Le zoonosi ci sono sempre state

Alziamo barriere, consolidiamo difese, ma quasi sempre dobbiamo accontentarci di una vittoria mutilata, o peggio, di un armistizio.

Di Mirco Rossi

In copertina: Tela di Micco Spadaro, Largo Mercatello durante la Peste a Napoli (1636)

 

La domanda di un amico “Le zoonosi ci sono sempre state, ma siamo sicuri che avvenissero con questa frequenza?” mi ha spinto a fare una ricerca.

Un lavoro che non ha alcuna pretesa scientifica ma che si caratterizza come una panoramica delle evidenze, talvolta incerte e non del tutto documentate, che si possono rintracciare da varie fonti, a riguardo di origini, epoche, date e conseguenze delle più importanti pandemie ed epidemie da zoonosi, provate o dedotte, che abbiano coinvolto e che coinvolgono il genere umano [vedi Nota Metodologica in calce].

La prima riflessione da fare è che ai negazionisti della Covid-19 risulta negato qualsiasi spiraglio per sostenere la loro posizione: nessun complotto, nessuna invenzione strumentale a consolidare un potere dittatoriale. Solo e unicamente un ulteriore episodio di una lunghissima storia che ha condizionato da sempre il genere umano a praticare un tragico, costante, conflitto tra specie portatrici di esigenze contrastanti.

La seconda è che questo elenco si limita a rappresentare il punto di vista antropocentrico e non rileva gli analoghi conflitti, numerosissimi, tra altre specie. Continuerà a essere implementato da nuovi eventi sino a che, assieme all’uomo, ci saranno altri viventi, altre forme in grado di replicarsi, sul pianeta. La velocità con cui si allungherà dipenderà dalla capacità di rispettare i rispettivi ambienti, le culle naturali consolidate in passato dalle diverse specie.

La terza è che i molti “buchi” temporali che compaiono nell’elenco siano dovuti principalmente alla mancanza o scarsità d’informazione. Pare razionale pensare che la ricerca sia lacunosa ma anche che nei lunghi periodi, in cui nulla di significativo è stato tramandato al riguardo, sia molto improbabile che nulla sia successo.

Considerata la varietà e la numerosità dei patogeni (quelli elencati sono gli eventi più importanti) da un lato, e le caratteristiche degli insediamenti umani nelle diverse epoche, dall’altro, pare logico supporre che eventi di infezione, dovuta a nuovi spillover o al ripresentarsi di precedenti infezioni, credibilmente limitati per tempo, ampiezza e conseguenze, si siano svolti in molte località e in vari momenti, senza lasciare tracce o senza che ci sia ancora stata l’opportunità di trovarle.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, i progressi culturali, l’organizzazione sociale e le capacità tecnico-scientifiche d’indagine raggiunte dall’uomo, hanno saputo rilevare che in poco più di mezzo secolo, sono emerse e sono state individuate numerose diverse zoonosi, molto ravvicinate, particolarmente pericolose per l’uomo.

Qualcuna sembra accodarsi al gruppo di quelle che da secoli “controlliamo” in una “convivenza” poco pacifica e in qualche misura governata. Altre hanno dato origine velocemente a estese epidemie o pandemie, non facili da contenere e superare. Altre ancora, le più pericolose, manifestatesi con focolai ripetuti ma di entità limitata, per ora hanno solo mostrato la loro letalità particolarmente elevata.

I cambiamenti del comportamento umano, individuale e collettivo, verificatisi a velocità e profondità senza precedenti nel secolo scorso, hanno determinato progressive modifiche del confine tra l’uomo e il selvatico. Il continuo disequilibrio che ne è derivato può essere individuato come la principale causa della recente abnorme crescita della frequenza di eventi e della particolare velocità di propagazione dei patogeni. La limitata espansione e durata di alcune di queste zoonosi può essere attribuita alla loro particolare letalità.

Va notato che da tempo non compaiono più alcune pandemie “classiche”, che in passato si presentarono ripetutamente per secoli, in varie parti del mondo, talvolta con conseguenze gravissime, decimando le popolazioni e mettendo persino in crisi la sopravvivenza di imperi secolari.

Il loro “successo” può essere attribuito alle inesistenti condizioni igieniche del tempo e alla incapacità di quei popoli di individuarne le cause. D’altronde, quasi sempre gli strumenti d’indagine e di cura erano solo quelli della superstizione, dell’alchimia, della speculazione filosofica e della religione.

Se in qualche caso già in epoche remote di qualcuna se ne individuava la contagiosità, del tutto ignoto restava il meccanismo di diffusione e nessuna possibilità di cura esisteva al di là dell’isolamento.

Anche se oggi sappiamo molto e riusciamo persino a vedere e smontare le componenti primarie di entità infinitesime, raramente la guerra senza quartiere che si instaura a ogni spillover, a ogni ricomparsa di virus o batteri latenti, ci vede vincitori contro simili nemici, spesso subdoli e mutevoli. Alziamo barriere, consolidiamo difese, ma quasi sempre dobbiamo accontentarci di una vittoria mutilata, o peggio, di un armistizio che ci costringe a ricorrere comunque anche all’antica decisiva arma del distanziamento. Sappiamo anche farne strage, riusciamo a eliminarli quasi completamente, ma sappiamo ormai che qualcuno di loro sempre ci sfugge, inevitabilmente sa infrattarsi in luoghi per noi inarrivabili, pronto ad approfittare, talvolta più forte di prima, di un’occasione per ricomparire all’improvviso in forze sul campo di battaglia.

