Le bufale sul referendum del 17 Aprile

CERVIA A CLUSTER

Si dice che, se passerà il referendum, saremo costretti a chiudere i rubinetti al 60-70% della produzione nazionale di gas naturale.

Sarà vero?

Di Dario Faccini

E’ ora disponibile la seconda parte di questo articolo: “La morte fossile dell’Italia“.

Il 17 Aprile si terrà il referendum sull’estrazione di idrocarburi in Italia. Per ora è sicuro solo un quesito, mentre altri due potrebbero aggiungersi dopo il 9 marzo, in base a quanto deciderà la Consulta.

Concentriamoci allora per ora solo sull’unico quesito sicuro.

CHIUDERE O NON CHIUDERE?

Innanzitutto va chiarito che, contrariamente a quanto si crede, non sono coinvolte le nuove concessioni, bensì le sole concessioni marine già in essere. Per capire cosa prevede, si deve fare un passo indietro, al periodo 2010-2013, quando tre distinti decreti hanno ridotto drasticamente le aree marine aperte a nuove perforazioni, vietando nuove concessioni marine entro le 12 miglia dalla costa e dalle aree protette e aprendo un’unica nuova area nel mar Balearico, contigua ad analoghe aree spagnole e francesi (zona E). [1] In figura 1, si può osservare la variazione intervenuta.

variazione divieti coltivazioni nazionali

Figura 1: zone marine aperte alle attività minerarie, prima del 2008 e dopo il 2013. Fonte: DGRME-MISE, Il Mare, edizione speciale del Bollettino Ufficiale delle Risorse e Degli Idrocarburi, Marzo 2015.

 

Tali divieti si applicano solo alle richieste di concessioni successive al 20/6/2010. Per tutte le concessioni richieste prima di questa data, è possibile ottenere proroghe alla loro scadenza sino a quando il giacimento non sia esaurito.

E qui si inserisce il quesito referendario, , il cui significato si può riassumere così:

Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?

In pratica, se il quesito dovesse passare, alla scadenza delle concessioni nelle aree ora vietate, le piattaforme e i pozzi ancora attivi dovranno cessare le attività estrattive e la perforazione di nuovi pozzi.

Ma quanto petrolio e gas rimarrebbe nei giacimenti in questione? Parecchio a sentire le voci che circolano in rete:

…in pratica con già tutte le strutture fatte, i tubi posati sul fondo del mare e senza dover fare nessuna nuova perforazione, saremmo costretti a chiudere i rubinetti delle piattaforme esistenti da un giorno all’altro rinunciando a circa il 60-70% della produzione di gas nazionale (gas metano stiamo parlando e non petrolio). Non potendo da un giorno all’altro sopperire a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili il tutto si tradurrebbe in maggiori importazioni ed incremento di traffico navale (navi gassiere e petroliere) nei nostri mari, alla faccia dello spirito ambientalista che anima i comitati promotori e con sostanzioso impatto sulla nostra bolletta energetica.

A parte l’errore ortografico (“gasiere”), la contraddizione (afferma che non perderemmo petrolio ma ci sarebbero più petroliere in transito) e la scarsa conoscenza di come avvengono i trasporti per il gas naturale (per la quasi totalità attraverso metanodotti), rimane interessante capire se quel 60-70% di produzione persa “da un giorno all’altro” è credibile oppure no.

FUORI I DATI

Gli unici dati ufficiali in proposito sono quelli della Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche(DGRME), che fa capo al Ministero per lo Sviluppo Economico. Di seguito ne forniamo una sintesi ragionata e semplificata. Per chi è interessato a saperne di più, c’è la nota [2].

Le “concessioni di coltivazione” sono licenziate per un minimo di 20 anni, con possibilità di ulteriori proroghe di 10 o 5 anni. Anche un paio d’anni prima che una concessione (o una sua proroga) scada, è possibile chiederne un’ulteriore proroga, il cui rilascio potrà avvenire anche dopo molti mesi dalla data di scadenza.

Ci sono quindi tre categorie di concessioni in mare.

A. Le concessioni oltre le 12 miglia, che non saranno toccate dal referendum. Su di esse insistono 43 piattaforme, di cui 31 eroganti, 9 non eroganti e 3 di supporto. Nel 2015 hanno prodotto 2,48 miliardi di metri cubi di gas, il 36% della produzione nazionale.

B. Le concessioni entro le 12 miglia, il cui permesso è già scaduto e di cui hanno già richiesto la proroga da mesi, se non da anni. Sono 9 concessioni in tutto, su cui insistono 39 piattaforme che nel 2015 hanno prodotto 622 milioni di metri cubi di gas, circa il 9% della produzione nazionale (1,1% dei consumi 2014). Queste concessioni, verosimilmente, saranno prorogate ancora una volta anche in caso di vittoria dei “si” al referendum, in quanto l’istanza di proroga è stata depositata quando era valida la vecchia normativa.

produzione concessioni scadute

Figura 2: Produzione storica di gas naturale dalle concessioni poste entro le 12 miglia, scadute e per cui è già stata richiesta la proroga.  Per la fonte vedere la nota [2].

 

La produzione storica di queste concessioni evidenzia un picco nel 1994, quando aveva raggiunto valori pari a circa 10 volte quello attuale (vedi figura 2) .

C. Le concessioni entro le 12 miglia, i cui permessi inizieranno a scadere a partire dal 2017 e termineranno nel 2027. Sono 17 concessioni [3], che nel 2015 hanno prodotto 1,21 miliardi di metri cubi di gas, circa il 17,6% della produzione nazionale (il 2,1% dei consumi 2014). Tra queste, 4 concessioni hanno permesso anche una produzione di petrolio pari a 500.000 tonnellate, circa il 9,1% della produzione nazionale (0,8% dei consumi 2014). Queste concessioni, nel caso vincano i “si” al referendum, non potranno essere prorogate.

produzione concessioni non scadute

Figura 3: Produzione storica di gas naturale dalle concessioni poste entro le 12 miglia, ancora non scadute. La legenda riporta, prima del codice della concessione, l’anno in cui essa scadrà.  Le concessioni sono ordinate dal basso verso l’alto secondo l’ordine con cui scadranno. Per la fonte vedere la nota [2].

 

La produzione storica di gas naturale di queste concessioni evidenzia un picco nel 1998, quando aveva raggiunto un valore oltre 4 volte quello attuale (vedi figura 3) . In questa categoria, spicca la concessione D.C 1.AG (scadenza 2018) che da sola produce 557 milioni di metri cubi, l’8% della produzione nazionale nel 2015.  Per la vicinanza delle scadenza e l’ancora ingente livello produttivo, la chiusura di questa concessione rappresenterebbe una perdita significativa a livello nazionale.

produzione petrolio concessioni non scadute

Figura 4: Produzione storica di petrolio dalle concessioni poste entro le 12 miglia, ancora non scadute. La legenda riporta, prima del codice della concessione, l’anno in cui essa scadrà.  Le concessioni sono ordinate dal basso verso l’alto secondo l’ordine con cui scadranno. Per la fonte vedere la nota [2].

 

La produzione storica di petrolio di queste concessioni evidenzia un picco nel 1988, quando aveva raggiunto un valore oltre 6 volte quello attuale (vedi figura 4). Pur essendo in fase declinante da moli anni, queste quattro concessioni presentano una produzione ormai piuttosto stabile che non dovrebbe variare molto approssimandosi alle date di scadenza.

CONCLUSIONI

Gli allarmismi che circolano in rete su una perdita “da un giorno all’altro” del 60-70% della produzione di gas naturale, in caso vincano i “si” al referendum del 17 Aprile, sono esagerati.

Innanzitutto la maggior parte della produzione di gas in Italia è a terra (34%) o in mare oltre le 12 miglia (36%).

La tempistica sarebbe poi dilazionata nei prossimi anni, sia tra le concessioni già scadute (hanno da tempo richiesto una proroga che verrà probabilmente loro concessa in ogni caso) che pesano per circa il 9% della produzione di gas, sia tra le concessioni che scadranno d’ora in poi (le uniche a subire un eventuale effetto del referendum) che pesano ora per circa il 17,6% del gas e circa il 9% del petrolio prodotti. Queste percentuali vengono ridotte di un fattore 10 se si considerano i consumi nazionali, anziché la produzione.

Complessivamente le percentuali citate corrispondono all’anno sui mercati a circa 360 milioni di dollari di gas naturale e a 180 milioni di dollari per il petrolio.[4]

Una concessione che produce gas naturale e gasolina, la D.C 1.AG, presenta una produzione la cui interruzione, nel caso il quesito referendario passasse, rappresenterebbe una perdita significativa a livello nazionale.

Le perdite produttive imputabili ad una eventuale vittoria dei si, sarebbero del tutto trascurabili a livello continentale ed internazionale, e non produrrebbero quindi una variazione sensibile nei mercati dei prezzi del gas o del petrolio. E’ quindi difficile pensare ad una ripercussione sui prezzi praticati al consumatore italiano.

Note

[1] Decreto legislativo n. 128/2010, Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, Decreto Ministeriale 9 agosto 2013. Per un sintesi si veda l’edizione speciale del Bollettino Ufficiale delle Risorse e Degli Idrocarburi, Marzo 2015, Il Mare, pubblicata dal DGRME-MISE.

[2] La DGRME-MISE mette a disposizione l’elenco delle piattaforme entro o oltre le 12 miglia marine. Varie piattaforme fanno poi capo ad una stessa concessione, e solitamente ogni concessione ha tutte le piattaforme o dentro o fuori il limite delle 12 miglia (tranne che per la B.C 3.AS, vedi nota [3]). Per ogni concessione il DGRME-MISE fornisce i dati della scadenza, delle proroghe e i dati storici di produzione, benché a volte con alcuni errori. Nella presente trattazione si è deciso di considerare per brevità solo le concessioni marine aventi piattaforme e pozzi marini eroganti. Alcune concessioni hanno però solo pozzi marini, senza piattaforme, o solo piattaforme che raccolgono la produzione di pozzi a terra. Tali concessioni non sono state qui mappate. Ecco perché la somma delle varie percentuali attribuite al gas naturale vede un ammanco di 3-4 punti percentuali.

Ci sono poi concessioni che presentano dati anomali, come la B.C 18.RI,(scadenza 2018) senza piattaforme e senza pozzi, che ha una produzione di gas (molto bassa) solo nel 2014 e nel 2015.

Non viene poi citata, ma c’è anche una piccola produzione di petrolio da concessioni scadute e di cui è stato richiesto il rinnovo.

Per la produzione di petrolio e di gas totali 2015, sono state usati i dati DGRME-MISE di produzione mensile distinti per concessione. Per i dati di consumo di metano e petrolio 2014 nazionali,  stato usato il BP Statistical Review 2015.

Molte piattaforme di produzione di gas naturale, producono anche gasolina (le cosiddette benzine naturali, ottenute dalla condensazione della frazione più pesante del gas naturale) che nono sono state trattate perché comunque prodotte in quantità modeste.

