ricerca, prospezioni e lavorano sui pozzi, non ti diranno mai che il fenomeno esiste. Eppure decine e decine di bacini petroliferi grandi e piccoli hanno raggiunto e superato il picco, i giacimenti che si trovano tendono ad essere sempre più piccoli di quelli del passato, l’EROI globale è in lento declino, intorno al 2008 abbiamo superato il picco del petrolio convenzionale. Il tutto è spesso oscurato dagli alti e bassi dell’economia, per cui si deve sempre stare attenti a separare il grano (la depletion fisica) dal loglio (i cali di produzione dovuti all’andamento di mercato). Il fatto comunque è che dopo la fine del decennio 2010 la crescita della domanda è stata coperta dalle categorie non convenzionali di petrolio, fra le quali il famoso shale, che sono più energivore e quindi costose (EROI basso). Sulle altre risorse minerali la situazione è diversa, ma metologicamente e concettualmente può essere affrontata nello stesso modo. In questi mesi, con dei colleghi di geologia e matematica, stiamo sviluppando un modello per indagare la fattibilità di un uso generalizzato del litio per fare batterie nel corso dei prossimi decenni. Sull’agricoltura, la produzione di cibo ecc non siamo schierati e non abbiamo bevuto alcuna tesi preconcetta. Anni fa un nostro membro, Toufic El Asmar, che ha poi lavorato con la FAO, si occupava del problema, ma purtroppo ha avuto problemi di salute e ha smesso. La questione è sicuramente molto seria. Personalmente credo che sia impossibile dar da mangiare ad una popolazione crescente, anche se adottassimo tutti i Green Deal del mondo.

  25. Si potrebbe dire “esaurimento” anziché “depletion”?

  26. https://www.eurekalert.org/pub_releases/2020-07/tl-pss_1071320.php
    La popolazione si dovrebbe stabilizzare prima del previsto a causa di un calo generalizzato della fecondità. Non si sa se sia proprio una buona notizia.

    • Questo studio è stato molto messo in discussione da altri esperti (si trovano varie risposte online), e comunque, anche se fosse vero, con un picco poco sotto i 10 miliardi direi che è già troppo. Un calo della fecondità sarebbe in ogni caso una buona notizia, siamo svariate volte più di quelli che il pianeta può mantenere, già così…

  27. Luca: è difficile affrontare/rispondere a tale valanga di considerazioni. Per altro interessanti. Innanzitutto obietto che se non proprio tutti, almeno il 99% delle persone oramai condivida il Pensiero Unico dell’ecobionaturalchefaben. Trovami una trasmissione televisiva o una pubblicità che non sfrutti tale visione per alzare/mantenere gli ascolti o per vendere meglio. Poi, non mi piacciono molto le etichette, soprattutto una impegnativa come il neo-malthusianesimo, che dietro a considerazioni condivisibili (solo un incosciente può credere/affermare che una crescita demografica incontrollata non generi gravi problemi), spesso nasconde intenzioni ed interessi “discutibili” (eufemismo!): vedi eugenetica ed altro. Manifestata questa “alzata di sopracciglio” non mi permetto di andare oltre nel giudicare intenzioni su persone e istituzioni che non conosco bene. Così come mi sento a disagio nel discutere su argomenti come l’esaurimento (qui Gaia ha ragione!) di risorse fisiche/geologiche. Argomento che conosco poco, anche se letture di articoli ed amici (non geologi!) molto informati sul settore, mi danno pareri e dati diversi. Mi interessa molto di più l’argomento risorse biologiche ed in particolare la “produzione di cibo”. Già ora la produzione di cibo, supera di gran lunga le necessità della popolazione mondiale. Anche al netto degli sprechi sia a monte che a valle del consumo. I problemi riguardano i metodi di produzione ed in particolare i bilanci energetici. Da quanto sento e leggo troppe persone (purtroppo anche ricercatori) forniscono dati fuorvianti. Oltre alle già citate bufale sulla responsabilità dei ruminanti nell’aumento dei Gas Serra o del presunto maggiore consumo di acqua per i cibi di origine animale, vi sono altri bias che inficiano molte analisi “scientifiche”. Per esempio nel computo degli input ed output, troppi “stranamente” si dimenticano di addebitare alle produzioni vegetali l’apporto energetico dei fertilizzanti organici, e si “dimenticano” di toglierlo alle produzioni animali. Se fatti correttamente si vedrebbe che i bilanci energetici si equivalgono o sarebbero migliori per le produzioni animali. Altra frequente omissione è l’utilità degli animali per smaltire/riciclare le enormi quantità di sottoprodotti dell’agricoltura o dell’industria di trasformazione dei vegetali. A contraltare le (ingiuste?) critiche al Rapporto Meadows, vi sono le altrettanto esagerate critiche a quella Rivoluzione Verde, che è riuscita in pochi decenni a triplicare/quadruplicare la produzione di cibo senza un sostanziale aumento delle superfici coltivate. E’ vero che per ottenere questo, si è molto inquinato e consumato energia fossile, ma un’analoga situazione è successa con la Rivoluzione Industriale. Se è innegabile che ora si producono oggetti in maniera molto più efficiente e meno energivora ed inquinante rispetto a 50-100 anni fa, altrettanto sta succedendo con la produzione di cibo. Questo netto miglioramento è recente, poco conosciuto ed anche boicottato: vedi assurda diffidenza/divieti verso OGM. pertanto trovo assurda la paura che venga a mancare il cibo, anche considerando un picco di popolazione a 9-10 miliardi di persone. Sono invece convinto che sia necessario utilizzare metodi di coltivazione sempre più ecocompatibili. Faccio due esempi che pochi conoscono. Da qualche anno è disponibile un sistema di irrigazione che fa risparmiare il 70-80& di acqua rispetto all’oramai classico metodo di irrigazione goccia a goccia: il metodo SDI: Subterranean Drip Irrigation. In pratica un tubo di plastica interrato a 20-30-40 cm di profondità che rilascia acqua solo alle radici delle piante, riducendo di molto le perdite per evaporazione ed aumentando la durata dei tubi. Problema principale? E’ prodotto in Israele e pertanto molti di quei paesi che ne avrebbero più bisogno lo boicottano. Secondo esempio: la tilapia, che da qualche anno è la specie di pesce allevata più consumata al mondo. E’ un pesce che cresce molto più in fretta di altre specie: in 6-7-8 mesi raggiunge un peso di 4-5-600 grammi, mangiando solo un kg di mangime da polli per ogni kg di peso. Unico handicap: ha bisogno di vivere in acque tiepide e cioè mai al di sotto dei 17-18-20 gradi.
    Ti faccio notare che non ho citato il modello agricolo olandese che in pochi anni è diventato il secondo esportatore mondiale di prodotti agricoli, subito dopo gli USA che però sono 270 volte più vasti. E con produzioni come le verdure idroponiche che richiedono il 90% in meno di energia e fitofarmaci rispetto a produzioni in campo.
    Riassumendo: pur con i doverosi dubbi su argomenti così complessi, mi sento abbastanza ottimista per quanto riguarda il futuro della produzione di cibo perché dipendente da una fonte energetica gratuita ed inesauribile come l’energia solare e da una materia prima: la materia grigia, che più si usa e più diventa abbondante.