Quando essi dal loro varcano il confine del nostro mondo, è pressoché impossibile liberarcene.

Probabilmente molti patogeni, ancora sconosciuti, sono da tempo tra noi, latenti, indifferenti per ora alla nostra specie, arrivati attraverso i varchi che abbiamo praticato sin dai nostri albori nell’originario ambiente selvatico, e che la nostra cultura definisce conquiste: agricoltura, domesticazione, allevamento, urbanizzazione, progresso, economia. Altri, forse ancor più, sono sicuramente ancora nel loro mondo, sempre più limitato, quasi in equilibrio con le forme di vita con cui coabitano da sempre.

Ma se per alimentare il nostro delirio di onnipotenza, di potere sul resto dei viventi, continueremo a restringere i loro territori, a comprimere e ridurre i loro ambienti, a offrire loro altre e ben più allettanti alternative per viaggiare e moltiplicarsi, pagheremo prezzi sempre più elevati, da tutti i punti di vista, come la Covid-19 sta dimostrando.

Dobbiamo far tesoro di questa lezione almeno per ridurre al minimo le possibilità di nuove zoonosi ed evitare i disastri che determinano.

 

 

 

 

Elenco, non esaustivo, di notizie (date, luoghi, evidenze, origini, zoonosi), non tutte scientificamente certe, relative ai patogeni responsabili dei più importanti eventi e delle più gravi infezioni negli umani.

 


HERPES SIMPLEX ­- virus che elude la difesa immunitaria restando latente per tempi indefiniti nei gangli nervosi.

200.000 anni fa spillover dalle grandi scimmie africane

60.000 anni fa arriva in Europa a seguito della migrazione dei sapiens

XVII secolo arriva nelle Americhe con la tratta degli schiavi


TUBERCOLOSI (bacillo di Koch) – batterio evolutosi dal Mycobacterium bovis e passato all’uomo con la domesticazione dei bovini. Nel 2017 registrati 10 milioni di ammalati con 1,6 milioni di morti.

Neolitico presente in alcune ossa presso Heidelberg

3000-2400 a.C. evidenze in alcune mummie egiziane

1550 a.C. malattia descritta in un trattato egizio. Probabilmente già diffusa in gran parte del pianeta.

460 a.C. identificata da Ippocrate

XVII-XVIII secolo picco in Europa


MORBILLO – virus simile alla peste bovina.

7000-3000 a.C. periodo di evoluzione, passato all’uomo con la domesticazione dei bovini. Ora presente in molti paesi.


PARATYPHI C – batterio che causa febbre tifoide, evoluto in un periodo di 5000 anni, connesso alla domesticazione dei suini. Individuato nei denti di alcuni pastori e agricoltori neolitici.

6500 a.C. considerato presente grazie ad alcuni genomi di Salmonella Enterica (progenitori)

430-435 a.C. forse ad Atene (ipotizzato anche ebola). Alcune stime arrivano a 100.000 vittime

1545-1550 Messico e America Centrale. Uccise 15 milioni di persone (l’80% della popolazione, gli Aztechi)


PATOGENO SCONOSCIUTO

3000 a.C. una epidemia fa strage nel nord-est della Cina (rinvenimenti a Hamin Mangha, Miaozigou)


LEBBRA – batterio forse sviluppatisi in Africa o in India. Nel medioevo probabilmente gli scoiattoli aumentano la diffusione in Europa. Attualmente diffusa in molte parti del mondo con 200.000 contagiati ogni anno.

II millennio a.C. testimoniata in resti ossei in India

IV secolo a.C. Le milizie di Alessandro, di ritorno dall’India, trasportano il batterio in Europa che con l’espansione romana arriva in Britannia, Gallia, Pannonia e Scandinavia

XII secolo d.C. diventa endemica in Europa sino al XVI secolo


MALARIA (genere Plasmodium) –  parassitosi originata da varie specie di eucarioti monocellulari del genere Plasmodium, con Plasmodium falciparum quella più pericolosa per l’uomo. Trasmessa da zanzara anofele. Endemica in molti paesi dell’emisfero sud. Probabilmente trasportata durante le emigrazioni pleistoceniche.

2000-1000 a.C. Si separò acquisendo la possibilità di infettare i globuli rossi dei gorilla e dell’uomo.

Nel 2018 l’OMS ha stimato 228 milioni di casi e 405.000 morti (il 93% in Africa)


RABBIA virus del genere Lyssavirus, trasmesso all’uomo da canidi selvatici o domestici, pipistrelli e gatti. Zoonosi sconosciuta. 59.000 morti all’anno (soprattutto bambini) tra i 14 milioni coinvolti da morsicature animali. Esiste il vaccino.

XVIII secolo a.C. testimoniata in una disposizione di legge del Codice di Hammurabi


VAIOLO – virus forse evolutosi da antenati presenti nei roditori. Eradicato dal 1980.