[3] Una concessione, con codice B.C 3.AS, presenta una delle cinque piattaforme oltre le 12 miglia. Nella presente trattazione la produzione erogata tramite questa concessione è stata considerata tutta “entro le 12 miglia”.

[4] Supponendo un prezzo di 5$/MBtu per il gas naturale e di 50$/Barile per il petrolio.

130 risposte a “Le bufale sul referendum del 17 Aprile

  1. Per essere strettamente precisi quello citato non è il vero quesito referendario ma la sua “traduzione” in italiano.

    Il quesito dovrebbe essere il seguente:
    «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia
    ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28
    dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio
    annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”,
    limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del
    giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di
    salvaguardia ambientale”?»

    • Ho preferito la traduzione in “italiano” data sull’Internazionale.

      • Scelta giustissima, ma per evitare contestazioni da parte degli sviluppisti suggerirei di non usare il verbo “recita” che sembra indicare una citazione testuale.
        (Poi magari mi faccio troppi scrupoli)

      • Si, in effetti non è il verbo giusto. Appena ho tempo lo cambio.

      • In effetti la questione è un filo diversa, col referendum si toglie la concessione infinita (per vita natural durante, appunto) solo quello va a toccare i referendum. Il che non significa che non si potrà più dare concessioni o estenderle, in quanto il testo rimane “i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi”, solo non si scrive più per sempre.

  2. Un ottimo articolo, sostenuto da dati molto interessanti.
    Grazie per il lavoro chiarificatore!

  3. Ottimo lavoro. Già pronta la citazione nel prossimo numero del Notiziario. Benito

  4. L’articolo non è male, ma ragiona con i numeri.
    Credete davvero che si terranno in produzione le piattaforme anche quando la produzione diventerà antieconomica?
    E succederà presto, se non si fanno altre perforazioni… anzi credo che se non si aprirà l’alto Adriatico Ravenna chiuderà comunque.

    • La produzione nazionale di idrocarburi resterà piuttosto attraente, visto che i nostri astuti amministratori applicano ad essa royalties bassissime. Resterà inevitabilmente piccola per carenza di riserve significative, ma nel suo piccolo comunque un ottimo affare per le compagnie. Un affare tra l’irrilevante ed il pessimo per i cittadini.

      Poi non saprei dire se il referendum abbia davvero un significativo impatto oppure no. Lo trovo apprezzabile come strumento, ma lo vedrei bene per altri temi. Per buttarne lì due a caso, il nostro sciagurato consumo di suolo e le inutili croste di cemento che paghiamo con la cartella delle tasse.

    • No, ed è proprio quello il punto del referendum, quando non converrà più estrarre petrolio eviteranno di farlo, ma il pozzo rimarrà ancora potenzialmente sfruttabile e quindi non demoliranno le piattaforme, cosa che farà guadagnare un sacco di quattrini a chi le piattaforme le realizza, considerando che lo smantellamento è opera costosa e delicata.

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  6. E’ fondamentale andare a votare per evitare che possa vincere l’astensionismo e che questa faccia massa con chi voterà NO. Solo il superamento del quorum farà vincere la democrazia.

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  8. Non crede che il prezzo di 5$/MBtu sia troppo basso per valorizzare il costo della produzione mancata?
    E’ significativo soltanto di questi mesi in cui il brent è stato ai minimi, ma guardando al futuro (e un po’ anche al passato), alzerei almeno a 7$/MBtu (che è stato il prezzo medio del 2015)
    Di conseguenza la mancata produzione vale almeno mezzo miliardo di € all’anno. Non proprio bruscolini.

    • Il gas segue il petrolio con molto ritardo, e il petrolio non risalirà molto presto. Ho dei dubbi che rivedremo i 7$/MBtu molto presto. Noterà che il petrolio l’ho valorizzato a un prezzo superiore a quello attuale, proprio perché risalirà ben prima, anche se non molto presto.
      Diciamo che sono stime attendibili nei prossimi 2 anni. Niente vieta che si facciano però ipotesi diverse, dall’articolo si possono ricavare le quantità da moltiplicare.
      Sul fatto che siamo sul mezzo miliardo all’anno e che non siano pochi, concordo anch’io.

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  10. Buonasera. Articolo molto interessante in quanto cerca di far luce su questo referendum mettendo in campo dati e non la solita fuffa per strumentalizzare l’una e l’atra parte. Però la conclusione non mi ha convinto più di tanto. Lei si è basato soltanto sullo screditare (giustamente) le ripercussioni economiche per il consumatore, ma comunque per quanto mi riguarda ci sono dei pro per votare NO: infatti, facendo un rapido conto rispetto al volume delle più grandi navi gasiere esistenti (266.000 m3), si ha che eliminando il contributo di questi giacimenti si avrebbe un aumento di circa 4550 navi gasiere (1,21*10^9/266*10^3), dato che non mi sembra irrilevante. Inoltre la fine delle concessioni avrebbe un impatto negativo anche dal punto di vista dell’occupazione. Cmq, per quanto mi riguarda questo referendum non ha un granchè senso in quanto mi sembrano giacimenti in esaurimento che forse diventeranno antieconomici nel giro di non molto tempo (magari per assurdo alla fine della concessione già esistente!!). Ancora complimenti per l’articolo, molto interessante.

  11. Quindi, tirando le somme, la fine delle concessioni quali conseguenze reali avrebbe? Non voglio dire nessuna, ma mi sembra di aver capito che sono abbastanza “limitate”. L’unico impatto potrebbe essere per l’occupazione (non da sottovalutare) e forse a livello economico per le compagnie che sfruttano quei giacimenti, che comunque non penso basino i loro fatturati proprio su questo.

    La ringrazio per la risposta in quanto estremamente interessante. Saluti

    • Stiamo provando a definire delle stime attendibili per l’occupazione. Appena le abbiamo le pubblichiamo.

    • Il referendum toglie dalla frase che è circa questa: le concessioni attuali sono salve, fino alla fine del giacimento (che è in un articolo che dice, non si può estrarre nelle 12 miglia”). Na roba del genere. Il referendum cancella la frase fino alla fine del giacimento.
      In altre parole, oggi hanno sostanzialmente concessioni illimitate con la vittoria del sì, non più, il che comunque non implica che non si possa estendere la concessione. In quanto rimane la frase: “I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi”. L’articolo diventerebbe una roba del genere, non si possono fare ricerca e estrazione nelle 12 miglia, ma le concessioni già date sono fatte salve. Teoricamente parlando ci sarebbe spazio per una interpretazione estensiva della norma.

  12. Una domanda, è possibile che comunque i giacimenti entro le dodici miglia possano continuare ad essere sfruttati tramite trivellazioni partenti da piattaforme oltre le dodici miglia utilizzando tecnologie di perforazioni direzionali?

  13. Buonasera. Se si votasse per non rinnovare le concessioni quale sarebbe la fine delle piattaforme esistenti? Verrebbero smantellate in sicurezza o lasciate li? Di chi sarebbe a carico l’eventuale smantellamento o manutenzione?

    • Come spesso accade, ciò che si vede è la punta dell’iceberg.
      Le piattaforme sono un problema relativo da un punto di vista ambientale. Per legge le aziende concessionarie devono trascinarle a terra e smantellarle, ma c’è la proposta di bonificarle e poi affondarle per creare hotspot biologici e punti di interesse per il turismo da immersione.
      http://nuke.lucavignoli.it/Portals/0/ARTICOLO_resoconto_LabeLab.pdf

      La procedure più complessa e costosa è invece la sigillatura dei pozzi, effettuata tramite l’iniezione a vari livelli di fanghi cementanti mediante l’utilizzo di un’apposita piattaforma “sigillatrice”, trasportata in loco per l’occasione.

      Tutti i costi sono naturalmente in capo all’azienda concessionaria, con la supervisione del DGS-UNMIG del MISE (ex. DGRME).

      http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/info/faq_idro.asp

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  16. Bell’articolo ma resta da capire:

    – Che ci si guadagna da un SI al referendum quindi!? anche se “””poco””” ma abbiamo da perderci (parliamo infatti di poco ma su un mercato che vale miliardi di euro dove anche il 2% non è una sciocchezza)

    – Ancor di più il SI non ha senso essendo quasi tutte piattaforme gas e non petrolifere (che tra l’altro nei nostri mari non è a pressione) e con la norma in abrogazione non se ne faranno altre ma riguarda solo le concessioni esistenti….

    – Unico dubbio è il “peso politico” del referendum. Non vorrei che il NO o il mancato quorum di un referendum posto volutamente male venga poi usato come pretesto per fare altre leggi che invece aumentino le concessioni ecc. (in questo caso direi grazie M5S, grazie Casaleggio per fare come sempre il gioco del renzipotere).

    • I vantaggi del SI sarebbero:
      1. innanzitutto il mantenimento strategico di una parte delle poche riserve di idrocarburi rimaste sul territorio nazionale; non si capisce perché l’oro debba essere custodito gelosamente mentre gli idrocarburi, che servono per mantenere servizi essenziali invece no; possiamo usare quello che ci viene venduto a prezzi stracciati da altri paesi produttori.
      2. Mandare un segnale di coerenza alle istituzioni: con la COP 21 di Parigi si è deciso di contrastare duramente i cambiamenti climatici lasciando quindi una parte degli idrocarburi nel sottosuolo, prima o poi dovremo pure iniziare, perché non adesso?

      Gli svantaggi sono di lieve entità e sono quantomeno dubbi.
      1) occupazione: non è chiaro, forse sarebbe in aumento nel medio termine perché attualmente molte piattaforme coinvolte hanno solo personale di manutenzione e sistemi di telecontrollo, mentre la chiusura dei pozzi e la bonifica delle piattaforme comporterebbe una certe dosi di investimenti e lavoro. Le aziende italiane che lavorano nell’indotto dell’upstream hanno la maggior parte della clientela internazionale.
      2. perdita benefici per tassazione+royalties: probabilmente limitata, comunque già calata molto in seguito al calo del prezzo del petrolio.

      • Buongiorno,
        Vorrei una delucidazione.
        Ci sono dei dati che ci dicono se ciò che è prodotto entro le dodici miglia viene utilizzato per il fabbisogno energetico o per l’export?
        Per capire di quanto influirebbe la perdita in fatto di export.
        Esistono altresì dei dati riguardanti il numero degli occupati nella produzione entro le 12 miglia?
        Ringrazio per l eventuale risposta

      • Fabbisogno energetico. La produzione nazionale di gas equivale a 5,9MTEP, contro 51,1MTEP consumati.
        Non ci sono dati sull’occupazione impiegata nelle piattaforme. Ci sono indicazioni che i numeri dovrebbero essere bassi perché la maggior parte dell’occupazione è nelle fasi di installazione/perforazione e non di coltivazione.

