Bitcoin, la catastrofe ecologica

E’ la tendenza finanziaria del momento.

E’ il modo in assoluto più inefficiente ed idiota di usare l’energia elettrica. Consuma l’equivalente di due centrali nucleari dedicate e continua a crescere esponenzialmente.

Di Dario Faccini

UN MONDO DI MERAVIGLIE

Oggi parliamo di un mondo meraviglioso. Un mondo in cui è possibile guadagnare trasferendo via internet 20€, con una spesa elettrica di 20€ (si, avete capito bene), mentre si consuma l’energia che impiega un’auto elettrica per percorrere 1000km.

Oggi parliamo della bolla finanziaria del momento: il Bitcoin.

Ne avrete sentito parlare in qualche modo.

E’ nato nel 2009 ed è la prima di tantissime monete digitali ad avere mostrato al mondo come si possa fare a meno di una banca centrale. Usa una tecnologia chiamata ‘Blockchain’ (catena di blocchi, è una sorta di registro pubblico dei trasferimenti di valuta) che, mediante tecniche di cifratura ben consolidate, permette il trasferimento sicuro di una somma in Bitcoin da un ‘wallet’ (portafoglio o conto) virtuale ad un altro, evitando che un malintenzionato ‘bari’ in qualche modo. Il tutto avviene mediante protocolli informatici decentralizzati, per cui il singolo utente può fare tutto dal proprio pc, senza nessun intermediario: acquistare Bitcoin, trasferirli, spenderli per pagare beni e servizi, convertirli in altre valute. Può persino ‘crearli’ o ‘perderli’ per sempre, nel caso che perda la chiave segreta che permette l’accesso al portafogli su cui sono depositati.

Per l’uomo della strada i Bitcoin sono uno strumento poco comprensibile. Innanzitutto, non avendo un corrispettivo fisico in banconote e monete, non capisce come possano avere un valore. Non gli è chiaro a cosa possano servire e  come possano essere spesi. Quando prova ad informarsi, scopre che il loro funzionamento è piuttosto complicato e hanno caratteristiche inaspettate[1]. Se ne osserva il prezzo, rimane stupito e spaventato dall’estrema volatilità. Infine, non si fida perché dai media sono spesso accostati alla pirateria informatica (i cosiddetti ‘hacker’, in realtà si dovrebbe dire ‘cracker’) e ad attività illegali che hanno rapidamente creato alcune leggende urbane. Una tra tutte è il perfetto anonimato che sarebbe garantito ai proprietari di Bitcoin[2].

L’uomo della strada però non è l’investitore tipico che investe in Bitcoin e altre criptovalute. Tecnologico, curioso, propenso al rischio e non di rado asiatico (Cina e Corea del Sud la fanno da padrone), non si fida delle istituzioni finanziarie sia perché non gradisce che sappiano tutto del suo conto, sia perché non si fida della loro solidità e della continua emissione di nuova moneta. Non per niente il Bitcoin è figlio della crisi del 2009.

Figura 1. Prezzo storico del Bitcoin in dollari statunitensi. Fonte: Blockchain.info.

L’investitore tipo in Bitcoin potrebbe aver iniziato la sua avventura anche solo nell’estate del 2015, acquistando 100 Bitcoin per l’equivalente di un 250 dollari l’uno, spendendo così 25.000$. Per 2 anni potrebbe essersi dimenticato del suo investimento ed ora potrebbe ritrovarsi con 400.000$ (vedi Figura 1). Se fosse stato un investitore della prima ora, diciamo nel 2011, avrebbe raggiunto la stessa cifra investendo solo 25$, perché all’epoca un Bitcoin costava solo un quarto di dollaro. Stiamo parlando di qualcosa come un aumento di 16.000 volte (1.600.000%) del capitale investito. Solo dall’inizio di quest’anno, il suo valore è cresciuto di 4 volte.

Pazzia speculativa?

Forse. Anche.

In realtà c’è una ragione precisa per cui il valore del Bitcoin ha una tendenza naturale all’aumento. E’ stato progettato in modo tale che il numero di Bitcoin circolanti non potrà mai superare i 21 milioni [3]. I Bitcoin sono quindi una risorsa virtuale scarsa, che nel tempo è soggetta naturalmente ad un effetto deflazionario, sia per l’aumento di popolarità e quindi della domanda, sia per la continua perdita effettiva di Bitcoin da parte di chi perde le chiavi del proprio conto.

Questa è una caratteristica sin dalla nascita dei Bitcoin molto apprezzata dagli investitori ed è la causa principale dell’esplosione del consumo elettrico associato.

 

IL BIANCONIGLIO

Per capire quello che sta succedendo, è necessario entrare nel funzionamento del protocollo che governa i Bitcoin, spiegandolo senza tecnicismi.

Il grande merito attribuito al mitico Satoshi Nakamoto, l’inventore anonimo del Bitcoin, è di aver risolto un problema spinoso in un sistema monetario senza un’autorià centrale: evitare che una somma di denaro sia spesa due volte perché ciò equivarrebbe di fatto alla creazione di nuova moneta.

Facciamo un esempio classico: avete 1 Bitcoin sul vostro conto virtuale e volete provare a spenderlo due volte, inviandolo ad Alibaba in Cina per comprare un PC ultimo modello e, quasi in contemporanea, inviandolo anche ad Amazon negli Stati Uniti per comprarvi l’ultimo grido in fatto di robot giardinieri.

In un sistema come quello delle carte di credito non sarebbe un problema: essendoci un’autorità centrale che presiede a tutte le transazioni, la prima spesa che viene ricevuta è quella che viene registrata e la seconda viene rifiutata.

Il sistema che governa le transazioni dei Bitcoin invece è decentralizzato e coinvolge server e pc distribuiti su tutto il pianeta che, per normali problemi di latenza della rete Internet, possono essere in disaccordo su quale delle due spese sia quella legittima. Nel caso in oggetto supponiamo che per campanilismo la parte del sistema Bitcoin in Asia potrebbe essere convinta che la spesa lecita sia quella ad Alibaba, mentre quella in America che sia quella ad Amazon. Quale delle due ha ragione?