1200 a.C.: riscontrato in Egitto (Ramses V)

165-190 d.C. (forse morbillo). Peste Antonina. Il virus fu trasportato dai soldati di rientro dalla campagna contro i Parti (Iran). Colpi pesantemente Aquileia e Roma dove causò 2.000 morti al giorno, uccidendo 1/4 deli infetti. L’esercito fu decimato e in alcune zone morì 1/3 della popolazione. I morti complessivi nell’Impero sono stimati tra i 5 e i 30 milioni.

250-270 d.C. (forse morbillo o ebola). Peste di Cipriano, nord Africa, Roma. Le popolazioni dall’Egitto a Cartagine furono pesantemente colpite dal virus che arrivò a mietere circa 5.000 vittime al giorno nell’impero, di cui gran parte a Roma.


INFLUENZA RAFFREDDORE – virus aviari. Endemici in tutto il mondo. Colpisce tra il 5 e il 15% della popolazione adulta (da 350 milioni a 1 miliardo di persone. Ogni anno tra i 3 e i 5 milioni di casi evolvono in complicanze che causano il decesso in circa il 10% dei casi (da 250 a 500 mila morti).

412 a.C. sulla costa del Mar di Marmara Ippocrate individua una serie di disturbi.

1889-1890 d.C. San Pietroburgo, Europa e subito dopo pandemica su tutto il mondo. Uccise circa 1 milione di persone.


DENGUE – 4 sierotipi del virus ospitato principalmente nell’uomo e veicolato dalla zanzara Aedes. Endemico nelle zone umide nella fascia di 70° di latitudine a cavallo dell’equatore: un centinaio di paesi e metà della popolazione mondiale. Incidenza aumentata di 30-40 volte negli ultimi decenni. Si stimano 50-100 milioni di infezioni ma altre valutazioni arrivano a 400 milioni di infettati all’anno, di cui 100 milioni sintomatici.

III – IV secolo d.C. prima descrizione in una enciclopedia cinese

XVII secolo descritte numerose epidemie

1779-1780 epidemia in Africa e America settentrionale

1950 epidemia nelle Filippine, Thailandia

2010 focolai Francia e Croazia

2012 focolaio endemico a Madeira (2.000 casi)

2015 epidemia a Delhi e nelle Hawaii, focolaio a Nimes (7 casi)

2016 grandi focolai in Centro America e Brasile, Filippine, Malesia, Isole Salomone, Burkina Faso

2017 Centro America, Panama, Perù, Pacifico occidentale, Australia, sud-este asiatico, contro Africa, alcuni casi (non tutti d’importazione) in Europa

2019 epidemia nelle Filippine (146.00 casi con 622 morti)


PESTE (Yersinia pestis) – batterio ospitato in origine nei gerbilli del Tibet, spesso veicolato dalle pulci dei topi.

542 d.C. peste bubbonica o di Giustiniano: Africa, Egitto, Costantinopoli. Per un paio di secoli si ripresentò a ondate nei porti mediterranei. A Costantinopoli causò la morte del 40% degli abitanti, segnando forse l’inizio della fine dell’Impero, di cui pare abbia causato la morte del 10% della popolazione.

1346-1353 morte nera (peste bubbonica) tra Asia ed Europa. Lasciò la devastazione e spazzò via 20-30 milioni di europei, il 30-40% della popolazione.

1348 Venezia. Uccise 1/3 o più della popolazione, allora stimata in 110.000 abitanti

1423 Venezia. Si registravano all’incirca 40 decessi al giorno.

1576 Venezia. Uccise 50.000 dei 180.000 abitanti.

1630 Venezia, Toscana, Nord Italia, Milano, Svizzera. A Venezia uccise 46.000 delle 142.000 che vivevano in Centro Storico e circa 46.000 nelle isole.

1665-1666 Inghilterra (peste nera). Causò la morte di 100.000 persone, tra cui il 15% della popolazione di Londra.

1720-1723 Marsiglia. Si stimano 100.000 nella regione di Marsiglia, compreso il 30% della popolazione della città.

1770-1772 Mosca. Causò 100.000 morti.


SIFILIDE (Treponema pallidum) – batterio forse già in Europa prima della scoperta dell’America. Presente in tutto il mondo

prima del 1492 tracce su scheletri umani in Inghilterra

1495 Barcellona, ne parla in una lettera N. Scillazio. Accertata in Europa a metà XVI secolo.


TIFO PETECCHIALE (Rickettsia prowazekii) ­- batterio trasmesso da pidocchi e pulci.

1571-1572 Costa Dalmata e Grecia. Condiziona pesantemente prima la flotta Veneziana poi quella Turca nella guerra per il controllo di Cipro e del Mediterraneo, che si concluse a Lepanto. In complesso tra rematori, marinai e truppe delle due flotte, potrebbe aver causato alcune decine di migliaia di morti.


VAIOLO, MORBILLO, INFLUENZA ­- micidiali per le popolazioni indigene colonizzate dagli europei

XVI secolo eliminano circa il 90% dei 60-80 milioni di indigeni americani

XVII e XVIII secolo eliminano gran parte degli indigeni di Australia, Indonesia e Sudafrica


FEBBRE GIALLA ­- virus endemico nelle aree tropicali dell’Africa, del Centro e del Sud America, Trasmessa da zanzare aedes.