      • Gianluca Frattini

        Mi si sta dicendo che dovremmo rinunciare a “solo un po’ di gas”, “solo un po’ di royalties”, a “solo un po’ di occupazione” (ma “solo nel breve periodo”) e che, contemporaneamente, dovremmo accettare “solo un po’ più di navi” (il “più è trasportato da gasdotti”) e importare ” solo un po’ più di gas” da paesi come la Russia, ma in cambio avremmo:

        “Mandato un messaggio” (chi dovrebbe recepire?).

        Un po’ come “mandammo un messaggio” nel caso del nucleare o in quello ancor più triste ne caso della cosiddetta “acqua bene pubblico”.

        Mi pare che i costi, seppure “solo” lievi, superano di parecchio i benefici.

        Gianluca.

      • Dipende quali sono i benefici. Se sono nel conservare una parte delle riserve nazionali di idrocarburi, direi che i benefici non scappano. Sono rimasti intrappolati per decine di milioni di anni, non scompariranno certo nei prossimi 100. L’occupazione e i proventi li possiamo lasciare anche ai nostri nipoti. O dobbiamo lasciargli solo un paese pieno di debiti e senza risorse naturali?
        Ragionando così, perché non vendere alla svelta anche le riserve auree della Baca d’Italia? O la quota ENI ancora detenuta dallo Stato?

        Le compagnie hanno avuto le loro concessioni e ci hanno guadagnato. Ora possono creare occupazione smantellandole.

      • Gianluca Frattini

        Sono piuttosto rassicurato dal fatto che abbiamo raggiunto un grado di benessere tale per cui vediamo il futuro meno prossimo con un tasso di sconto bassissimo, tanto da considerare le condizioni di vita dei nostri pronipoti più rilevanti di quelle nostre e dei nostri figli.

        Io personalmente, data la situazione geopolitica globale odierna, quella economica globale, europea e, soprattutto, italiana di oggi, mi preoccuperei di più del presente e dell’immediato futuro.

        C’è anche un errore nella logica del “cosa lasceremo ai nostri nipoti”, molto comune: l’idea che il benessere nostro non avrà impatto, se non negativo, su quello dei nostri figli. Come se il fatto di avere genitori benestanti e istruiti non conti nella vita dei figli.

        In questo caso, un peggioramento dell’occupazione oggi, minori entrate fiscali oggi, e la perdita di competenze per probabili disinvestimenti oggi, dubito che non avranno ripercussioni negative sul futuro, anche del settore. Così il gas mantenuto ” nel forziere sotterraneo” finirebbe per rischiare di non trovare alcun futuro ad attenderlo.
        È successo questo nel post referendum sul nucleare degli anni ’80: competenze volate via.

        Mi piace ricordare la Norvegia che, sfruttando oggi il suo petrolio, ha creato un fondo per pensare anche al futuro dei pronipoti. Meno al Venezuela, che distruggendo la propria economia, e non investendo, hanno reso i futuro degli ancora ricchi giacimenti davvero nero.

        Gianluca.

      • Gianluca Frattini

        (I due ultimi esempi, ovviamente, non vogliono indicare che la situazione italiana sia identica ai casi norvegese o venezuelano, ma esplicare meglio il concetto)

      • Sono esempi assolutamente non calzanti per l’imponenza delle riserve e della produzione. L’Italia non è mai stato un paese esportatore netto e non si è mai nemmeno lontanamente avvicinato (a parte forse a cavallo tra ottocento e novecento). I proventi norvegesi sono enormi in confronti a quelli italiani, non potrebbero mai dare luogo a fondi sovrani degni di questo nome.
        Il ragionamento poi sul rendere più ricchi i nostri figli svendendo le risorse nazionali quando il prezzo degli idrocarburi è basso è poi largamente opinabile.
        Per massimizzare i proventi è bene regolare l’estrazione in modo che possa essere sostenibile per il maggior tempo possibile. Il caso del Regno Unito è lì a dimostrarlo.

      • Gianluca Frattini

        Sono assolutamente consapevole del fatto che gli idrocarburi in Italia sono esugui, in costante calo, e che la chiusura nei prossimi anni di una dozzina di impianti non causerà un cataclisma economico.
        I due esempi, lontani ed estremi come da me già ammesso, servivano solo ad indicare che esistono vie per la gestione delle risorse fossili che tengano conto delle esigenze sia presenti che future.

        Il referendum del 17 (perché è di quello che parliamo) non mi pare si indirizzi né verso una tale gestione razionale, né nel verso di un’attesa “del momento in cui il barile sarà aumentato nuovamente”.
        A me pare che abbia l’unico scopo e conseguente effetto di accelerare la scomparsa di un settore già naturalmente in crisi.

        Come per il nucleare e l’acqua, vedo in questo il sacrificio del pragmatismo e di prosaici ma razionali interessi a favore di un non ben chiaro ” messaggio”, non si sa bene a chi indirizzato, e di natura più ideologica che razionale.

        Si stanno sottovalutando gli effetti economici e si stanno sopravvalutando quelli comunicativi (e abbiamo già diverse tragiche esperienze).

      • ” non mi pare si indirizzi … verso una tale gestione razionale” votando il NO o stando a casa. Nessuno politico l’ha mai proposta questa gestione razionale, quindi non si capisce perché venga tirata in ballo adesso.

        Il settore in Italia è tutt’altro che in crisi, e bene lo dimostra l’andamento in borsa dell’ENI. Fortunatamente l’industria dell’upstream nazionale e il suo indotto operano in tutto il mondo, altrimenti se si dovessero basare solo sui giacimenti italiani sarebbero falliti da un pezzo.

      • Gianluca Frattini

        Non ho capito la replica.

        Tiro in ballo la razionalità ora, perché mi si chiede di votare tra un mese. E se mi si chiede di rinunciare a 400 mln di royalties (ma anche fossero un terzo varrebbe lo stesso) e anche a solo una dozzina di posti di lavoro, mi si deve offrire una contropartita adeguata: l’attesa di una futura migliore gestione in tempi di “barili grassi”, da nessuno pianificata, e un non ben chiaro messaggio a politici già sordi non mi pare lo siano.

        Quando poi parlo di ” declino del settore IN Italia ” argomento non tirato in ballo da me (il paragone con la situazione in Gran Bretagna), ovviamente mi riferisco alle riserve di idrocarburi presenti in Italia, che sono anche l’oggetto del referendum, non certo i pozzi in Mozambico o in Nigeria (della cui sostenibilità ambientale ed economica frega poco agli italiani).

        Comunque questo post, lo ammetto, mi è servito a ridimensionare le ragioni del NO; Non però per trovarne alcuna per il SÌ.

        Ora è tardi.

        Grazie per lo scambio e buonanotte,

        Gianluca

      • Lieve entità la perdita di migliaia di posti di lavoro ?
        Non parliamo di ditte straniere ma di contrattiste italiane per lo più .
        Solo a ravenna gli addetti al settore sono più di 6000 persone. Con la crisi che già c’è e che non è vero stia passando, mi dite dove vengono ricollocate queste persone?
        Si parla di importazione gas a prezzi stracciati? ! Con quali soldi poi ? Aumentando nelle bollette dei poveretti che hanno perso lavoro o che già non arrivano a fine mese ?!

      • Ancora idee confuse. Le importazioni avvengono sempre a prezzi di mercato internazionper il consumatore non fa nessuna differenza quale sia l’approvvigionamento. Eventuali risparmi delle aziende distributrici nei contratti di approvvigionamento non vengono certo girati al consumatore ma fanno profitti. Per quanto riguarda l’occupazione le stime che cita sono completamente fuori contesto. L’articolo si dimostra appunto che solo una piccola quota delle Produzioni offshore verrebbe intaccata dal referendum. Inoltre bisogna considerare che stiamo parlando di giacimenti ormai sovrasfruttate e che probabilmente non sono stati chiusi finora soltanto per evitare i costi di smantellamento. La maggior parte di queste concessioni ha già dato tutto quello che doveva dare e la produzione ormai marginale non le terrà attive ancora per molto. Inoltre dimentica che la maggior parte delle occupazione viene generata nel momento in cui vengono installate le piattaforme e perforatrici pozzi dopodiché l’occupazione scende a livelli piuttosto bassi. Molte piattaforme hanno un personale ridotto, la maggior parte delle strumentazioni sono telecontrollate da terra. Si genera inoltre molta occupazione nel momento in cui i pozzi vengono sigillati e le piattaforme vengono bonificate e smantellate.

      • Gianluca Frattini

        Ancora una volta, però, questa risposta non fa altro che evidenziare quanto inutile sia questo referendum.
        Se le riserve sono esigue e quasi all’esaurimento, non si capisce cosa serva anticiparne la chiusura ora.
        Se non lo sono, e ci sono ancora dei margini, si amplierebbe solo il danno.

        Poi, se davvero se gli impianti sono davvero in queste condizioni di “vita artificiale”, l’idea di un ” tesoretto di gas” da tenere serbato nel sottosuolo pare assurda: chi, dopo essere stato costretto a chiudere e a spendere per il decommissionig, si impelagherebbe in nuove estrazioni tra 10-20 anni, per qualche metro cubo di gas?
        Meglio allora portare i giacimenti ad esaurimento e poi procedere alla chiusura.

        Sul lato economico, infine: nessuno prevede un cataclisma in caso di vittoria del SÌ.
        Però, anche 100 operatori in meno, sono più di 0, e 100-50-20 mln di royalties in meno sono maggiori di 0.
        Sul lato delle importazioni, non si può non tenere da conto tutti gli aspetti: pur se poco, fa chi verrebbe importato il gas mancante, in questo quadro geopolitico? Che effetti avrebbe sulla bilancia commerciale?

        Che effetti avrebbe sull’ENI e il suo dividendo?

        Io non capisco, dopo le esperienze di due referendum sul nucleare e uno sull’acqua, come si possa rinunciare subito a poco per avere più avanti il nulla?

        Gianluca

      • 1. C’è almeno un giacimento con una produzione significativa nell’articolo.
        2. Gli idrocarburi in giacimenti non più sfruttati, tendono a subire dinamiche di migrazione che col tempo ne comportano di nuovo una certa concentrazione.

  17. Fa ridere come dei dati a vostro avviso sbagliati vengano considerati una bufala in confronto a quello che stanno facendo girare invece coloro che sono per il “sì”. Cioè alla fine a parte una percentuale mi pare che non ci sia nulla di così falso in quello che stanno facendo girare i “no”, mentre chi deve rompere i coglioni basta che dica che vogliono perforare le coste alla ricerca di petrolio e via con i big likes.

  18. La questione non è semplice, ma mi chiedo come mai non si presti attenzione a quanto in merito ha da dire la Società Geologica Italiana.
    P.S. Le navi sono gaSiere, non gaSSiere.