Per uscire da questa empasse il protocollo Bitcoin prevede un ingegnoso  e devastante stratagemma, chiamato proof-of-work (prova-di-lavoro) che, per registrare (quindi rendere effettive) un certo numero di operazioni di transazione di Bitcoin, prevede che prima venga compiuto un lavoro ‘faticoso’. In termini informatici è un lavoro che prevede una enorme quantità di calcoli da parte di molti processori (da qui si origina il consumo spaventoso di elettricità) che gareggiano per scoprire un segreto matematico. La ricerca di questo segreto viene definita ‘mining‘ (estrazione mineraria) e viene svolta dai miners, in teoria qualunque utente abbia a disposizione un dispositivo intelligente. Chi trova il segreto per primo è quello che registra definitivamente un blocco di  nuove transazioni nel registro pubblico (la Blockchain). Nell’esempio precedente sarà un miners in Asia o uno in America, derimendo così la questione su quale delle due spese vada accettata e quale rifiutata. Questo meccanismo inoltre evita che un miners disonesto possa accettare entrambe le spese registrandole nella Blockchain, perché per farlo dovrebbe scoprire il segreto prima di tutti gli altri utenti onesti e l’unico modo per avere qualche possibilità sarebbe avere a disposizione più processori (ed elettricità) di tutti gli altri.

Per chi volesse approfondire un poco di più il funzionamento, che ripeto è ingegnoso, più complesso di come l’abbiamo sinora spiegato (e appunto incredibilmente devastante),  è invitato a leggersi la nota [4].

Il mining è un’attività, che garantisce il corretto funzionamento del sistema Bitcoin, ma che è onerosa in termini economici (hardware ed elettricità impiegati) per chi la compie e deve essere incentivata. Ecco quindi che i ‘miners’ sono ricompensati con nuovi Bitcoin ogni volta che individuano un segreto ‘chiudendo’ un blocco. In pratica l’attività di mining è l’unica che garantisce l’immissione controllata di nuovi Bitcoin. La quota immessa in questo modo si dimezza ogni quattro anni e attualmente è di 12,5 Bitcoin ogni dieci minuti(l’ultimo dimezzamento c’è stato nel 2016, quindi il livello dell’attuale ricompensa durerà sino al 2020). Ciò garantisce che ci sia un numero massimo teorico di Bitcoin (i 21 milioni citati sono il risultato di una serie geometrica convergente), sia un continuo incentivo per i miners che sostengono il sistema.

LA CORSA DEL BIANCONIGLIO

Ora possiamo spiegare l’effetto perverso nei consumi elettrici in tutta la sua grandezza.

Il sistema Bitcoin è regolato internamente in modo tale che ogni 10 minuti parta una nuova corsa per registrare le ultime transazioni di Bitcoin ed individuare il nuovo segreto associato. La regolazione avviene modificando automaticamente la difficoltà del segreto: se la potenza di tutti i calcolatori che fanno mining aumenta, la difficoltà nell’individuare il segreto aumenta, per compensare ed evitare che venga in media trovato prima dello scadere dei 10 minuti; viceversa se cala la potenza di calcolo, cala anche la difficoltà.

Figura 2: in blu e verde, la potenza globale stimata di mining per il Bitcoin, calcolata in hash rate (il numero di tentativi al secondo per individuare il segreto) e, in rosso, la difficoltà automaticamente impostata negli ultimi nove mesi. Fonte: Bitcoinwisdom.com.

Ecco allora mostrato l’effetto perverso a catena:

  1. se il valore del Bitcoin aumenta, a parità della ricompensa in nuovi Bitcoin immessi, aumenta il valore della retribuzione per i miners;
  2. ai miners conviene allora comprare più hardware di calcolo e consumare più energia elettrica per unità di tempo;
  3. il sistema Bitcoin individua l’aumento della potenza di calcolo del mining e cerca di compensarlo aumentando la difficoltà della ricerca del segreto, in modo da mantenere costante l’intervallo dei 10 minuti;
  4. l’aumento della difficoltà del segreto, compensa l’aumento della potenza di calcolo e fa si che venga impiegata sempre al 100%, quindi al massimo consumo energetico possibile.

Questo fenomeno ha il punto chiave nell’aumento del valore dei Bitcoin. Dato un certo aumento, il fenomeno continua sino a quando l’attività di mining diventa svantaggiosa per il continuo aumento dei costi per l’hardware e l’elettricità, annullando il guadagno medio dalla ricompensa dei nuovi Bitcoin ottenuti scoprendo i segreti dei blocchi.

Purtroppo, questo punto di equilibrio sembra adesso assai lontano. La velocità con cui continua ad aumentare il valore del Bitcoin è tale che gli stessi miners faticano a scalare la propria capacità di calcolo per stare al passo. Dalla figura 2 si osserva che da febbraio a fine luglio la potenza complessiva impiegata nel mining è raddoppiata, passando da 4TH/s (migliaia di miliardi di hash, cioé di tentativi di indovinare il segreto, al secondo) a 8TH/s. Stiamo parlando di un tempo di raddoppio di meno di 6 mesi, avvenuto nonostante che la quota di Bitcoin immessi fosse stata appena dimezzata. Come abbiamo già osservato, il valore del Bitcoin nello stesso periodo è infatti quadruplicato. L’arretrato di lavoro dei miners nell’installare nuova capacità di calcolo (e di consumo elettrico) si sta quindi accumulando. Senza dimenticare che la crescita del valore dei Bitcoin è iniziata da anni e potrebbe continuare ancora, continuando ad aumentare l’incentivo per installare più potenza di calcolo.

QUANTO E’ PROFONDA LA TANA DEL BIANCONIGLIO

Ma quanta energia elettrica consuma attualmente il sistema Bitcoin?

Innanzitutto la potenza di calcolo (hash rate, ogni hash è un singolo calcolo per tentare di indovinare il segreto) e il consumo elettrico sono fortemente correlati, quindi sono possibili un paio di metodi di stima.

La prima, potrebbe essere ricostruire il parco installato dei calcolatori dedicati al mining per determinare l’efficienza media di calcolo e moltiplicare per l’hash rate globale. L’ultima stima disponibile per fine luglio 2017 si attesta così sui 7-8TWh all’anno di elettricità, più o meno quanto produce una centrale nucleare da 1000MW. Si osservi che solo 5 mesi prima questo valore era esattamente la metà.

Un secondo metodo prevede di fare i conti in tasca ai miners con un modello economico. In tal caso l’ordine di grandezza non cambia, anche se si ottiene una stima doppia, attualmente intorno ai 16TWh/a. Per dare un’idea, è quanto consuma la Tunisia o la Corea del Nord, ed è pari a circa il 5% del consumo nazionale Italiano.