1635 segnalato nelle Antille, forse trasportato dagli schiavi africani, dove probabilmente infettava da tempo indefinito scimmie e umani

1793 Filadelfia


POLIOMIELITE – numerosi ceppi virali del gruppo dei poliovirus. Presente per secoli in molti paesi. Oggi eradicata con vaccini in Occidente e in Africa.

XIV-XIII secolo a.C. Egitto

XVIII-XIX secolo d. C. Inghilterra, Francia, Norvegia, Svezia, Germania, Australia

1895 Stati Uniti

1916 New York. Infettò 27.000 persone portandone a morte circa 6.000


COLERA – causata da un vibrione (batterio), diversa da quella descritta da Ippocrate nel V secolo a.C. Focolaio nel Bengala (India). Oggi esiste un vaccino a copertura limitata.

1782 descritta da Sonnerat in India

1817-1823 Jessora, Calcutta, India, Tibet, Ceylon, Bombay, Golfo Persico, Persia, Bagdad, Teheran, Astrakan e foci del Volga

1828-1838 Bengala, Caucaso, Polonia, Romania, Austria, Belgio, Francia (Marsiglia, Parigi, mortalità 2,2%, Bordeaux letalità 70%), Nord Italia, Regno Due Sicilie (30.000 morti, a Napoli letalità del 63,3%), Inghilterra, Nord America.

1849 Nord-Est dell’Italia, Brescia, Verona, Treviso, Venezia, Trieste

1849-1854 Italia, forte mortalità in un quartiere londinese

1853 Crimea, Gallipoli (18.000 morti tra le truppe alleate)

1864-1874 Singapore, Sumatra, Afganistan, Persia, Arabia, La Mecca (uccise 30.000 dei 90.000 pellegrini), Egitto, Costantinopoli (altri 30.000 morti), Ancona (533 morti), Milano (4.889 morti).

1884-1886 Tonchino, Francia, Genova, La Spezia, Massa, Venezia, Napoli, Argentina, Sud America, Egitto

1892-1893 Russia, Amburgo, Europa, Italia (qualche decina di vittime)

1902-1926 La Mecca, Mar Caspio, Russia, Brindisi, Russia. Sull’Isonzo 6.000 morti tra truppe italiane.

1921-1924 India, 800.000 morti.

1973 Napoli, Campania, Puglia, Sardegna, (24 decessi), Barcellona (per 2 anni)

1990-1991 Sud-Est asiatico, Africa, Perù.


SPAGNOLA – virus aviario

1918 Kansas

1919-1920 pandemica sul pianeta. Infettò mezzo miliardo di persone facendo da 50 a 100 milioni di morti.


MARBURG – virus forse dovuto a spillover dai pipistrelli. Arriva dall’Uganda con scimmie da laboratorio. Imparentato con ebola. Alto tasso di letalità. Eventi brevi e limitato numero di contagiati.

1967 Marburgo, Francoforte, Belgrado. 25 infettati e 7 morti.

1975 Sud Africa

1980 Kenia

1977 Kenia

1998-2004 Congo, Angola. Un centinaio di morti.


ASIATICA – miscela di virus di influenza aviaria.

1957-1958 si presentò in Cina per poi diventare pandemia. Si manifestò stagionalmente in vari paesi per un decennio perdendo virulenza. Causò tra 1 e 2 milioni di morti.

1968-1969 mutato, riemerge a Hong Kong e negli USA per poi causare nuova pandemia che fece tra 750.000 a 2 milioni di morti.


AIDS (HIV) – serbatoio del virus individuato in una popolazione di scimpanzè del Camerun. Presente oggi a livello globale. Gli infetti sopravvivono in relazione alle possibilità di assumere continuamente un cocktail di farmaci molto costosi.

1908? spillover

1920? spillover

1930 Congo, Kinshasa prima epidemia al tempo non riconosciuta

1981 Atlanta, individuato come causa di alcune patologie. Si stimano sinora 35 milioni di vittime e altri 40 milioni di infettati sono perennemente in trattamento farmacologico.


HENDRA – serbatoio del virus nelle volpi volanti. Arriva all’uomo attraverso i cavalli. Sequenze di eventi brevi e pochi contagi. Letalità superiore a ebola (60% negli umani, 75% nei cavalli).

1994-2019 Costa orientale dell’Australia. Una cinquantina di ricadute. Morti 4 veterinari e una ottantina di cavalli.


NIPAH – serbatoio del virus nelle volpi volanti. Arriva all’uomo tramite i maiali. Focolai episodici con qualche centinaio di infettati. Letalità elevata.

1998 Malesia. 265 persone contagiate, un centinaio di morti.

2004 Bangladesh

2013 Bangladesh. Un centinaio di infettati e una quarantina di morti.

2018 India. Qualche decina di infettati.


SARS (SARS-CoV) – serbatoio del virus nel pipistrello. Arrivata all’uomo  tramite animali presenti nei wet market cinesi.

2002-2004 Guangdong, Hong Kong, la pandemia coinvolse 32 paesi in particolare Canada, Taiwan, Singapore, Vietnam, USA, Svizzera. Dal 2004 nessun altro caso. Circa un migliaio di morti.