  19. Miriam, potresti postare il link all’argomento nel sito della Società Geologica Italiana? Non lo trovo. Grazie

  20. Pingback: Vota Sì il 17 Aprile per fermare le trivelle | Legambiente Arezzo

  21. Ecco l’articolo della Società Geologica Italiana.
    http://www.sgi-idrocarburi.it/esplorazione-paure-e-falsi-miti/

    Detto questo, ricordiamo che il costo del referendum è di circa 200 milioni di € (fonte lavoce.info.it)

    In merito al “mandare un segnale di coerenza alle istituzioni” a seguito degli accordi della COP21, ritengo che si debba partire dal lato della domanda.
    Siamo il paese più motorizzato d’Europa e ho tanti conoscenti schierati a favore del SI “contro le trivelle!/salviamo il mare!” che non hanno mai preso un autobus in vita loro o che cmq di solito preferiscono l’auto.
    Facile dare la colpa ai cattivi petrolieri, meno cambiare abitudini o fare piccoli sforzi quotidiani.
    Ritengo che i 200 milioni del referendum sarebbero stati meglio spesi in campagne educative.

  22. …quindi è un po’ come proibire la produzione di auto in Italia per combattere l’inquinamento, lasciando libera l’importazione dall’estero. Mi sembra una manovra furbissima, soprattutto per un paese come il nostro che, non producendo energia con il nucleare, ha già un costo dell’energia altissimo. Vorrà dire che dopo ALCOA e acciaierie varie chiuderanno e delocalizzeranno altre aziende. Però saremo pulitissimi: disoccupati ma pulitissimi.

    • Paragone assolutamente fuorviante. Non mi risulta che esistano giacimenti di automobili sottoposti a dinamiche di esaurimento. Né che questi giacimento siano di proprietà della collettività.
      Sul discorso del prezzo dell’energia, gas e petrolio estratti vengono venduti a prezzo di mercato. Il consumatore non ha alcun beneficio sul costo dell’energia pagata. Gli unici benefici sono le royalties e la tassazione alle imprese dell’upstream.

  23. Qualcuno ha evocato l’ideologia per spiegare la scelta del Si al referendum e credo abbia ragione. Una ideologia contrapposta alla sua sicuramente. E’ davvero un bel articolo e con spunti di riflessione che vanno al di là dei numeri, che non essendo un esperto prendo per buoni, e trovo davvero molto convincente l’ipotesi della riserva di oro nero o gas. Qualcun’altro si lamentava dei soldi spesi per il referendum 2-300 milioni, ma non credo sia colpa dei comitati referendari si potevano accorpare questi referendum alla prima occasione di voto e così risparmiare. Rinunciare al nucleare e’ stata la cosa migliore che si potesse fare in quegli anni e creo sia valida ancora adesso. Peccato che una classe politica sprecona e incapace abbia avvilito quella scelta così giusta.

    • L’idea della riserva di idrocarburi e gas da lasciare ai nipoti é delirante,tutto il mondo sta lavorando perché si passi ad altre fonti di energia,tra 20 anni i carburanti come li intendiamo adesso potrebbero essere un ricordo,un referendum inutile e costoso fatto per il narcisismo di qualche esibizionista che vuol far credere di voler salvare il mare con in mano un telefonino fatto di metalli pesanti per estrarre i quali hanno inquinato mezzo Brasile.

      • A parte che tra venti anni useremo ancora petrolio nei trasporti, e non solo quelli di terra, il petrolio e il gas servono anche nella produzione di materie plastiche e fertilizzanti. Entri in un’ospedale, da un gommista o in un’azienda agricola e si accorgerà di quanto sia esteso l’uso della petrolchimica. Facili sostituzioni per le molecole non ci sono, da un certo punto di vista è un problema ancora più grande delle rinnovabili

  24. Andando sul sito dell’agenzia per l’energia vedo che nella “relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta” c’è scritto:
    “Se si considera la somma dei quantitativi di gas e di fonti rinnovabili trasformati in energia elettrica si ottiene un valore di 41,96 Mtep, vicino al 42,1 del 2013 e al 42,3 del 2012, confermando il ruolo del gas di bilanciamento delle variazioni di produzione delle rinnovabili elettriche.”, ed ancora: “Nel 2014 eolico e fotovoltaico da sole hanno contribuito con il 14% della produzione lorda di energia elettrica, ma insieme, gas e rinnovabili continuano, come negli ultimi anni, ad assicurare il 76% della produzione.” .
    A questo punto mi chiedo e vi chiedo: “se fermiamo la produzione delle nostre concessioni (quelle all’interno delle 12 miglia), il gas che verrà a mancare da dove lo andiamo a prendere, considerando che in questi anni ed in quelli a venire il gas ricoprirà un ruolo di bilanciamento delle variazioni di produzione delle rinnovabili elettriche?
    Anche e qualora le istanze di proroga per le concessioni scadute venissero accettate, tali concessioni, rientrando nel limite delle 12 miglia, non dovrebbero sottostare al DL 3 aprile 2006 senza le modifiche proposte nella legge di stabilità 2016, nel caso in cui il referendum passasse?
    Considerando la mancanza di investimenti e il tempo che ci vorrebbe per arrivare ad avere un bilancio energetico nel quale le rinnovabili costituiscano la fetta maggiore della torta, siamo proprio sicuri di poter rinunciare al gas prodotto in Italia? Siamo sicuri che la quota di gas prodotto in Italia non venga sostituita da gas importato?

    • Il referendum abroga solo un paio di frasi e non altre parti della legge. Quindi sembra che le concessioni che hanno già richiesto la proroga siano in salvo. Sì ci sono interpretazioni diverse sono interessato alla fonte.
      Per quanto riguarda la discussione sul gas importato o meno ho già risposto ad altri commenti ed evito di ripetermi.
      Noto con tristezza che si fanno commenti senza aver letto l’articolo. Si evidenzia chiaramente che stiamo parlando di giacimenti ormai con una produzione ormai molto ridotta che sarà ancora più bassa nel momento in cui scadranno le concessioni. Diversi giacimenti ormai sono al termine e vengono tenuti aperti probabilmente solo per evitare i costi di smantellamento in un periodo in cui i bilanci delle aziende sono sotto pressioni per il basso prezzo degli idrocarburi.

      • Ing. Faccini mi spiace averla rattristata. Non era mia intenzione. Il suo articolo l’ho letto, anche più di una volta. Le chiedo come mai, nella sua analisi, non siano stati presi in considerazione anche i pozzi produttivi che attualmente non sono in erogazione. Mi spiego meglio. Nella fascia delle 12 miglia ci sono 42 piattaforme eroganti gas. Queste 42 piattaforme hanno un totale di 118 pozzi al momento eroganti (pozzi produttivi), contestualmente queste piattaforme hanno anche un totale di 158 pozzi produttivi che non stanno erogando ma che sono, secondo la dicitura dell’UNMIG, potenzialmente produttivi (PP).
        A questo punto se si mettessero in erogazione tutti i pozzi, assumendo che i pozzi PP possano erogare la stessa quantità dei pozzi eroganti, potenzialmente si potrebbe più che raddoppiare la produzione interna.

      • se si mettessero in erogazione tutti i pozzi, assumendo che i pozzi PP possano erogare la stessa quantità dei pozzi eroganti, potenzialmente si potrebbe più che raddoppiare la produzione interna.
        Invidio chi ha certezze granitiche, io non riesco ad averne. Quindi mi piacerebbe proprio vedere indicata la fonte che evidenzia questo raddoppio potenziale cifre alla mano. Dall’articolo si osserva chiaramente che da una o due concessioni si origina la maggior parte della produzione, il resto è poco significativa. Quindi la sua ipotesi è tutto meno che plausibile.

        Per quanto ne sappiamo questi sono pozzi su giacimento sfruttati da decenni e quindi possono trovarsi in una di queste 3 situazioni:
        1. Pozzi produttivi a fine vita, in attesa della chiusura mineraria (procedura abbastanza complessa che ha bisogno di una piattaforma apposita)
        2. Pozzi produttivi su cui è stata compiuta manutenzione, temporaneamente inattivi.
        3. Pozzi produttivi appena perforati ma non ancora sfruttati.

        Ora, lei suppone che i pozzi in questione siano per lo più di tipo 2 e 3. A me sembra invece molto più probabile il tipo 1. Lo storico della produzione nazionale è in calo dal 1994, mi sta quindi dicendo che lo è anche perché le compagnie petrolifere la tengono forzatamente “frenata”?
        Suvvia. E’ molto più sensato supporre che i pozzi produttivi non eroganti siano pozzi a fine vita in attesa dell’arrivo della piattaforma per la chiusura mineraria. Per abbattere i costi è economicamente conveniente accumulare una certa quantità di pozzi da “chiudere” per noleggiare la costosa attrezzatura una sola volta.

  25. Molto interessante l’articolo e ancor di più i commenti. A mio parere dato che l’italiano medio si informa prevalentemente tramite la TV e vista la scarsa informazione ad un mese dal voto, raggiungere il quorum di circa 25.000.000 di persone sarà difficilissimo… per cui approfondire le ragioni dli SI e dei NO è solo un ottimo esercizio accademico. Rimane lo spreco di denaro e la prevedibile amarezza di chi auspica e si aspetta la “partecipazione del popolo”…ahimè

  26. Io non so tra quanto tempo i giacimenti si esauriranno, ma sicuramente qualche impatto ci sarà, se non si esauriranno potrebbe esserci un nuovo concorrente che continuerebbe ad erogare il servizio, ma se il giacimento si esaurisca completamente potremmo andare incontro e fenomeni tettonici per lo sprofondamento della falda esaurita e quindi per evitare i fenomeni tettonici bisogna riempire i vuoti che prima contenevano gas o petrolio con acqua(naturalmente marina)e a questo punto non so cosa succederebbe al nostro mare mediterraneo.

  27. Grazie per il miglior articolo a riguardo letto fin’ora. Mi resta una domanda, in relazione a quello che diceva anche Michele, appena qui sopra: se da una parte dismettere lo sfruttamento di un giacimento già trivellato mi sembra controproducente – misurando grossolanamente vantaggi e svantaggi di perdita economica vs possibilità percentuale di incidenti, come sono riuscita fin’ora a fare da cittadina non tecnica – mi chiedo quali siano i pericoli geologici dell’esaurire un giacimento. Mi spiego: svuotare una cavità, senza riempirla di altro (acqua del Mediterraneo…?) che aiuti a mantenere gli equilibri di stabilità del terreno, è pericoloso? Quanto? Mi potete aiutare a trovare informazioni a riguardo? Noto inoltre che fare del referendum una questione di messaggio politico sia controproducente: fino ad ora le risposte tecniche che ho trovato sono molto più convincenti, nel farmi propendere per il sì, di quelle ideologiche. In relazione al far decidere ad un popolo poco informato una questione tanto tecnica, sono combattuta: da un lato mi sembra in effetti pericoloso, dall’altro almeno le persone (ad esempio io) ne fanno un’occasione per informarsi e prepararsi meglio a riguardo, diventando cittadini più consapevoli e capaci di contribuire posituvamente alla comunità – ma quanti siamo a farlo? Anche per questo motivo fare del Sì un semplice messaggio politico, non incoraggia la formazione del “popolo”, che solo se non ignorante può contribuire ad una sana ed efficace democrazia rappresentativa come la nostra.