Se il sistema Bitcoin fosse una nazione, sarebbe la 78esima (su 195+1) per consumi di energia elettrica.

Figura 3: raffronto tra i consumi elettrici annuali di vari stati e il sistema Bitcoin, in TWh. Fonte: Digiconomist.net.

 

Il problema è che il sistema Bitcoin è ancora marginale nell’economia, e gestisce un numero basso di transazioni rispetto ai sistemi tradizionali: con circa 300.000 transazioni al giorno, per una sola transazione di Bitcoin si consumano ben 146kWh elettrici, per un costo che in Italia sarebbe di circa 20€ ed equivale al consumo giornaliero di 20 famiglie [5]. In altri termini, siccome un’auto elettrica percorre circa 100km con 15kWh, per consumare la stessa energia di una sola transazione di Bitcoin dovrebbe percorrere 1000km!

La beffa è che una transizione di bitcoin può essere di qualunque entità, anche di una frazione di Bitcoin. Ad esempio se si scorre le transazioni contenute nell’ultimo blocco creato nella Blockchain, se ne possono trovare alcune del valore di 0,005Bitcoin, cioé, ai prezzi attuali circa 20€. Quindi per trasferire 20€ in Bitcoin, se ne consumano 20€ in elettricità (in Italia), anche se mediamente per i miners un costo più verosimile si attesta sui 6-7€[6].

L’unica notizia leggermente positiva in tutta questa ordalia energetica, in cui utenti in giro per il mondo letteralmente gareggiano nel consumare più rapidamente l’elettricità, è che il consumo complessivo di energia non dipende dal numero di transazioni inserite in un blocco (e quindi evase al giorno), ma dal valore raggiunto dal Bitcoin, almeno sino al 2020.

IL BIANCONIGLIO FA MOLTA, MOLTA PAURA

Ciò che relamente spaventa di più è che questa follia energetica non dia segni di rallentamento. Uno studio di Aprile del Cambridge Centre for Alternative Finance, individua un guadagno di due miliardi di dollari per i miners nel solo 2016. Il costo per il consumo di energia elettrica viene invece stimato ora in circa 1 miliardo di dollari (in realtà meno, ma stiamo conservativi). Nel frattempo nel 2017 i profitti per i miners sono ulteriormente aumentati come da figura 4.

Figura 4: indice di profitto per i miners, che tiene conto sia della retribuzione in nuovi Bitcoin, sia delle fees che vengono pagate dagli utenti per dare priorità all’esecuzione delle transazioni. Fonte: Blockchain.info.

 

Quindi, in modo approssimativo, si può concludere che per i miners il 2017, in assenza di un calo del valore del Bitcoin, sarà profittevole almeno 3 volte di più rispetto al 2016. Avendo già un margine netto nel 2016 ben 2 volte superiori ai costi, il punto di equilibrio già menzionato oltre al quale i miners perdono la profittabilità sarà raggiunto solo dopo un incremento di 3×3=9 volte dei consumi elettrici!  Ci possiamo aspettare spannometricamente un aumento delle potenza installata di almeno altre 8 volte ai prezzi attuali del Bitcoin.

Se l’attuale valore del Bitcoin dovesse aumentare ancora, se non altro per la spinta deflazionaria dovuta alla sua natura di risorsa scarsa e alla sua popolarità, la situazione sarebbe ancor più disastrosa in pochissimo tempo, visto che il consumo di energia elettrica attualmente ha un tempo di raddoppio di soli 6 mesi. Con un aumento del valore del Bitcoin nei prossimi due anni ad un tasso dimezzato rispetto a quello dei primi 6 mesi del 2017, il consumo di energia elettrica potrebbe raggiungere quello dell’Italia (314TWh nel 2016) al più tardi verso l’inizio del 2020 (Figura 5).

Anno T Wh/a Consumo paragonabile alla produzione elettrica di
2017 16 Tunisia (2016)
2018 64 Austria(2016)
2019 256 Italia (2016), 286TWh
2020 1024 Russia(2016)
2021 4096 Usa (2016)
2022 16384 Mondo (2016), 25.000TWh
2023 65536
Figura 5: semplice proiezione del consumo in TWh elettrici all’anno del sistema Bitcoin, considerando un tempo di raddoppio di 6 mesi, messo a confronto con la produzione elettrica (non il consumo) di vari paesi. Gli anni si riferiscono in realtà al dicembre di quell’anno e il consumo di quest’anno è stato preso dalla stima più conservativa tra le due citate, supponendo un ulteriore raddoppio da qui alla fine del 2017. Fonte: autore con dati BP Statistical Review 2017.

 

Certo, da una parte è impossibile che questa crescita esponenziale dei consumi continui sino a saturare tutta la produzione elettrica mondiale. Come la crescita esponenziale dei batteri in una piastra di Petri, prima o poi collasserà e lo farà probabilmente in modo clamoroso. Ci sono alcuni motivi, almeno di speranza di un rallentamento nel prossimo futuro:

In merito a questo ultimo punto c’è però da dire che per la sua natura decentralizzata, ogni modifica al protocollo Bitcoin è lenta e molto difficile [7] e nella community del Bitcoin il problema del consumo di energia… semplicemente non pare essere un problema. Quindi avanti così.

Anche la tendenza a lasciare inalterato il sistema Bitcoin e a sviluppare in sinergia nuovo sistemi di servizi basati su di esso (es. Lightenig Network) sarà del tutto inutile, anzi probabilmente dannosa, se favorirà ulteriori aumenti di popolarità del sistema Bitcoin e quindi di aumento del suo prezzo.

A peggiorare il quadro c’è poi l’esistenza di centinaia di criptovalute oltre al Bitcoin, che stanno crescendo addirittura più rapidamente: ormai hanno strappato al Bitcoin al 54% della capitalizzazione del mercato, quando solo nel marzo di un anno fa detenevano il 20%. La quasi totalità di queste criptovalute è un clone del Bitcoin per quanto riguarda il mining e l’esplosione dei consumi di energia. Ecco quindi che tutte le stime energetiche sinora qui presentate, appaiono fortemente sottostimate se si considera l’intero mercato.