INFLUENZA SUINA (a/H1N1) – spillover dai maiali. Stime inattendibili per i contagiati.

2005-2009 Stati Uniti (alcuni casi)

2019-2010 Messico, poi dopo una mutazione del virus pandemica in 80 paesi. Forse 1,4 miliardi di infettati e tra poche migliaia e mezzo milione di vittime.


MERS-CoV – coronavirus ospitato dai pipistrelli. Passa all’uomo tramite i dromedari. Mortalità elevata.

2012 Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Arabia Saudita e altri paesi medio orientali.


EBOLA – virus ospitato dai pipistrelli. Arriva all’uomo tramite le scimmie. Attualmente epidemica in Congo. Nel dicembre 2019 l’OMS approva il vaccino (efficacia quasi totale).

1976 prime evidenze in Sudan e Congo

2014-2016 Guinea, Liberia, Sierra Leone, Nigeria, Mali, Senegal. Qualche caso negli Stati Uniti, Spagna, Italia. 11.325 morti.

2018 sta circolando in Congo


ZIKA – virus ospitato da primati, grandi mammiferi africani e roditori. Trasmesso da zanzara Aedes. Innocuo per adulti e bambini, nelle donne può causare malformazioni fetali.

1947 isolato in Uganda

2015 sta circolando in Sud America, America Centrale e Stati Uniti meridionali


COVID-19 (è il nome della malattia causata, in realtà il nome del virus è SARS-CoV-2) – coronavirus forse ospitato nei pipistrelli. Passato all’uomo forse tramite animali presenti negli wet market cinesi. Pandemia in corso. Forse presente in più località prima della comparsa ufficiale a Wuhan. Al 21 ottobre 40.455.651 casi e 1.119.431 morti.

Dicembre 2019 prima (?) comparsa a Wuhan (Cina)

Marzo 2020 dichiarazione di pandemia globale


 

Nota metodologica.

Come già ricordato nel testo, questa elencazione non presenta le caratteristiche di un lavoro scientifico, sia per i criteri di raccolta dei dati che a causa dell’incertezza e della contraddittorietà di parecchie delle fonti consultate.

Di conseguenza, una parte delle date e dei luoghi vanno considerati indicativi, mentre le cause e gli effetti di un buon numero di eventi riportano ipotesi o stime, definite talvolta con differenze significative, dopo decenni o secoli e consolidate nella loro approssimazione per mancanza di ulteriori informazioni.

Esempi eclatanti sono la valutazione dei morti per la Spagnola che varia tra i 20 -50 -100 milioni e dell’Asiatica che passa da 1 a 2 milioni. O lo spillover di Ebola, di cui si fanno risalire le prime evidenze al 1976 ma che alcuni non escludono di collocare ai tempi della cosiddetta “Peste di Cipriano” o come causa di una epidemia ad Atene nel 430 a.C.

O ancora, l’HIV di cui la data dello spillover viene riportata da alcuni studi al 1920 o addirittura al 1908.

Così la definizione della data dell’evento, che per alcuni rileva il suo inizio mentre da altri viene individuata forse come il momento di maggiore gravità. O per il luogo, che viene talvolta scelto a seconda della sensibilità personale di chi riporta la notizia o per il “contesto” storico in cui si colloca la notizia.

Il lavoro si propone come generico memorandum della sequenza dei più importanti eventi legati a zoonosi e pandemie da patogeni. In qualche caso le notizie rintracciate sono state numerose ma solo in un limitato numero coincidenti. In altri, invece, ben poco è stato possibile individuare con un approccio che ha intenzionalmente caratteristiche divulgative e vuol suggerire una serie di stimoli per considerazioni di carattere generale ed eventuali approfondimenti.

Necessariamente gli elementi di incertezza aumentano quanto più si va indietro nel tempo.

I fatti più recenti, all’incirca dalla metà del secolo scorso in avanti, sono molto più attendibili e precisi.

Relativamente a quanto è possibile essere precisi, anche dal punto di vista rigorosamente scientifico, a riguardo di una zoonosi o di una pandemia.

 

Di seguito alcuni criteri a cui mi sono attenuto e qualche fonte particolarmente significativa.

Ho fatto quasi esclusivamente ampio ricorso a numerosi siti di vario tipo presenti in rete, avendo cura di trovare il massimo livello di conferma incrociando le informazioni da fonti diverse.

 

Siti e pagine Web (alcuni, i più significativi).

World Health Organization

Ministero della Salute

Istituto Superiore di sanità

Dizionario di medicina Treccani

Ufficio federale sanità pubblica (Svizzera)

Manuale MSD – Versione per professionisti e per pazienti

Epicentro – portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica

National Geographic – Storica

Pediatria on line

Le Scienze

Infovac

My Personal Trainer

Interviste a David Quammen

Lavori di studiosi di alcune Università (Padova, Bologna, Barcellona. Ecc.) e di alcuni ospedali.