  28. Vorrei fare una domanda agli esperti in geologia: è possibile che tutto il gas e il petrolio che noi estraiamo dal sottosuolo vada a togliere vitalità ai vari vulcani che abbiamo in tutto il meridione d’Italia. grazie

  29. Pingback: Il referendum del 17 aprile | Blog di Alessandro Squizzato

  30. Articolo molto interessante. Quanche quesito. 1) Le 17 concessioni entro le 12 miglia che chiuderebbero i battenti, a quante ‘trivelle’ già presenti in mare corrispondono concretamente? (Sulla stampa si sentono numeri che vanno da una sessantina a più di 100!). 2) Quante di queste sarebbero in chiusura comunque per il progressivo esaurimento del giacimento? E quante per senescenza dell’impianto? 3) In che regioni sono ubicate principalmente? 4) Qualche piattaforma ha presentato problemi per l’inquinamento dell’ambiente marino? 5) Cosa succede, esattamente, dal 18 aprile 2016 in caso di vittoria dei Sì? Le trivelle devono essere smantellate entro quanto tempo? O per la notifica possono passare mesi nei quali l’impianto continua a produrre?
    Grazie anticipatamente!

    • Le “trivelle” agiscono solo nella perforazione di nuovi pozzi, non durante il loro sfruttamento. Quindi nessun impianto di trivellazione verrà chiuso, perché sono impianti su nave e piattaforme mobili, che vengono spostati dove c’è bisogno.
      1) Chiuderebbero via via le piattaforme entro le 12 miglia, il cui numero complessivo è 82.
      2) Non è dato sapere, sono informazioni e decisioni aziendali
      3) Veneto, Romagna
      4) Si, molte, si veda il rapporto Greenpeace
      5) La risposta è contenuta nel presente articolo

  31. Pingback: La morte “fossile” dell’Italia | Risorse Economia Ambiente

  32. Si legge da molti sostenitori del No/astensione che le rinnovabili non sarebbero in grado di compensare il calo della produzione di gas imposto dalla vittoria del Sì.
    Posso azzardare un conto a spanne? Qualcuno mi corregge se sbaglio?

    Nel post si dice che la produzione 2015 delle concessioni oggetto del referendum è pari a 1,21 Gm³ di gas naturale. Immaginiamo che vengano usati tutti per la produzione di energia elettrica e che la produzione possa rimanere costante fino all’esaurimento.
    Ho provato a vedere quanta energia elettrica da rinnovabili dovrà essere prodotta in più da qui al 2027.

    Quanti kWh vengono generati con un m³ di gas? Guardando i dati di alcune centrali termoelettriche (ho trovato dei PDF riguardanti quelle Edison di Jesi e di Porcari) si vede che l’efficienza elettrica è intorno al 40%, e si hanno valori sui 4 kWh/m³ o inferiori. È verosimile? Assumo di sì, visto che sto già sovrastimando l’uso del gas (non conto le perdite dalla piattaforma alla centrale, e assumo che venga tutto usato per generare energia elettrica).
    Quindi 1,21 Gm³ annui diventano 4,84 TWh che nel 2027, chiuse tutte le concessioni oggetto di referendum, dovranno essere prodotte dalle rinnovabili.
    Ora, la produzione 2015 del solare è stata di 24,68 TWh. Il che significa che abbiamo bisogno, in dieci anni, di un incremento di circa il 20% della produzione del solo fotovoltaico. Cioè un settore dove l’incremento della produzione dal 2014 al 2015 (senza particolare attività da parte delle istituzioni per favorirlo) è stato del 13%, una percentuale che renderebbe superabile senza grossi problemi anche la situazione del 2018 con la scadenza della concessione D.C 1.AG e di altre, in cui l’incremento richiesto sarebbe del 10% circa.

    C’è qualche errore nei miei dati e nel mio ragionamento?

  33. Ok fosse anche un miliardo o due i soldi che perdiamo ma queste compagnie che estraggono sono italiane?? Oppure pagano le tasse in italia? A noi stato cittadini popolo vengono solo i soldi delle concessioni? (che mi risultano tra le più basse al mondo)

  34. Le piattaforme sono lì con la loro cannuccia ad estrarre gas senza danni da decenni e ora per “lanciare un messaggio” spenderemo 300 milioni per un referendum assurdo.
    L’estrazione procede bene, senza incidenti da anni è assurdo fermarla.

    ASTENSIONE… per lanciare un ennesimo messaggio a chi abusa del referendum. A chi lo usa per lanciare messaggi e non per correggere leggi errate.
    Sono decenni che lanciamo questo messaggio ma ancora i referendari non l’hanno raccolto e poi si incazzano perché i politici non ascoltano!!

    L’Italia ha già raggiunto i traguardi posti per il 2020, è falso affermare che non ci si sia rivolti con decisione alle rinnovabili.