Certo, prima o poi si arriverà ad un punto di equilibrio o almeno ad un rallentamento di questa folle corsa allo spreco elettrico, ma è improbabile che capiti nei prossimi due anni visti gli altissimi margini dei miners e l’enorme ecosistema di imprese e servizi che stanno costruendo il loro business sulle criptovalute. Quando un mercato arriva a capitalizzare quasi 150 miliardi di dollari, piaccia o meno, non è pensabile che si fermi da un giorno all’altro, se non altro a causa degli enormi guadagni che genera e che vi vengono reinvestiti almeno in parte.

Nel frattempo ogni aumento del valore del Bitcoin, o di una qualsiasi altra tra le centinaia di criptovalute che sono nate sulla sua falsa riga, spingerà i miners a comprare sempre più hardware in futuro e a spostarsi in segreto dove l’elettricità costa di meno (particolarmente gettonati sono i grandi invasi idroelettrici sottoutilizzati). Addirittura stanno nascendo criptovalute che cartolarizzano (e quindi finanziano), la nascita di nuove installazioni per il mining dei Bitcoin. Potremmo definirla come un esempio di “creativa distruzione ambientale“.

Un aspetto paradossale è che l’intero meccanismo del mining è stato pensato per evitare che qualcuno potesse prendere il controllo della rete Bitcoin e mantenerla distribuita. Nella realtà l’estremo successo del meccanismo ha spinto in parte verso l’esatto contrario: ha permesso favolosi guadagni ai miners, che hanno favorito la creazione di grande imprese specializzate, marginalizzando la possibilità per un privato di accedere con profitto a questa attività. Questo a partire già dalla fine del 2013. In pratica il mito della decentralizzazione della valuta pur non essendo caduto, è parziale, criticato e costantemente a rischio.

Insomma il Bitcoin è una totale follia, sfuggita completamente di mano, che garantisce grandi guadagni e attira enormi capitali per perpetuare una crescente ordalia energetica nel nome del Dio della decentralizzazione della sovranità monetaria, sulla cui reale esistenza c’è qualche dubbio.

E pensare che il circuito delle carte di credito VISA, nato nel 1958, gestisce un numero di transazioni al giorno che supera di 700 volte quello del Bitcoin e consuma complessivamente 30 volte di meno[8].

Viva la tecnologia!

 

 

Note

[1] Nell’era dei pagamenti istantanei con lo smartphone ci si aspetterebbe che per trasferire denaro con i Bitocin bastino pochi secondi, ed invece servono alcune decine di minuti a causa del funzionamento intrinseco del sistema.

[2] Tutte le transazioni da quando esistono i bitcoin devono essere pubbliche per garantire il funzionamento del sistema delle transazioni, solo i conti cui fanno riferimento sono anonimi avendo un codice identificativo. A meno che non vengano usati altri espedienti, tracciare il flusso di denaro è quindi piuttosto agevole e capire chi è l’intestatario di un conto è possibile non appena i Bitcoin vengono spesi in cambio di beni reali.

[3] In realtà è un valore asintotico che non verrà mai raggiunto, come spieghiamo più avanti.

[4] In pratica, tutte le richieste di transazioni di Bitcoin che ancora non sono state registrate vengono scritte in un unico documento pubblico (un blocco della Blockchain già menzionata) e parte immediatamente un corsa contro il tempo per indovinare un segreto legato a quel documento.  L’utente che riesce a trovare il segreto per primo, ‘firma’ il documento(blocco) e vi inserisce il segreto mostrando al resto del sistema di essere stato il primo. Il Blocco è così aggiunto alla Blockchain e non può essere alterato da terzi successivamente perché è legato ai blocchi precedenti e sarà legato a quelli sucessivi, quindi alterarne uno in modo che sia riconosciuto pubblicamente valido dal resto del sistema Bitcoin vorrebbe dire ricalcolare tutti i segreti da quel blocco in poi, il che è impossibile perché nel frattempo continuano ad essere aggiunti nuovi blocchi. Come sarà spiegato più avanti, è necessario che l’intervallo di tempo con cui viene mediamente calcolato il segreto di un blocco sia mantenuto in un trade off (compromesso) tra la necessità di rendere il lavoro abbastanza difficile per evitare un attacco e permettere tempi di transazione della valuta intorno alla decina di minuti. Per progettazione è mantenuto sui 10 minuti.  Blocco dopo blocco, tutte le transazioni di Bitcoin tra i conti vengono così man mano registratate e pubblicate in una lunga catena di blocchi che prende appunto il nome di Blockchain. Nell’esempio della doppia spesa, l’unico modo per ‘barare’, sarebbe quello di registrare entrambe le spese nello stesso blocco o in blocchi consecutivi, e, d’ora in poi, trovare il segreto di tutti i futuri blocchi sempre prima di tutti gli altri utenti, cioé si dovrebbe avere la Blockchain più lunga rispetto al resto del sistema Bitcoin ‘onesto’. Il che vorrebbe dire avere a disposizione almeno la stessa potenza computazionale (numero di processori che cercano contemporaneamente il segreto) di tutti gli altri utenti, cosa ovviamente praticamente impossibile. Nella realtà capiterà che un utente onesto in giro per il mondo troverà sempre il segreto prima inserendo nella Blockchain un nuovo blocco in cui è registrata la spesa ad Alibaba (e quindi non anche ad Amazon) oppure viceversa quella ad Amazon (scartando quella ad Alibaba), controllndo quindi che non avvenga una doppia spesa tra le transazioni che sta registrando con questo Blocco.

[5] Siccome nel periodo estivo in cui è uscito questo articolo il numero di transazioni di Bitcoin al giorno cala, vengono considerate le 300.000 transazioni medie del periodo gennaio-giugno 2017, mentre per il consumo elettrico si è fatto riferimento alla stima economica di Digiconomist.net che pone il consumo elettrico a 44GWh/d. Per il costo del kWh in Italia si assume 15 centesimi per le imprese. Per il consumo medio di una famiglia tipo si fa riferimento all’AEEG con 2700kWhe/a, cioé 7,4kWhe/g.

[6] Il costo del kWh è spesso intorno ai 5c€ per i miners, in quanto cercano di spostarsi in segreto in paesi a basso costo dell’energia e vicino a centrali idroelettriche di grandi dimensioni, in luoghi remoti e quindi poco utilizzate.