Wikipedia

 

Testi:

Spillover – David Quammen (2012)

La Repubblica del Leone – Alvise Zorzi (1979)

Lepanto – Alessandro Barbero (2010)

13 risposte a “Le zoonosi ci sono sempre state

  1. Ringrazio innanzi tutto l’autore di questo interessantissimo articolo.
    Dissento però su un punto di rilievo, allorché squalifica i negazionisti del Covid-19 ed esclude complotti. Io credo che nessuno sappia cosa sia veramente successo. L’ipotesi più accreditata e probabilmente vera è che il virus origini dalla Cina. Personalmente non riesco a spiegarmi la sua rapidissima diffusione in tutto il mondo (alcune settimane o un paio di mesi). Certo la libera circolazione di merci e persone ne ha sicuramente facilitato la diffusione, lo stesso resto perplesso. Strano che l’Africa non sia coinvolta, almeno non come molti altri paesi del mondo.
    Quanto ai cosiddetti negazionisti e/o complottisti penso che bisogna precisare. Innanzi tutto credo che nessuno neghi davvero la presenza di questo virus, ma piuttosto il modo di affrontare la pandemia. La letalità del virus è bassa, non paragonabile al virus della Spagnola o all’ebola. Certamente il virus è pericoloso, più di quello della comune influenza invernale che comunque fa sempre molte vittime. In Svizzera le vittime accertate del Covid-19 sono a tutt’oggi (1° novembre) circa 2000 (duemila),
    ma ogni anno muoiono in questo paese 50’000-60’000 persone, dunque i morti del 2020 dovrebbero essere al 1° novembre circa 40’000.

    Che fare? Pardo (non Pardi!) dice che il problema è irrisolvibile. La scelta è tra morire di fame (bloccando tutto) o accettare un’elevatissima mortalità.
    L’unica soluzione sarebbe il vaccino, ma non sappiamo quando arriverà e se ci si potrà fidare per gli eventuali effetti collaterali.
    Personalmente non vedo alternativa all’immunità di gregge perché il virus c’è, è ormai diffuso a livello planetario e dovremo conviverci a lungo. Il virus della Spagnola imperversò due anni (1918-1920) e poi scomparve.

    Quando ai complotti c’è anche chi si rallegra di questa pandemia, come lo schifoso ex collaboratore di François Mitterand, Jacques Attali, che nel 2009 (!!!) disse all’Express che “una piccola pandemia favorirà l’instaurazione di un governo mondiale”. Attali è un mondialista e non è il solo. Non dico che il Covid-19 sia stato diffuso ad arte (dalla Cina o dai mondialisti). E credo sia anche difficile stabilire ora se l’attuale pandemia sia “piccola” (come auspicava Attali) o maledettamente più seria.
    Vorrei solo sottolineare che a qualcuno piace (penso anche al papa con la fissa della fratellanza universale e la richiesta di un vaccino per tutti gli attuali quasi 8 miliardi di esseri umani – un affarone per le case farmaceutiche).

  2. Mi associo ai ringraziamenti. Purtroppo l’elenco è incompleto. Di antropozoonosi ce ne sono come minimo un’altra cinquantina ed alcune di queste anche molto importanti: Antrace; Leishmaniosi, Psittacosi, Tularemia, Graffio di gatto; BSE; Leptospirosi, ecc. ecc. Con alcune antropozoonosi “conviviamo” da tempo, e cioè da quando con la domesticazione neolitica viviamo a stretto contatto con varie specie di animali. In queste migliaia di anni ospiti e patogeni si sono reciprocamente “adattati”. Con altre, e mi riferisco in particolare alle ultime (Ebola; Sars; Merv; Covid19, ecc.) non c’è stato il tempo ed è per questo che fanno danni ed incutono paura. Questi ultimi “spillover” sono dovuti all’interazione tra animali selvatici-agglomerati urbani ed accresciuta e più veloce mobilità. Fintanto che le infezioni coinvolgevano piccole comunità isolate, i problemi (epidemie) restavano limitati e nessuno se n’è accorto. Ora diventano pandemie. Da tutto questo alcuni demagoghi traggono lo spunto per attaccare in toto la convivenza/utilizzo degli animali domestici ed accusando la pratica dell’allevamento incitano al vegetarianesimo e/o veganesimo obbligatorio per tutti. E’ vero il contrario. Dove gli animali domestici sono allevati in modo “protetto” e cioè ben separati dall’ambiente circostante, non si verificano problemi: la BSE resta un’eccezione. Quando invece in paesi “sviluppati” come la Cina, restano attive delle autentiche follie come gli “wet market”, è facile che succedano di nuovo situazioni analoghe all’attuale pandemia da Covid19.

  3. Ora che ho riletto, mi sono reso conto di aver dimenticato di citarne altre: Brucellosi, Toxoplasmosi, Trichinellosi, Giardia, ecc.