  35. Pingback: La trivella è un simbolo, ma in gioco c'è molto di più

  36. L’Italia vuole energia pulita o trivellazioni?
    112 ACCADEMICI CHE FRENANO LO SVILUPPO ITALIANO contro 60 milioni di italiani e 550 milioni di Europei.Ecco perchè Le Università non sanno insegnare ai giovani.Miur dovrebbe conocare i cattivi maestri.
    La lettera per le fossili è stata firmata finora da 112 tra accademici, manager e liberi professionisti che se sono seguaci di Clo’: significa che capiscono poco del mondo decarbonizzato e digitalizzato.Sono i veri frenatori dell’Italia.Il referendum sull’attività estrattiva degli idrocarburi in Italia solleva gravi preoccupazioni che travalicano il suo specifico contenuto.Certo perchè oltre a non volere piattaforme nelle 12 miglia,vogliamo biometano ed electrofuels che l’Eni ci nega in combutta con questi esperti fossili da 10 anni cosi’ abbiamo 800.000 posti in meno in Italia per energia cara sui 200 euro a MWh in bolletta perchè il gas in energia elettrica costa 100 euro a MWh(la lignite o carbone 70 euro a MWh,il nucleare EPR 110 euro a MWh e l’acqua o mare con sistemi phs cioe’ stoccaggi con ripompaggi costa solo 20 euro a MWh ed il biometano in centrale costa 45 euro MWh ).Costo 100 euro MWh del gas importato o trivellato o liquido e 120 euro MWh se usiamo shale gas e 140 euro se usiamo il gas del tap che poi è gas russo,atzero,turkumeno,iraniano(i costi sono sono valutazioni tedesche di Agora Energie Wende e dell’Univ di Oxford e Cambridge)Primo: perché conferma la patologica difficoltà nel nostro Paese a non realizzare investimenti infrastrutturali, nell’energia sostenibile dato che gli investimenti fossili sarebbero vietati da Bei,WB e fondi Statali come il Norvegese come in altri settori, essenziali al suo sviluppo, alla sua modernizzazione, financo al suo miglioramento ambientale, ma impediti da una ignoranza energetica dei firmatari e dei vertici Eni.Secondo: perché frena quell’apporto di investimenti e finanziamenti esteri che potrebbero rafforzare la ripresa della nostra economia. Ora Clo’ imita Passera a raccontar balle.Passera da Ministro Mise parlava di 140 miliardi di investimenti,poi ridotti a 90 dei soliti russi di Gazprom e la Shell mi sembra difficile che investa dato che rinuncia all’artico dove l’Eni investe da sola per perdere soldi e fregandosene della COP 21.Senza investimenti non vi è crescita, non vi è lavoro. ma per questo ho chiesto via BEI-fondi Juncker 45 miliardi per il piano acqua ed altri 20 miliardi per 20 poli di competitività regionali per 800.000 posti in Italia.Non ultimo: perché interessi localistici, spesso più presunti che reali, vengono anteposti a quelli generali del Paese senza che nessuno ne tragga giovamento.Ma se la filiera mare vale 50 miliardi annui per 500.000 posti e quella delle trivellazioni-piattaforme solo 4 miliardi per 10.000 posti ,è ovvio che le Regioni vogliano la filiera mare e invece vogliano chiudere le piattaforme Nel merito, il referendum, se approvato, non compromette per niente “la valorizzazione delle rilevanti risorse di idrocarburi di cui il nostro Paese dispone e la possibilità in tempi ravvicinati di raddoppiarne la produzione: così da ridurre la nostra endemica dipendenza e vulnerabilità da paesi ad elevata rischiosità politica, contenendone i costi ed accrescendo la sicurezza energetica, grazie all’impegno di un’industria italiana che vanta livelli di eccellenza tecnologica, professionale, imprenditoriale” che dice Clo’ perchè questa è solo una bugia grossolana.Posso sostituire oltre 40 miliardi di import gas fossile producendo biometano e poi electrofuels sostitutivi benzine fossili e questo vale 125 miliardi annui.Noi dobbiamo impedire la produzione interna di petrolio o di metano come l’importazione; versare all’estero enormi risorse monetarie piuttosto che destinarle alla nostra crescita è un delitto alla Clo’; sostenere le imprese altrui piuttosto che le nostre è un delitto alla Clo’. La produzione di energie sostenibili,biometano ed electrofuel non è come dice falsamente Clo’ ed i firmatari ignoranti che gli fanno sponda,un inganno sostenuto, in contrapposizione allo sviluppo delle fossili e trivellazioni, data la sostanziale parità delle destinazioni d’uso in un caso carburanti fossili sporchi,nell’altro carburanti sostenibili puliti. Ogni miliardo di importazione in meno di fossile vale 20.000 e chiedendo 40 miliardi in meno,sarebbero 800.000 posti e se Clo’ dice non fattibile come Descalzi,dico che sono ignoranti in sostenibili.Siamo consapevoli delle legittime preoccupazioni che muovono dalle comunità locali interessate alle attività estrattive, e solo la severità delle normative o standard ci puo’ difendere dai carburanti fossili, la doverosa rigorosità dei controlli, mentre l’impiego delle più avanzate tecnologie sostenibili ci dice che eliminiamo smog e inquinanti e costituiscano la miglior garanzia di tutela dell’ambiente e di sicurezza delle popolazioni. La risposta ai rischi industriali è cambiare tecnologia in energie sostenibili e digitali per progredire, con le capacità tecnologiche di governare il sistema energia ma se sie fossili non capisci niente di decarbonizzazione e di digitale,aprendo le porte ai grandi di silicon valley che verranno da noi a vendere energia solare o vento stoccata con grande uso del digitale e le fossili dovranno mettere bandiera bianca perchè non hanno capito niente dell’evoluzione energetica che non è piu’ fossile ma sostenibile come mix di rinnovabili-stoccaggi e digitale.”Chi vuole dare un segnale politico, fa politica”, dicono i due vice segretari del PD. Noi progettisti e managers di Energia per l’Italia abbiamo svolto un’azione politica e scientifica di progettazione innovativa e non lobbistica, chiedendo al Presidente del Consiglio e ai Ministri interessati di aprire un costruttivo dibattito sulla Strategia Energetica Nazionale che l’attuale Governo ha ereditato da quelli precedenti e che poi ha sostanzialmente peggiorato con una serie di decreti. Non abbiamo mai avuto risposte su phs hydro,biometano ed eletrofuels con il finale di allevamenti pesci al posto delle piattaforme 300.000 posti contro 10.000 posti spesso dati a stranieri,50 miliardi annui di ricavi filiera mare annui,contro 4 miliardi annui di piattaforme. Il referendum ha certamente un significato politico perché contesta una Strategia che ignora lo stato di degrado e di pericolo in cui si trova il pianeta, il nostro mare ed il turismo che lo ama,evidenziato dagli scienziati, sottolineato da papa Francesco nell’enciclica Laudato sì e oggetto dell’accordo alla Cop 21 di Parigi, firmato dalle delegazioni di 185 paesi fra cui l’Italia.“Finché c’è gas, ovviamente è giusto estrarre gas. Sarebbe autolesionista bloccarle dopo avere costruito gli impianti, … licenziare migliaia di italiani e rinunciare a un po’ di energia disponibile, Made in Italy. Col risultato che dovremmo acquistare energia nei paesi arabi o in Russia, a un prezzo maggiore”, scrivono i due vice segretari.Nessuno dice di comprare gas all’estero,ma tutti dicono di produrlo in casa il gas e si chiama biometano e da questo se ottenuto a basso costo 45 euro MWh partendo da eccesso di elettrico phs hydro che poi è acqua stoccata con pompaggi-turbinagi e grande applicazione di digitale IoT e 4.0 industriale.Sfidiamo Marcegaglia,Descalzi,Prodi,Clo’,Filippini a dire che non è possibile produrre il biometano e da questo gli electrofuels.Personalmente sono 10 anni che invio progetti al Mise che chiude ogni porta per favorire il gas fossile e l’Eni.Nel Regno Unito si sta svolgendo la campagna “Keep it in the ground” (letteralmente lasciali nel sottosuolo), perché lo spazio per i rifiuti nella casa comune Terra è quasi esaurito: vi è posto solo per le emissioni di CO2 che corrispondono a un quinto dei combustibili fossili che si trovano nel sottosuolo. Se ne estraiamo più di un quinto, l’aumento di temperatura supererà i 2 °C, la soglia che unanimemente è stata riconosciuta come un limite invalicabile nella conferenza di Parigi. Ecco, perché NON è giusto estrarre gas ed è invece giusto investire sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili.Ma rinnovabili cadi nella trappola Borghini -Filippini perchè loro le concepiscono vecchie senza stoccaggi e digitale e poi la Filippini odia il vento in mare che noi mettiamo a 12-15 miglia e non si vede per la curvatura terrestre.Ma io a diferenza dei tedeschi,prediligo l’acqua e chi dice come Enea che non ci sono siti idroelettrici nuovi ,dice corbellerie perchè ci sono i vecchi con pompaggi e poi abbiamo 5 buoni fiumi e tanto mare per oltre 350 milioni di km.2.Sostenere il SI al referendum significa anche definire gli indirizzi strategici della politica industriale del paese. Il principale risultato atteso è la conversione delle aziende del settore oil&gas verso le nuove tecnologie e levando gli inceneritori ma usando il plasma nei rifiuti e poi la grande battaglia che ho intrapeso con Princeton di non costruire mai piu’ il sito Sogin ma plasmare.Il costo dell’energia è stabilito dal mercato globale e da complessi meccanismi finanziari ed economici. Ad esempio, l’energia in eccesso prodotta dalle fonti rinnovabili, ovvero non consumata da chi la produce, viene venduta a prezzi molto inferiori al costo di mercato e per questo è possibile convertirla tramite power to gas in biometano e da questo in electrofuels che il piu’ importante è il B100.L’Eni non produce il B100 ma un misero B15 che costa troppo perchè usa tecnologie arretrate.Inoltre, l’estrazione di idrocarburi in Italia ha margini di profitto relativamente bassi, perché le quantità totali sono esigue (pari al fabbisogno energetico del paese per 2-3 anni) e perché richiedono procedimenti complessi per la tutela ambientale, quali la re-immissione di acqua per ridurre la subsidenza e l’erosione delle coste. Non è chiaro, quindi, perché la produzione italiana dovrebbe ridurre i costi dell’energia per gli utenti finali.Il referendum è una grande opportunità che il fronte politico riformista dovrebbe cogliere per progettare una transizione energetica coerente con gli accordi di Parigi e che avrebbe conseguenze molto positive sulla nostra economia.Chi vuole un Eni da 300 miliardi annui in 10 anni venga con me,chi vuole un Eni da 50 miliardi annui regredisca con Marcegaglia-Descalzi(se perdi 9 miliardi annui in 5 anni ne peri 45).Ringrazio per la pubblicazione ma ieri Descalzi dava una intervista al Corsera, dal noto giornalista fossile Agnoli, che diceva:1.Il referendum per noi Eni sarebbe una catastrofe ma non si capisce perchè dato che il fatturato piattaforme è sui 4 miliardi annui ed i posti non sono i 10.000 che vantano ma meno.Ogni piattaforma ha 25 addetti e per fare i 10.000 ci vogliono 400 piattaforme che non inquinano solo se sanno rispettare gli standard.Borghini che fa confondere trivellazioni e piattaforme come se noi quando parliamo di auto parliamo di carozzieria,interno e motore.Ora il motore a carburanti fossili inquina sempre,puoi barare come nello scandalo VW, ma non puoi dire che elimini gli inquinanti se usi fuel fossili,Ma Borghini non lo amette ,per lui le piattaforme che si basano su un trivellato non inquinano.Invece inquinano eccome e basta leggersi lo studio francese su acciughe e sarde che nel Med dice che sono piu’ piccole per inquinamento diffuso(lo studio è pubblicato su Planet francese).Personalmente da anni, sconsiglio di mangiare pesce crudo(mio report) se non trattato in abattittori -40%.Borghini dice di mangiare le cozze di Ravenna ma Borghini è ignorante in cozze dato che per legge vengono stabulate cioe’ passate in acqua per 3 gg e questa stabulazione leva molti inquinanti ma il pescato invece è sempre piu’ piccolo ed i pesci grandi hanno i metalli,il mercurio ed il boron che è terribile e molti lo usano ancora in trivellazioni ed è pericoloso come il glisolfato cancerogeno.Se Borghini sa il francese,si legga il Manuale francese della Croix Vert contro trivellazioni e piattaforme.Dopo Borghini non sa nulla dello spilli drilling che è assimilabile al rubinetto che perde acqua inquinata a goccia ma la somma delle gocce puo’ anche essere mortale o tumorale.2.Descalzi difende il suo Eni a trazione fossile con trivellazioni gas,gasdotti come il tap inutile,importazioni anche di gas liquido o GNL ma non si rende conto che quel mondo gas importato o trivellato sta finendo perchè solo dei fessi fanno energia elettrica con gas a 100 euro MWh contro 20 euro a MWh usando acqua e mare. Si chiama phs hydro ed incorpora rinnovabile hydro-stoccaggio e digitale.Descalzi e l’Eni non capisce che questa energia acqua-mare salva l’Italia perchè ho un costo basso di bolletta elettrica e di biometano che si ottiene dall’eccesso elettrico di energia idroelettrica o altre rinnovabili.Non capisco poi perchè Descalzi odi il biometano.Lo odia anche Borghini e Filippini ma loro sono ignoranti e non sanno che biometano è un vero gas rinnovabile,meglio sostenibile fattibile con ogni rinnovabile stoccata e digitalizzata.3.Che il biometano non lo capiscano Borghini.Filippini.Prodi .Clo è dovuto alla lora cecità ed ignoranza energetica su nuove tecnologie dato che di nobel in chimica l’ultimo Natta faceva plastiche dal petrolio ma il catalizzatore era tedesco.Che un Presidente come Marcegaglia ed un Ceo Eni come Descalzi,non sappiano come si fa il biometano e da questo poi gli electrofuels non è ammissibile,come se dicessi alla Marcegaglia come fare l’acciaio pulito che si puo’ fare benissimo ma Lei in combutta con i Riva,Federacciai non lo voleva fare per non tirar fuori soldi perchè dicevano acciaio sporco ,piu’ dipendenti,ma pagati poco,cosi’ inquinavano ed avevano profitti sporchi.Poi sull’energia sostenibile Marcegaglia a Taranto ha chiuso tutto e non prenderei mai lei e Borghini come maestri in rinnovabili dato che hanno fatto flop.4.La Filippini ha detto che la Merkel inquina dato che ha il 40% di lignite,tacendo il fatto che noi abbiamo lo 80% di fossile nel mix e ci sono ancora 16 centrali carbone in Italia tra cui quelle aiutate di Sorgenia-Banche-DeBenedetti che è un altro come Borghini che di energia non ci azzecca nulla.Dato che spiegare l’energia RE tedesca è complicato,ho riassunto il tutto nel mio III Report per il Si al referendum che allego. Voto si al referendum perchè non sopporto le fa… Progetto pesce anti trivellazioni-piattaforme n…Voto si al referendum perchè non sopporto le falsità di Borghini e Clo’che le piattaforme non inquinano.Invece inquinano come i motori auto e devono rispondere a degli standard e se il Ceo Eni non li rispetta dovrebbe andare in galera.Se li rispetta non ci va,e lo dico a Borghini che diffonde bugie,le piattaforme inquinano sempre come inquina sempre l’auto di Borghini o sul suo riscaldamento metano c non si capisce cosa cambia se andasse a biometano..Se le itilities producono teleriscaldamento con biometano risparmiamo oltre 20 miliardi ma l’Eni si oppone ad una legge in vigore in molti paesi perchè in rete gas nazionale e comunale ormai si utilizza sia biogas che biometano e in parte 10% anche bioidrogeno.L’Eni con le Associazioni compiacenti lotta contro la Direttiva Europea che prescrive teleriscaldamento a biometano-biogas ed anche alle aggregazioni tra utilities gas.5.Un ultima grave critica a Descalzi.Lei ha perso 9 miliardi circa ma distribuisce per stare in sella gli utili.Io non distribuirei gli utili e non so come i controllori o audit lascino dare gli utili con perdite rilevanti intorno al 10% del fatturato netto.So bene che preleva gli utili dalle riserve fatte negli anni del monopolio gas e quindi ammette di aver fatto pagare il 30% in piu’ sul gas ed energia.Ora dice di vendere le sue riserve in mare per far cassa ma in contemporanea si vende Snam,Saipem,il gas e Versalis ,vuol dire che riduce al lumicino l’Eni da 100 miliardi a 70 facendosi superare da Enel..Confermiamo la nostra piena disponibilità a progettare con il Governo questa transizione.Anzi le dico di piu’ visto che dei pianificatori nostrani poco previdenti faranno entrare molto gas inutile,conosciamo dei sistemi CARMA che entrano con molta energia phs hydro e possono convertire il gas in entrata in benzina quasi rinnovabile e pulita.Ma se non fai il piano acqua,Eni si attacca al tram e perderà e sara sconfitta dalle Silicon Companies che sanno benissimo come usare digitalizzazione e rinnovabili.Se il Governo vuole discutere come riformare l’Eni per portarlo a 300 miliardi di ricavi,io sono pronto. Come sono pronto ad aggregare Ilva-Versalis-Fincantieri-Sogin-utilities trasporti per farne un Gruppo da 50 miliardi annui.-in questi giorni il dibattito sul referendum trivellazioni e’ deprimente e pieno di falsità-Borghini nega che le piattaforme inquinaino qiando inquinano sempre e sono sotto standard
    -La Filippini ha una idea completamente errato delle energie sostenibili e non capisce niente di stoccaggi e digitale:è solo una pasaran del gas senza cultura digitale
    -Prodi ,Clo’,Casini,Agnoli e Descalzi con Marcegaglia ragionano solo per le loro rendite personali ma non capiscono le interrelazioni energia-rinnovabili-stoccaggi-digitale
    -Personalmente faccio fatica a spiegare dove dobbiamo andare in industria con gente che guarda il medioevo fossile
    -Borghini pur essendo stato alla Gepi non capisce questi passaggi e si vanta dei suoi pannelli solari ridicoli
    -lerrore vero italiano è di vedere sempre una tecnologia o una rete senza capire le sinergie industriali e digitali
    -allora ho messo la vision di come organizzerei l’aggregazione ILVA,VERSALIS,FINCANTIERI,Sogin.Ma se mettete Scaroni o Borghini o Marcegaglia allora stracciate questa vision