[7] Proprio a fine luglio 2017 si è assistito ad un aumento programmato della capacità del sistema Bitcoin di gestire le transizioni che non ha messo d’accordo tutti gli attori e ha portato allo sdoppiamento del Bitcoin in due valute (Bitcoin e Bitcoin Cash). Curiosamente queste due valute ora insieme valgono il doppio di quanto valeva prima il solo Bitcoin. Alla faccia del presunto effetto inflazionario nel creare nuova moneta! Così ora c’è spazio per i miners per guadagnare su due valute invece che su una, con tutti gli aumenti di consumi di energia conseguenti.

[8] Calcoli approssimativi ottenuti dai dati pubblicati da Digiconomist.net: 82G transazioni VISA all’anno con un consumo di 50.000/1486000  volte quello del Bitcoin.

 

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46 risposte a “Bitcoin, la catastrofe ecologica

  1. Un grandissimo pezzo anche perché si dice di tutto e di più sul Bitcoin ma questo aspetto è assolutamente ignorato. Bravo Dario, a modo mio domani cerco di diffonderlo più che posso.

  2. Complimenti per il pezzo, facile ed efficace. diffondo..

  3. Grazie Dario Faccini, avevo solo una idea pallidissima del sistema bitcoin. Ora ne so di più. Ma una cosa salta all’ occhio: le velocità di crescita dei parametri chiave (consumo elettrico – fig 5) sono molto elevate e non mostrano saturazione. Non riesco a identificare un fattore esterno al sistema che ne possa rallentare la crescita. E’ facile allora capire che il sistema bitcoin si comporta come una bolla e come tale si fermerà. Questo significa uno sfascio che influirà negativamente su tutte le attività collegate e dai numeri che leggiamo, l’ entità del crollo sarà presumibilmente tale da avere conseguenze sul sistema economico/finanziario mondiale. Per quando lo scoppio della bolla? Sembra di poter dire che entro pochi anni il rendimento dei bitcoin andrà verso una saturazione; questo è in tutte le bolle l’ evento che scatena il crollo.

  4. Quoto tutto ma soprattutto “prima o poi collasserà e lo farà probabilmente in modo clamoroso”

  5. Bel pezzo. Per rendere pienamente l’idea hai dimenticato il vero motivo del successo: avere un “conto” che, potenzialmente, nessuna banca può bloccare e nessun tribunale pignorare.
    Quanto vale tutto ciò?

  6. ogni novità tecnologica nasce imperfetta per definizione, se ha un’utilità reale vale la pena implementarla. Concordo con Fabio che togliere ad un ente di controllo centrale troppo spesso disonesto e parziale il controllo dei flussi di denaro sia molto importante. Molti stanno lavorando su hardware e software, per ridurre i conumi, e il caso più famoso è proprio ethereum. Il primo che otterrà risultati concreti, costringerà tutte le altre criptovalute ad adeguarsi, non per bontà morale, ma perchè il vantaggio di un mining leggero darebbe alla moneta un vantaggio strutturale enorme. Siccome sono scoperte che varrebbero miliardi di dollari, sono abbastanza fiducioso che avverranno

    • Sono abbastanza d’accordo, ma ho paura che il Bitcoin potrà continuare a dominare il mercato delle criptovalute ancora per un po’, se non altro per la spinta dei miners che hanno interessi e investimenti materiali enormi. Sul Bitcoin non vedo possibilità di cambiare una parte così fondamentale del protocollo nei prossimi due o tre anni, che è il minimo periodo per dimostrare il funzionamento e l’assenza di vulnerabilità. Nel frattempo il consumo elettrico aumenterà.

    • ” … togliere ad un ente di controllo centrale troppo spesso disonesto e parziale il controllo dei flussi di denaro [sia molto importante]” Chiedo: mentre invece quelli che controllano/controlleranno bitcoine simili sono per definizine onesti, imparziali, e altruisti? Igor, sveglia! Ci vuoi raccontare le favole?

      • Se hai letto l’articolo, avrai capito che il sistema blockchain è strutturalmente costruito per impedire un controllo. E per renderlo noto a tutti,nel caso succeda,cosa teoricamente possibile, ma nella pratica molto difficile da ottenere. Chi ottenesse il controllo di una criptovalute, ne decreterebbe anche la fine, perdendoci. Per essere più preciso, quando entri in economia reale, hai 2 strade: seguire le regole, o barare, di solito con la complicità di altre persone corruttibili. In blockchain, ci sono solo algoritmi. Il processo è costoso proprio perché è stato pensato per eliminare le influenze umane. E finora, c’è riuscito bene. Mai hackerato, prosegue per la sia strada, e genera un’economia distorta DOPO la creazione della moneta, perché siamo esseri umani, egoisti e cazzoni. Ma almeno una parte del problema è risolta. Più che tornare indietro, direi di risolvere i problemi che porta questa nuova tecnologia, cosa che l’uomo sa fare, indirizzando le energie in modo corretto. Solo l’avvento della singolarità, e di un software cosciente potrebbe interferire col processo.
        Ma allora, i bitcoin sarebbero l’ultima delle nostre preoccupazioni

  7. Articolo interessante, chiaro, di facile lettura, ironico. Complimenti !

  8. Ma che cosa c’è da preoccuparsi?
    Presto con i calcolatori a qbit, bit quantistici, si potranno fare dieci alla quarantesima calcoli al secondo con un solo wattora.
    *Presto quando?*
    E’ ancora troppo presto per saperlo!
    *Ah allora non c’è di che preoccuparsi*
    *Però….*
    Però cosa?
    *Ma quanto costerà un calcolatore a qbit?*
    Dipende…..
    *Dipende da cosa?*
    Anche da quante bitcoins ci saranno in giro
    *Che stupido non ci avevo pensato*
    *Ma…. non è che i con i calcolatori a qbit si metteranno tutti contro tutti
    a… ..diciamo così, a dare i numeri per arraffare denari virtuali per poi scambiarli poi con roba reale?*
    Ma no, purtroppo la gente stupida non sarà mai così stupida,stia tranquillo.
    *Vorrebbe dire per fortuna!*
    Certo! Come no! per fortuna per fortuna………..

    Marco Sclarandis

  9. Articolo fuorviante.

    Si, per validare un blocco si usa energia elettrica, però in un blocco non c’è una sola transazione. E poi, quanta energia elettrica usa una banca?