  4. Pingback: Le zoonosi ci sono sempre state — Risorse Economia Ambiente – Redvince's Weblog

  5. X Sergio: proprio la lunghezza dell’elenco (incompleto, come giustamente fa notare Franco!) di per sé testimonia quanto vada esclusa l’eventualità di un complotto. Non si capisce perché il complotto dovrebbe essere alla base della Covid-19 e non delle precedenti pandemie. Non certo per la velocità di diffusione che, favorita sicuramente oggi dalla enorme velocità di spostamento che caratterizza la società umana, non è stata affatto inferiori in tempi in cui il trasporto aereo ancora non esisteva: tra il 1889 e il 1890 la pandemia di influenza da San Pietroburgo, nonostante non esistessero ancora gli aerei, si diffuse velocemente a livello globale, raggiungendo in cinque settimane il picco prima in Europa e poi nel resto del mondo, e uccidendo circa un milione di persone. O la Spagnola che, quando gli aerei avevano ancora le ali di tela o poco più, in alcune settimane arrivo persino nelle isole remote del Pacifico e nell’Artico.
    Premesso che l’influenza è tra noi da secoli e che abbiamo imparato a difenderci e gestirne gli effetti, mentre la Covid-19 è emersa da pochi mesi e solo da un certo numero di settimane abbiamo messo a punto delle cure abbastanza efficaci, confrontando la pericolosità tra la Covid-19 e la “normale influenza”, si sottovalutano tre aspetti decisivi:
    a) per la prima non abbiamo un vaccino, per la seconda ogni anno ne aggiorniamo uno che viene distribuito gratuitamente e ampiamente alla fetta maggiormente esposta della popolazione. Non a caso la seconda presenta una letalità affatto trascurabile tra la popolazione non vaccinata.
    b) la prima, com’è ormai provato, viene diffusa principalmente da una vasta popolazione di soggetti inconsapevoli e totalmente asintomatici, mentre la seconda da soggetti sintomatici dai quali è possibile restare opportunamente lontani.
    c) La prima lascia, in numerose persone guarite o paucisintomatiche, in eredità “cicatrici” permanenti in diversi organi (polmoni, cuore, vasi sanguigni, reni, sistema nervoso). La seconda non determina niente di simile.

  6. “quanto vada esclusa l’eventualità di un complotto”

    Per quanto ne so di complotti non parla nessuno. Il problema è costituito piuttosto dai cosiddetti negazionisti che negano non già l’esistenza del virus ma la sua pericolosità e rifiutano perciò le misure draconiane adottate compresa la mascherina (inizialmente si disse che non serviva a niente). Il numero di vittime è attualmente di poco superiore al milione mentre la Spagnola fece in due anni 50 milioni di vittime in una popolazione mondiale di circa due miliardi (secondo altre stime le vittime potrebbero essere state 100 mln).
    Interessante quanto dici sulla rapidità di diffusione del contagio in tempi in cui non esistevano i moderni mezzi di trasporto e la libera circolazione. La peste nera del XIV s. ci mise però anni per arrivare in Europa, ma oggi siamo 7,8 miliardi.

  7. X Sergio: ma non tua la frase “Dissento però su un punto di rilievo, allorché squalifica i negazionisti del Covid-19 ed esclude complotti” ?
    A quella mi sono riferito parlando di “complotti”. Ma non è importante.
    Per la pericolosità ho recentemente suggerito di registrare dei “corti”, qui, in alcuni ospedali veneti, sia nelle sale Covid che nelle terapie intensive. Corredati da interviste a dimessi guariti, medici e infermieri coinvolti. Da far girare poi su tutti i media proponendo anche visite guidate agli scettici.
    Una certa confusione nell’affrontare la pandemia sta nelle cose. Tutti noi quando veniamo colti impreparati ci mettiamo in confusione. Si può in qualche misura capire che sia accaduto anche alle strutture e alle persone che si sono trovate improvvisamente con la responsabilità di fare fronte a uno tsunami invisibile. Una parte poi della “confusione” (in questo caso individuata con la diversità dei pareri) è inevitabile nell’approccio scientifico. In quasi tutti i processi scientifici di ricerca gli approcci e le analisi raramente coincidono in una prima fase; di solito convergono progressivamente (senza quasi mai arrivare alla totale uniformità) a mano a mano che gli studi progrediscono. Fermo restando che su questioni anche ben più studiate di questo virus e dei suoi effetti, le distanze tra posizioni diverse sono e paiono restare molto grandi tra scienziati. Per non parlare degli approcci para-scientifici. Per l’ambito sanitario basta ricordare le posizioni sull’omeopatia. C’è forse da meravigliarsi se poi, rispondendo alla pressante e giornaliera richiesta di informazioni (oggi la società sembra richiedere più informazioni che molecole di ossigeno!!!) nei media compaiono pareri diversi, notizie contrastanti, assunti provvisori, ecc. Starebe nella responsabilità degli esperti e nella serietà e preparazione dei giornalisti limitare il loro dire e scrivere a opportune puntualizzazioni e non dispensare pseudo-verità basate sul nulla.
    In ogni caso insisto: non c’è alcun motivo a sostegno del negazionismo o del riduzionismo. E ancor meno del complotto. Tutti così cari a chi, forse più degli altri, non sa affrontare le proprie paure difronte a un nemico che continua a sfuggire alla nostre armi, per ora, piuttosto spuntate.

  8. Una bella intervista a Mario Vargas Llosa nella Neue Zürcher Zeitung di oggi:
    https://www.nzz.ch/feuilleton/mario-vargas-llosa-ueber-corona-lockdown-und-die-freiheit-ld.1584005

    Che c’entra? Be’, può interessare a chi apprezza lo scrittore. Ma io la segnalo perché c’è un passaggio sulla pandemia condivisibile, che io condivido. Per carità, l’opinione di Llosa non è vangelo, è un’opinione.
    Usare il traduttore di Google.