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  52. L’ha ribloggato su RimeDiarioe ha commentato:
    Tempo di referendum.tra una bufala e l’altra il sito di aspo appare come sempre credibile

    • Tutti gli italiani di tutte le Regioni devono votare si,perchè:
      1.vogliamo tempi certi di smantellamento piattaforme(vero motivo del quesito) ma lo estendiamo a:
      2.Fuori dal Governo i fossili che impongono ai politici di trivellare,sporcare e andarsene.Il caso Guidi-Gemelli è tremendo ma anche i 2 Presidenti di Regione Pitella e Crocetta sono inquinatori dei loro popoli e li vogliamo sbattere via con il codazzo di quelli che giravano attorno agli emendamenti Total come Vicari e De Vincenti,i peggiori in assoluto con Crocetta e Pittella.
      3.Non credere alle balle di Tabarelli,Borghini,Filippini e vari Ministri perchè se mi lasciano fare in 10 anni produco il biometano ed il combustibile rinnovabile che serve a noi.Si capisce che i fossili vogliono guadagnarsi altri 50 anni di vita in Italia ma noi dobbiamo votare si per passare al 50-50,altro che un misero 17-83 fossile che citano gli sfigati fossili che non sanno nemmeno costruire un progetto senza inquinare.Se Total,Eni e Shell credono che in Basilicata ,siamo in Congo o Nigeria si sbagliano di grosso.Il si significa che riconvertiamo anche la Basilicata al verde ed esiste il mio piano che Eni e Total devono pagare.Chi dice che ha telefonato l’ambasciatore inglese,avrei risposto ma pensi all’energia sua.Chi dice che è quello di Viggiano un progetto strategico dico che non è vero.E’ solo inchinarsi a 90° ad un inquinatore che se ne frega di osservare standard.Il progetto Total-Eni fa pena :è un progetto da III mondo perchè ammazza gente e animali.Ma io ho portato correzioni al progetto fallimentare perchè questi si credono degli impuniti che possono non rispettare nessuno.EPA USA gli avrebbe dato 5 miliardi di multa.Oggi BP paga 20 miliardi di multa in Golfo del Mexico.
      4.Votate si per levare dal Governo e dalla TV gli imbecilli fossili che sono quei 112 prof piu’ i prezzemolini in TV i peggiori Borghini,Tabarelli,Filippini,Testa,Mucchetti,Agnoli ,Assonime,Descalzi che mette oggi in pubblicità il tessuto FT che proposi 5 anni fa al Mise.Descalzi copione.Via a casa con Margegaglia svizzera grande esperta in sporcosia acciaio che fossile.

  53. Pingback: Riflessioni sul REFERENDUM del 17 Aprile – Asilo

  54. Pingback: Gruppo Selene » Le Sentinelle dell’Energia Sostengono il voto del SI per il Referendum del 17 Aprile

  55. Complimenti per l’articolo. C’è un punto, però, che non mi è chiaro e riguarda la “traduzione” del quesito referendario. Alcuni dei promotori sostengono che in caso di vittoria dei SI sarebbe comunque possibile concedere dei rinnovi quinquennali e, a quanto capisco, mi sembra che abbiano ragione loro.

    Se vince il SI, infatti, si toglie una frase dalla legge di stabilità 2016, per cui rimarrebbe la dicitura “I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi”. Questi titoli sono rilasciati secondo una legge del 1991 (link qui: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/norme/9l91.htm) che recita, Art. 9, comma 8: “al concessionario possono essere concesse […] una o più proroghe, di cinque anni ciascuna”.

    Quindi, se ben capisco, di fatto non chiuderebbe automaticamente nessuna piattaforma. Qualcuno può confermare o smentire? Grazie.

    • Purtroppo non ne sono sicuro. Ho avuto lo stesso dubbio mentre scrivevo l’articolo e ho deciso per sicurezza di mettermi nel caso peggiore, quello quindi qui riportato.
      Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 all’art. 6 comma 17 faceva già salve le proroghe secondo la legge del 1991. Il referendum va ad incidere su una modifica di quella legge (comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208) che ha sostituito questo testo:

      Il divieto e’ altresi’ stabilito nelle zone di
      mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero
      perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette
      aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti
      concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in
      corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29
      giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori
      conseguenti e connessi, nonche’ l’efficacia dei titoli abilitativi
      gia’ rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione
      delle attivita’ di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare
      nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e
      dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi.
      Le predette attivita’ sono autorizzate previa sottoposizione alla
      procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli
      21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti
      locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e
      costiere interessate dalle attivita’ di cui al primo periodo, fatte
      salve le attivita’ di cui all’articolo 1, comma 82-sexies, della
      legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli
      ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza
      dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse,
      che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero
      dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela
      del territorio e del mare

      Con questo (in grassetto la parte abrogabile con il referendum):

      Il divieto e’ altresi’ stabilito nelle zone di mare poste
      entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro
      costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine
      e costiere protette. I titoli abilitativi gia’ rilasciati sono fatti
      salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli
      standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale
      . Sono sempre
      assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento
      tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela
      dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino
      ambientale

      In teoria sparisce così la possibilità di proroga. Ma non sono sicuro che questa mia interpretazione sia corretta.

      • Ciao Dario e grazie della risposta e dei dettagli. Ti faccio due commenti.

        Il primo è che non mi convince molto la tua spiegazione. Come tu stesso scrivi il Dlgs.152/2006 lasciava inalterate le concessioni esistenti, e quella parte non viene toccata dal quesito. Peraltro, se vince il SI le concessioni andranno a scadenza proprio perché lo stabilisce la legge del 1991, che è la stessa che consente le proroghe: quindi mi sembra strano che si applichi quella legge solo per la scadenza e non per le proroghe.

        Il secondo commento è semplicemente che, secondo me, faresti bene a correggere il post scrivendo che quel punto non è chiaro. Punto, peraltro, molto importante perché può fare la differenza nella scelta del voto. Hai scritto un post preciso e dettagliato, è un peccato che ci sia questa macchia.

        Un saluto e grazie ancora.

      • Dalla norma si evince che vengono fatte salvi “i titoli abilitativi”, non le loro “proroghe”. Non è stata abrogato il divieto di coltivazione entro le 12 miglia marine (vedi TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 22 giugno 2012, n. 83 all’art 239). Quindi le concessioni esistenti sono “fatte salve”, manca il riferimento alla proroga ed esiste il divieto alla coltivazione (non alle nuove concessioni).
        Se tale riferimento non fosse stato necessario, perché è stato ripetuto in tutte le norme successive alla 2006 in poi (2010 e 2012 ad es.)?

        Proprio perché il punto non è chiaro, nell’articolo viene presentato il caso peggiore, cioè la perdita massima possibile in termini di produzione di idrocarburi. Se fosse vera l’altra interpretazione alcune concessioni della categoria C, non tutte, avrebbero diritto ad un’altra proroga di 5 anni, magari qualcuna persino 2 proroghe, ma poi se vincessero i “si” verrebbero chiuse ugualmente. Mi sembra sinceramente una complicazione inutile in un referendum che è già abbastanza complicato da sviscerare nei suoi vari effetti.

      • Pier Luigi Caffese

        Ho gia’ scritto che di proroga in proroga non si puo’ andare avanti per cui se vince il si stop ad ogni proroga in base all’articolo 2 della Costituzione e si guarda solo alla scadenza del contratto senza proroghe ulteriori.Ma anche se vince il no o si invalida il referendum perchè il Governo e l’Eni invitano a non votare,sono preoccupato di quanto dice l’Eni oggi in una pagina pubblicitaria sul Corsera,ovviamente a pagamento,che assicura un articolo contro il si’del referendum.Eni intanto non puo’ fare pubblicità nascosta per il no o per boicottare il referendum.Eni dice che trivella o piattaforma da Dio ma in Basilicata c’è un disastro ambientale sia per colpa Total gravissima che per colpa di Eni che ha tecnologie deep drilling africane che non si devono applicare da noi per legge in quanto sono precursori di disastro ambientale e di morti per cancro.Quando uno ti dice che è pratica comune mandare l’acqua inquinata da metalli a 4.000 metri sotto,significa che usa tecnologia africana e reputa gli italiani con gli anelli al naso.Sono preoccupato che molte delle piattaforme in mare entro e fuori 12 miglia,non abbiano il VIA giusto,anzi alcune non hanno niente e chiedo che si rispettino le norme europee sul mar Mediterraneo che impongono controlli severi anche fuori 12 miglia e dove c’è un noto banco di pesce non si deve trivellare,vedi largo Saregna e largo Sicilia,Calabria e Basilicata.

        dr.Pier Luigi Caffese

      • Caro Dario, ho letto quanto hai scritto ma insisto sul mio punto.
        Ti rendo noto inoltre che Enrico Zanetti, Sottosegretario all’Economia, ha appena detto a Ballaró che anche con la vittoria del SI sarà possibile concedere rinnovi quinquennali indefiniti. Proprio come dico io.
        Faresti bene a correggere quanto hai scritto. Un articolo che si intitola “Le bufale del referendum” è un peccato che contenga un’altra bufala. Per quanto scritta, senza dubbio, in buona fede.
        Un saluto.