    • La invito a rileggere con maggiore attenzione la spiegazione sui blocchi, sulle singole transazioni e le fonti citate. Credo abbia letto troppo velocemente.
      Se poi vuole allargare i confini del contesto, allora non ci sono solo da considerare quanti sono i costi per i servizi aggiuntivi(se per l’economia tradizionale si parla delle Banche, per il sistema dei Bitcoin si deve parlare allora dei vari exchange e di tutto l’universo dei servizi che si basano sui Bitcoin) ma anche e soprattutto del costo energetico per unità di ricchezza. Penso che il paragone per il Bitcoin sarebbe ancore più impietoso di quello fatto normalizzando per la singola transazione.

  10. Bell’articolo ma un po’ troppo di parte, come se la produzione di banconote (disboscamento per la carta, produzione di inchiostro, rotatrici, furgoni trasporto valori, sistema bancario, borse finanziarie) siano tutte cose ad impatto energetico e ambientale nullo, in realtà in confronto a tutto il nostro sistema finanziario, bitcoin usa l’energia di un bicchiere di acqua nel mare.

    • Il confronto con il sistema VISA è alla fine dell’articolo. Sì badi bene che sistema Visa è solo uno dei molti modi con cui si trasferisce denaro del mondo. Me ne vengono in mente almeno altri 7 o 8 senza pensarci tanto. Come ho già scritto in risposta ad un altro commento bisogna decidere dove sono i confini del sistema per fare confronti.E’ la prassi utilizzata in letteratura scientifica in campo energetico ad esempio nel calcolo della resa energetica di una fonte. Io qui ho considerato il servizio reso nel trasferire ricchezza e il confronto è impietoso. Se esistono stime che allargano i confini considerando anche la spesa energetica degli degli universi di servizi associati e ai consumi dei professionisti che vi sono impiegati, sono interessato. Attenzione che però ogni confronto va normalizzato in qualche modo ed è qui che il bitcoin ancora marginale nell’utilizzo viene pesantemente penalizzato.

      • Certamente nel suo articolo lei ha analizzato solo il trasferimento di denaro e sicuramente il confronto è impietoso. Sicuramente un sistema centralizzato è energicamente più efficiente ma è anche più fallace rispetto ad un sistema decentralizzato.

        L’energia spesa per far funzionare la blockchain secondo me dovrebbe essere vista come energia usata per mantenere in sicurezza un sistema, quanto teniamo alla sicurezza della blockchain e quanto siamo disposti a spendere per essa ci farà capire se vale o meno la pena consumare così tanta corrente per mantenerla.

        Nei motivi di speranza al rallentamento non ha citato i cambi di protocollo che potrebbero essere adottati al bitcoin, basta guardare ad esempio all’introduzione di qualche ora fa del protocollo segwit che di fatto può fa stare in un unico blocco fino al quadruplo di transazioni in più, e a Novembre con l’introduzione del blocco a 2mb lo spazio sarà ancora maggiore. In futuro (fra anni o decenni) potrebbero esserci sviluppi maggiori anche in base a quanto verrà usata la blockchain inserendo magari in un unico blocco migliaia di transazioni.

      • Ho citato la possibilità di passare dal proof-of-work al proof-of-stake, mentre il cambio di protocollo con il segwit (e poi a novembre il segwit2), non influiranno sul consumo totale e quindi sulle proiezioni riportate, perché queste sono indipendenti dal numero di transazioni contenute nel blocco. Esse dipendono solo dall’hashrate e dall’efficienza media del parco medio di ASIC installate. Ciò deriva dall’intervallo medio fisso per la creazione dei blocchi, di 10 minuti.
        Migliorerà certo il consumo per ogni singola transazione, perché senza segwit (o lightening network) si era alla saturazione della capacità. Ma questa informazione è riportata quando ho scritto: “L’unica notizia leggermente positiva[…] è che il consumo complessivo di energia non dipende dal numero di transazioni inserite in un blocco (e quindi evase al giorno)” proprio per indicare che il consumo di transazione trattato potrebbe essere destinato a calare. Ci vuole il condizionale, perché il numero di transazioni per blocco deve aumentare più rapidamente dell’hash rate, altrimenti non si verificherà questo fenomeno. Non avevo voglia di entrare in quest’ulteriore tecnicismo, quindi ho dato solo il motivo di speranza senza entrare in tutti i particolari. Comunque grazie per il commento, così l’ho riportato qui.

      • Salve Dario,
        Ho letto con molto interesse il suo articolo.
        Mi piacerebbe contattarla direttamente, ma non trovo alcun riferimento di contatto. Dove posso trovarla? Facebook, Linkedin, Twitter, e-mail.
        Grazie e buona giornata!

  11. E vero il proof-of-stake sembra una soluzione ideale tutta via bisogna riflettere bene prima di applicarla, ci sono alcune cose che vanno chiarite come ad esempio evitare il “mining” su più catene, sono convinto che prima o poi si passerà ad una innovazione simile o anche una migliore di cui per il momento non abbiamo ancora idea (vedi tangle di iota)

    Però credo sia giusto che gli sviluppatori di bitcoin core preferiscano andare con i piedi di piombo e lasciare fare questi esperimenti ad altre cripto “minori” così da testare le varie tecnologie

  12. Chiudo dicendo che anni fa partecipai al giveaway di Ripple, e anche se non apprezzo molto questo tipo di cripto, devo dire che il sistema di giveaway era veramente ben fatto, infatti i “minatori” venivano retribuiti in base a quanta potenza di calcolo mettevano a disposizione di Boinc per determinati studi sulla ricerca contro il cancro, quello si che era un modo utile per “sprecare” corrente. Ovviamente non è applicabile al sistema del mining di bitcoin

  13. COMICO. La gente PAGA l’energia elettrica e la usa come vuole. Non sta ad altri sindacare se l’uso è valido o meno. Io potrei supporre SPRECATO l’uso di energia elettrica per scrivere questo articolo (abbastanza demenziale). Sono discorsi simili a quelli di Ceaucescu secondo cui la gente “sprecava” risorse riscaldando casa e la temperatura ideale era 12 gradi. Signori miei il mondo è più semplice se prendete una padella e cominciate a farvi padellate di c***i vostri su come GLI ALTRI impiegano I LORO soldi, invece di stomacare il mondo intero raccontandomi come VOI impieghereste i SOLDI DEGLI ALTRI. Consumano elettricità i bitcoin? Si. La gente la paga, circola più moneta verso la produzione di energia che diventa più efficiente, più abbondante e più a basso costo. Inoltre stimola l’economia. Non state due giorni su tre a scassare i gabbasisi sull’economia che va stimolata? Per inciso, la bolletta elettrica a me non è aumentata causa le transazioni sui bitcoin, ma causa le idiozie sui contributi alle rinnovabili che non funzionano.