    “In Spanien sind wir besonders sensibel, weil wir vierzig Jahre Franco-Diktatur hatten und die Freiheit neu erringen mussten. Wir geben sie nicht einfach so wieder her. Der Grat zwischen vernünftigen Massnahmen zur Eindämmung der Pandemie und Machtanmassungen der Politik ist naturgemäss sehr schmal.

    Die Frage ist – wo genau verläuft die rote Linie?

    Schauen Sie in den Norden. Schweden oder auch Norwegen haben vorgemacht, dass es keinen nationalen Lockdown braucht, um die Gesundheit und die Sicherheit der Bürger zu gewährleisten – insofern haben eigentlich alle europäischen Regierungen überreagiert. Ich halte den Lockdown für einen Fehler. Dass die krasse Beschränkung der Freiheit Sinn hat, ist überhaupt nicht erwiesen. Dafür gibt es absolut keine Evidenz, weder empirisch noch logisch. Ganz im Gegenteil – Freiheit ist eine Kraftquelle für den Kampf gegen das Virus. Und mir schwant, dass nun die Regierungen, im Zeichen der zweiten Welle, wiederum zu Übertreibungen neigen. Die Frage ist dann bloss, ob und wie lange dies die Mehrheit der Bürger hinnimmt.

    Die Voraussetzung für ein liberales Corona-Regime ist das wechselseitige Vertrauen zwischen Staat und Bürger. Ist dies in Spanien gegeben?

    Spanien ist kein so chaotisches Land, wie Sie nun unterstellen . . .

    . . . keineswegs. Aber die Spanier haben eine leicht anarchistische Grundtendenz wie manche lateinischen Länder . . .

  9. Non mi permetto di discutere Vargas Llosa come scrittore o drammaturgo, ma come epidemiologo non lo scelgo tra gli esperti.
    Ho predisposto una tabellina, che purtroppo non posso allegare qui, da cui risulta che se la Norvegia ha avuto una letalità (morti/contagiati) di 1,3666, dello stesso ordine di Finlandia (2,1832) e Danimarca (1,5286), tre paesi che presentano situazioni geo-ambientali non troppo dissimili,
    Non così si può sostenere per la Svezia che, pur anch’essa assimilabile alle altre tre, si trova più o meno al nostro livello con un tasso di 4,778. La sua letalità è analoga a quella di un paese come l’Italia (5,3359) che ha fatto da avanguardia impreparata a tutti gli altri e nelle prime due-tre settimane ha pagato uno scotto gigantesco.
    Tra l’altro con un tasso di contagio della popolazione identico a quello dell’Italia.
    La Svezia aveva avuto il tempo di prepararsi, ma non lo ha fatto pretendendo di fare la prima della classe e mettendo in riga una fila di morti che poteva risparmiarsi.
    Sostenere poi, come fa Llosa che “la libertà è una fonte di forza nella lotta contro il virus” mi pare una affermazione del tutto estranea a qualunque evidenza scientifica.
    Come il suo paragonare quarant’anni di franchismo a qualche settimana o mese di limitazione della liberta di movimento-spostamento (in tutti i lookdown non si è mai limitata la libertà di stampa, di religione, di associazione, di espressione politica, di circolazione di idee, ecc.) mi sembra una forzatura priva di qualunque fondamento.
    Nel raccogliere i dati di molti altri paesi, ho anche rilevato la scarsissima attendibilità dei dati di quasi tutti i paesi africani, dove probabilmente la capacità di monitoraggio è inferiore alle capacità di curare gli infettati.

    • Grazie delle precisazioni e rettifiche. Sì, quella frase di V. Llosa (“La libertà è una fonte di energia …”) è un po’ retorica e poco convincente. Evidentemente il blocco a Llosa non piace, nemmeno a me e penso a tantissime altre persone che non vivono nel terrore di contagiarsi. Ma sarà difficile, impossibile direi, sfuggire al virus: prima o dopo siamo destinati a infettarci tutti e magari non ce ne accorgeremo neanche (c’è chi dice che il 90% dei contagiati non avrà problemi). Si può comunque contenere la diffusione del virus, soprattutto per tutelare le persone a rischio.
      Un medico cinese ha detto a Susanna Tamaro: non farsi prendere dal panico, l’ansia e la paura debilitano il sistema immunitario.

  10. Sulla questione zoonosi invito a rileggersi quello straordinario saggio che è “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond. Le malattie di cui parla sono appunto le zoonosi che hanno permesso all’uomo bianco e alla civiltà occidentale di dominare il mondo. Tutto il saggio è una lunga risposta alla domanda che gli fece un giorno un indigeno della Nuova Guinea: perché siete stati voi bianchi a venire da noi (sottinteso: a portare tutto questo ben di dio che vi circonda e a comandarci) e non viceversa? Se continua così, fra qualche secolo qualcuno scriverà un libro, spiegando perché gli asiatici (in pratica i cinesi) hanno ribaltato la situazione in seguito ad una terribile pandemia.

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