  28. Ieri sera ad una cena ho incontrato alcune persone interessanti per gli argomenti trattati in questo blog. Dato che la padrona di casa ci ha espressamente proibito di parlare di virus, ho portato l’argomento sul nostro futuro. Quando ho accennato alla finitezza delle risorse energetiche, uno dei presenti ha telefonato ad un amico che si occupa di trading di futures di gas. Costui ha confermato quanto già mi avevano detto altri: il picco del petrolio dovrebbe (i dati restano comunque molto incerti) dovrebbe essere vicino, mentre quello del gas è ancora distante. Non si è molto sbilanciato e dopo alcune insistenze ha pronosticato parecchi decenni. Questo lo contrariava perché più gas c’è e meno guadagna. Mi ha citato il gas come la migliore energia di transizione tra le attuali e quelle future. A suo parere ancora sconosciute. Per non essere sgarbato non ho insistito oltre nella telefonata. Il padrone di casa è un medico conosciuto quaranta anni fa in Mozambico quando lavorava per il CUAMM di Padova. Ora che è in pensione ogni tanto lavora per Médecins Sans Frontieres. Conoscendo bene l’Africa anche lui è convinto che sia una balla (o esagerato) sostenere che le attuali migrazioni siano imputabili al recente GW. Le cause semmai vanno cercate nel degrado del territorio risalente a parecchi decenni fa. Ora tra l’altro sta piovendo più di prima nella fascia saheliana. Lo dimostrano le recenti invasioni di locuste. Altra causa di degrado dei suoli, di migrazione e di crescente povertà (e su cui ci siamo trovati d’accordo e di cui nessuno parla) è la mancanza di diritti di proprietà della terra da parte di chi la coltiva. Sul retaggio delle colonie, quasi tutti i terreni dell’Africa subsahariana sono infatti dati in concessione dallo stato e basta un cambio di governo (in genere per prevalenza di una etnia sulle altre) perché milioni di persone si trovino spodestate. Questa è anche la causa dell’assegnazione di milioni di ettari a società asiatiche, arabe o anche europee. Ho scritto tutto questo questo perché troppo spesso vedo l’opinione pubblica focalizzarsi solo su certe cause oppure fare confusione tra certe cause e i loro effetti. Sono anche dispiaciuto che l’unico contributo alla discussione sia citare un cantante, un tempo bravo per certe canzonette (non certo scritte da lui), ma poi diventato personaggio di una banalità sconcertante.

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