  14. per Libertyfighter 24agosto17 ore 17.55
    Caro Fighter, la libertà mia finisce là dove comincia la tua [e viceversa] – lo sanno anche i muri. Quindi se sprecando energia tu metti in pericolo il mio pianeta, io ho il diritto di chiederti di smetterla. E tu dovresti smetterla; altrimenti qualcun altro potrebbe mettere in pericolo il tuo modo di vivere.
    La prego, rilegga il suo scritto e mediti su molte delle frasi che ha scritto. Per favore, si renda conto inoltre che gli insulti via rete non vanno più di moda: perfino i padroni della rete stanno – in parte – correggendo il tiro.

  15. Buondi a tutti e grazie dell’articolo e dei commenti e soprattutto grazie al maleducato Libertyfighter perchè il suo intervento , lasciatemi dire fuori dal coro, apre un orizzonte di idee ed opinioni che di solito su questi siti non vengono trattati ma che varrebbe la pena valutare .
    Infatti il problema energetico e la TRANSIZIONE verso le Rinnovabili non viene percepito come benefico per tutti ma come una costrizione da parte di pochi e colti eletti mentre ormai è tempo di vedere il problema come ineluttabilmente economico e non solo ecologico come finora è stato visto .
    Nei prossimi decenni le fonti fossili sono destinate a diminuire e verranno sostituite dalle rinnovabili ora più competitive economicamente ma con il limite intrinseco dell l’EROI e del territorio occupato e quindi il consumo energetico del BITCOIN dovrà affrontare il problema in libera concorrenza con tutte le altre necessità energetiche del mondo ( cioè si facciano i loro impianti a rinnovabili …)

    PS riguardo a consumi demenziali ho letto che in California il consumo di energia elettrica è aumentato del 5% per alimentare i LED delle serre casalinghe di coltivazione della mrjuana !!
    buoni watt a tutti piero zani

  16. Senza dubbio il consumo di energia è immenso e le compagnie elettriche saranno felicissime oltre ai miners più produttivi. Senza dubbio se tutti usassero fotovoltaico o eolico il problema verrebbe superato. Senza dubbio abbiamo auto Euro-pallottoliere ma chissà poi alla fine quante inquinano di meno e quante in più per le strade ogni giorno. Senza dubbio il Btc e ancor meglio tutto il mondo delle cripto è LA rivoluzione tanto attesa contro il sistema che vorrebbe tutti schiavi delle banche dei governi, e di tutta la piramide che c’è sopra. Questo però lo può capire solo chi conosce la cripto valuta e ne fa uso. Diciamo che oltre al contro inerente l’energia ci sono molti pro e c’è l’inizio di un grande cambiamento in pieno corso.
    Chissà se non solo il Btc ma il mondo che si sta spostando in Blockchain darà anche l’inizio alla liberalizzazioni di nuove fonti di energia a zero inquinamento e a basso costo per non dire zero, quello no, il mondo non sarebbe ancora abbastanza libero per arrivare a tanto.
    Per chi poi pensa che tutta questa è solo una grande bolla, beh, libera opinione (a parte quelli che lo dicono per difendere sempre il sistema di cui sopra..), allora auguratevi che scoppi presto, perchè piu il tempo passa più tutto entra in Blockchain e più mi verrebbe da pensare che …questa grande bolla se scoppiasse un po in ritardo sarebbe come se internet di colpo sparisse dalla faccia della terra. … bel casino. 🙂
    …libere opinioni a confronto.

    • Non credo che le Criptovalute siano una bolla, ma che ci sia una bolla sulle Criptovalute. Anche questo non l’ho spiegato. Quando ci sono varie ICO per centinaia di milioni di euro su progetti ancora sulla carta… non saprei come chiamare il mercato. Quando la bolla scoppierà, secondo me non presto, le criptovalute non spariranno, semplicemente dopo uno o più periodi di forte calo troveranno un andamento che riflette il valore aggiunto che apportano al mondo reale.

  17. Pingback: Fenomeno Bitcoin | Il Broker

  18. Buongiorno, opero nel mondo delle criptovalute, leggo molte cazzate soprattutto detta da persone che pensano di sapere e non sanno nulla. Il futuro è la blockchain, questa esiste solo con il mondo della criptovalute. Il futuro sarà di una moneta mondiale decentralizza dal sistema bancario, sovrana ci sono già naziioni che iniziano a produrre la loro moneta, che il bitcoin sia una follia,lo sarà solo per le persone ignoranti che hanno interessi che il sistema non cambi

    • “opero nel mondo delle criptovalute, leggo molte cazzate soprattutto detta da persone che pensano di sapere e non sanno nulla. ”

      Lo può dire chiunque, magari vantando anche titoli accademici e professionali nel settore, e sapendo comprendere un fenomeno digitale collegandolo agli impatti nel mondo reale.
      Il mio consiglio è di stare molto attento al “bias della conferma” e di leggere soprattutto chi la pensa diversamente.

    • Mauro, beato lei che ha certezze così granitiche.
      Io molto meno – specie sul futuro.

      • Non ci dica che lei sa tutto e che noi siamo ignoranti, se abbiamo sbagliato ci illumini.
        Noi, in questo blog (che forse non conosci) auspichiamo tanti cambiamenti e credo di poter dire a nome di tutti che l’attuale sistema bancario non ci va a genio.
        Tuttavia lei ci accusa di non voler cambiare….
        Evidentemente non ci conosce e forse non ha neppure letto l’articolo altrimenti avrebbe capito che quì si è criticato il sistema utilizzato da una delle tante criptovalute… Ben diverso da criticare tutte le criptovalute.