      • ‘Rinnovi quinquennali indefiniti?’ Non capisco da quale norma si evinca questo in caso di vittoria dei SI. Al limite si parla di due rinnovi se ancora non ne è mai stato richiesto uno. Ma sono pochissime le concessioni così. La maggior parte è attiva da molto tempo.

      • Ieri sera da Vespa le solite falsità di Borghini che si batte per Eni sull’esaurimento giacimento tirando fuori che è pericolo chiudere.Balle!
        Se vince il si,si arriva solo a scadenza contrattuale perchè sono vietate le proroghe.La legge vecchia proroghe è superata ed il Minambiente se desse una proroga in concessione che potrebbe essere anche una trivellazione che so di pozzo in orizzontale vietata,deve verificare con nuova VIA.Molti di questi pozzi non hanno nessuna Via e qui si dovrebbe dimettere Galletti che non fa controlli entro 12 miglia e fuori 12 miglia.La Commissione Europea ha rampognato l’Italia dicendo che le concessionidevono avere scadenze certe e sono vietate le proroghe.Perchè Borghini si batte per l’esaurimento giacimento? Perchè se estaggo poco non pago nemmeno le royalties,cosi’ non investo nel rimettere a posto il sito.Eni e Edison che per legge devono mettere da parte i soldi per decommissioning piattaforma non vogliono tirarli fuori e allungando nel tempo sperano che lo Stato sopporti i costi bonifica come a Taranto ed in Basilicata per Eni e Total dove ci sono 4 miliardi da investire per risanare.

      • Chi tocca le proroghe prenderà la scossa perchè faremo sempre ricorso alla Giustizia Europea per proroghe.Stop trivelle significa stop proroghe e Galletti che le controlli dentro e fuori 12 miglia,altrimente si dimette.

      • La norma che regola le concessioni, se non mi sbaglio, è la legge n.9 del 1991 (http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/norme/9l91.htm). All’articolo 9 comma 8 si dice “al concessionario possono essere concesse […] una o più proroghe, di cinque anni ciascuna”

        Una o più proroghe significa che non c’è un limite. Non dice “massimo due proroghe”. Forse mi sbaglio da qualche parte, nel caso, se me lo riesci a spiegare ti ringrazio.

  56. Non sono un giurista ma i contratti devono indicare una durata altrimenti sono nulli.L’emendamento trivelle o piattaforme del Governo bypassava questa scadenza del contratto e viola le norme o trattato Europeo.Se vince il si,le piattaforme vanno a scadenza scritta di contratto in uso e far scattare una o piu’ proroghe è contro le leggi e direttive europee.Il contratto deve terminare alla scadenza e bisogna vedere se aveva gia’ proroghe.In quel caso scatta comunque la fine perchè non si puo’ continuare a dar proroghe.Se per caso il contratto fosse recente ed il giacimento ricco chi da la proroga che non è automatica come qualcune fa credere,viene fuori la costituzione che dice che esiste il senno del buon padre di famiglia per cui se ne vale la pena su concessione recente e grassa ,si puo’ valutare la proroga ma è sempre esclusa su vecchi contratti.gia’ prorogati.Le dico qualcosa di piu’ che ci insegna il disastro ambientale lucania.La per metterla a posto ci vogliono 4 miliardi come ho detto nel mio Repport e li devono tirare fuori Eni e Total:l’emendamento inlegge di stabilità ridava la concessione ai 2 inquinatori ma oggi devono pagare i danni.Qui nelle piattaforme si è cercato di dilazionare nel tempo la spesa di bonificare le piattaforme in scadenza.Dato che il grosso piattaforme è di Eni e Edison EDF i furbetti allo Stato hanno detto allungaci i contratti finche’ puoi,cosi non dobbiamo tirar fuori i soldi subito e poi la bonifica la fai tu con una leggina di bonifica ambiente.Se Lei controlla il Mise non tira fuori le polizze obbligatorie a copertura del danno per vedere se sono congrue.Basterebbe vedere la copertura e se non c’è o è carente si deve annullare il contratto.Forse nessuno lo sa ma BP è stata condannata a pagare 20 miliardi di $ per il danno nel Golfo Mexico.Ora se saltano le piattaforme di Ravenna a meno di 2 miglia,chi paga L’Eni.Se per i danni e morti dovesse pagare 20 miliardi l’Eni fallisce come BP che fa a finire in Shell.Chiudere tutte le piattaforme entro le 12 miglia è un vantaggio per l’Italia,tutte le piattaforme devono essere assicurate anche quelle a terre o fuori le 12 miglia e voglio vedere che siano assicurate e di quanto.Adesso vediamo chi paga i 4 miliardi in Basilicata? Votando un emendamento alle 4 di notte in finanziaria,significa che lo Stato abbonava in velocità di stappa progetto, i risarcimenti alle 3 compagnie coinvolte e il Tribunale oggi le deve condannare a pagare:4 miliardi,non bruscolini decisi alle 4 di notte.Una porcheria di noti esponenti governativi come De vincenti,Vicari e tanti altri come i socialisti legati all’Eni che in precedenza ai tempi di Craxi-Cagliari suicidato-Affaire Ligresti stavano per distruggere.

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  64. Ciao Dario, rinnovo un dubbio che ho visto espresso da altri e riguarda questo punto qui > “B. Le concessioni entro le 12 miglia, il cui permesso è già scaduto e di cui hanno già richiesto la proroga da mesi, se non da anni. Sono 9 concessioni in tutto, su cui insistono 39 piattaforme che nel 2015 hanno prodotto 622 milioni di metri cubi di gas, circa il 9% della produzione nazionale (1,1% dei consumi 2014). Queste concessioni, verosimilmente, saranno prorogate ancora una volta anche in caso di vittoria dei “si” al referendum, in quanto l’istanza di proroga è stata depositata quando era valida la vecchia normativa.”

    La legge di stabilità ha però tolto ogni riferimento alla vecchia normativa e il quesito di fatto accetta la norma presente in legge di stabilità togliendo solo il riferimento alla durata della concessione, estesa fino all’esaurimento del giacimento. Il comma 239 della legge di stabilità recita: “i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Il referendum vuole togliere questo: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Quindi alla scadenza naturale, le concessioni non sono prorogabili. E per le richieste di proroga pendenti, cosa accade? Cadono nel momento in cui vince il sì?

    • Sono concessioni scadute nel 2013 e 2014, prima della legge di stabilità. Le proroghe sono state richieste prima della legge di stabilità( ma non sono ancora state accolte) quindi non vi sono soggette per ora, in quanto non può essere retroattiva. Forse tu ti riferisci al gruppo C delle concessioni?

      • Grazie, chiarissimo. Il dubbio mi è venuto anche leggendo questo articolo pubblicato il 12 aprile sul fatto e in particolare questo passaggio qui: “Si tratta di concessioni che riguardano la produzione di gas in quattro regioni (Emilia Romagna, Veneto, Abruzzo e Marche) ed oggi non sono più considerate scadute per effetto della legge di Stabilità. Tutto confermato a Ilfattoquotidiano.it dal Mise, che ne era a conoscenza, come si evince dal Bollettino degli Idrocarburi pubblicato il 31 dicembre scorso. “Spesso l’esame tecnico delle istanze e delle attività va oltre il termine di scadenza della concessione” spiegano dal ministero, sottolineando che “all’atto della proroga questa comunque decorre dalla data di scadenza”. Dunque tutto ‘sanato’. A posteriori. Anche perché in questo caso è subentrata la legge di Stabilità 2016 entrata in vigore il 1 gennaio, che ha modificato la disciplina sulla durata delle concessioni, legandola alla ‘vita utile del giacimento’ ed eliminando il regime delle proroghe con effetto retroattivo.” > http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/12/trivelle-concessioni-scadute-il-ministero-ignorava-le-richieste-di-proroga-e-le-piattaforme-continuavano-a-operare/2631178/

  65. Pingback: Referendum trivelle: le ragioni del mio sì – Energy community blog

  66. Pingback: Breve guida al referendum del 17 aprile

  67. wow, ci vorrebbe davvero una giornata per leggere i commenti che sono ancora più esaustivi (in fatto di SI e NO) dell’articolo stesso.
    Mi pare in più che , se non mi è sfuggito, fatte salve le concessioni in essere significa che comunque le attuali concessioni scadranno (2022 e 2034) o potranno essere comunque prolungate secondo quando stabilito dalla legge, quello che viene vietato è il prolungamento nel caso in cui fatte le dovute proroghe, si continui comunque ad estrarre fino ad esaurimento.
    E’ corretto?

    Mi pare altrettanto che le decisioni della COP21 , vengano ridotte estremismo ambientalista(una specie di “reductio ad Hitlerum” https://it.wikipedia.org/wiki/Reductio_ad_Hitlerum) da i comitati a favore del NO, ma questa è una mia opinione personale su quanto letto in giro

    • Ogni bufala da velina Eni di Borghini sul referendum fa crescere in modo esponenziale il si.Perchè l’italia deve passare dai dinosauri fossili alle sostenibili e cacciare i Borghini.Le deroghe se vince il si non ci sono piu’ e se vincesse il no andremo a vedere ogni deroga denunciando Galletti se non ha VIA recenti.Su Cop 21 Lei ha ragione,Galletti ha firmato,poi se ne frega dato che dice fossile sino al 2050..Per questo chiediamo dimissioni urgenti Galletti e se vince il si le deve dare il 18 aprile.Galletti è un noto frenatore Bolognese messo li’ a tutelare interessi fossili per cui Bologna non è piu’ la dotta,ma la fossile e Galletti è l’archistar fossile con clo.il barone fossile de noaltri.

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  70. dal sito istituzionale: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML;jsessionid=u12JZuaXdyyMLsMraCKCkA__.ntc-as4-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-02-16&atto.codiceRedazionale=16A01356&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario
    “e’ indetto sul seguente quesito corrispondentemente riformulato:
    «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia
    ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28
    dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio
    annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”,
    limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del
    giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di
    salvaguardia ambientale”?». ”
    allora ho cercato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm#1 ) ma l’articolo 6 si ferma al comma 8, dove si trova il comma 17? cosa sto sbagliando?
    Grazie
    Antonio Fiumara – Torino

  71. Pingback: Vota Sì il 17 Aprile per fermare le trivelle – Legambiente Arezzo

  72. Pingback: Transizioni energetiche e trivelle. Sul referendum del 17 aprile - Cospe

  73. Pingback: VOTA SI’ per fermare le trivelle – VenetoNews

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