  19. L’articolo è molto interessante e molto approfondito per la parte Bitcoin, ma secondo me il confronto non è equilibrato.
    Concordo che se il prezzo del Bitcoin aumenta i Miners sono invogliati a comprare altre macchine, ma devono accodarsi ai lotti di produzione, che non sono istantanei, anzi.
    In ogni caso il meccanismo di Halving dovrebbe tagliare progressivamente le gambe ai minatori, per cui o sostituiscono le macchine con quelle più efficienti, o chiudono bottega; i minatori cioè devono affrontare spese continue di rinnovo del parco macchine.
    Qui mi sembra che l’articolo confonda i RICAVI con i PROFITTI.
    E’ comunque vero che a questi livelli di prezzo 4 anni per l’halving sono troppi, e sarà molto difficile aggiornare il protocollo.
    Evidenzio comunque che i minatori sono costituti da Pool e non da aziende che detengono tutto l’Hashing power sotto un unico capannone, quindi di fatto non c’è una vera centralizzazione.
    Attenzione inoltre che se un miners ha una macchina, questa non può funzionare contemporaneamente su BTC e BCH: o fai una cosa o fai l’altra.
    Vero comunque che ci sono tante monete e tutte richiederanno un qualche sistema per farle funzionare.
    Resta comunque il fatto che l’Hash di Bitcoin viene calcolato sull’Header del blocco, pertanto il numero di transazioni contenute nel blocco non incide nel consumo di energia elettrica da parte dei minatori : significa che le prossime implementazioni (SegWit 2M, Bitcoin Cash, ecc) aumenteranno il numero di operazioni gestite senza aumentare il consumo.
    Per quanto riguarda il confronto non equilibrato, nell’articolo non si fa nessun cenno al sistema di pagamento “generale” alla quale Bitcoin è in concorrenza CONTANTI e BONIFICI.
    Per cui un confronto dovrebbe tenere conto che quando pago 20€ con bonifico o con i contanti, c’è :
    1. Gestione del contante (Banca Centrale, Stampa-Zecca di Stato, Carta (Alberi), Inchiostri, Furgoni, Vigilanza, ecc)
    2. Banche (Filiali, Sportelli, CED, Riscaldamenti, Condizionatori, illuminazione, POS, ecc) .
    Secondo i Dati Statistici TERNA, il settore Creditizio e Assicurativo in ITALIA ha consumato nel 2016 circa 2 TWh elettrici (manca ovviamente tutto quanto ho citato sopra che non è elettrico, come i riscaldamenti): quanta di questa potenza potrà essere tagliata se il sistema “Crypto” prende piede ?
    E quanto consumano le fotocamere digitali rispetto alle vecchie macchine fotografiche meccaniche a pellicola ?
    Concludo : L’Italia è uno dei paesi che a metà ‘900 ha scelto prima di altri trazione elettrica, perchè si era accorta che le locomotive a carbone avevano un rendimento bassissimo. Questo non significa che le locomotive elettriche non consumano, anzi, approfittando della resa hanno aumentato la potenza e la velocità.
    Ma questo è il Paradosso di Jevons.

  20. Caro Faccin. Innanzitutto concordo sulla critica del termine poco elegante idiota. Io direi che ignorante è meglio. Ovvero colui che ignora , e francamente con un po’ di autocritica siamo tutti ignoranti a partire dal sottoscritto in quanto non siamo tuttologi.
    Il nuovo mercato delle cripto monete, mia personale opinione, sta “minando” non solo monete ma anche quel mondo ad elevatissimo rischio dei derivati. È verissimo le cripto monete sono ad elevatissimo rischio ma tutti lo sanno e quindi è come andare al casinò.
    Punti e metti dei soldi, possibilmente in quantità molto limitata rispetto al tuo patrimonio, e se fai un Jack pot hai guadagnato un sacco di soldi. Oltre a presiedere l’associazione dei tele impiantisti ovvero quelle aziende che vanno ad effettuare le installazioni data Centre , reti, fibra, TLC , da qualche anno ho sviluppato nella mia azienda una divisione sulle rinnovabili. E per non farci mancare nulla in tempi recenti con dei bravi addetti ai lavori , abbiamo fatto dei test assemblando e installando dei RACK per minare cripto monete. Ora parliamo di componente elettrica e relativi costi. L’energia oggi io la pago a meno di cinque centesimi. Peccato che il nostro caro governo da tempo sta incrementando i costi non modificabili ovvero gli oneri di trasporto i costi per pagare gli incentivi del fotovoltaico i costi per ecc ecc ecc. Totale l’offerta reclamizzata DEL TIPO ti do la componente energia a cinque euro quando vai a fare la suddivisione kilowatt e spesa energia il costo finale supera i 0,20 € al kilowatt.
    Nella bolletta sono anche inclusi i costi per pagare gli oltre 6.MILIARDI
    di euro di incentivi del GSE. E qui aprirei un piccolo capitolo visto che recentemente il GSE ha fatto dei controlli e sembrerebbe che oltre il 30% degli impianti verificati non siano risultati a norme. Ciò vorrebbe dire revoca degli incentivi e blocco per gli anni successivi. Ma la domanda finale : tutto ciò porterà a ridurre il costo della nostra bolletta? Per vostra informazione i grandi beneficiari degli incentivi che noi paghiamo nella nostra bolletta sono
    in alcuni casi casi società straniere o società con sede in paradisi fiscali che non hanno prodotto posti di lavoro e che stanno assorbendo dallo Stato e dal Gse da qua ai prossimi 15 anni garn parte degli oltre 6 miliardi di euro.
    Questo è un piccolo elenco di grandi beneficiari.
    RTR (terra firma ) percepito nel 2014 € 139.299.794 €
    Global SOLAR Fund (suntech) percepito nel 2014 € 67.864 746
    Etrion (Lundin) percepito nel 2014 euro 60.706.536
    Queste società percepiranno ogni anno lo stesso importo fino alla fine del cosiddetto conto energia che aveva una durata ventennale.
    Caro Dario l’idiotta non è chi sta “minando” con qualche scheda o pc delle monete pagando un po’ troppo l’energia, ma gli idioti sono stati i nostri governanti che hanno permesso a soggetti stranieri senza fare investimenti o creare occupazione in Italia di percepire qualche miliardo di euro con rendimenti a due cifre . Ma aggiungo ancora, che queste società o alcune di queste società , non tutte sicuramente, hanno anche utilizzato manodopera in nero e basta andare in Internet e vedere in Puglia alcune operazioni con gli elicotteri della Guardia di Finanza che hanno sequestrato campi fotovoltaici dove c’era lo schiavismo. Ovvero gente pagata cinque euro al giorno. Le cripto monete di certo hanno creato interesse e lavoro. Ci sono piccole e grandi aziende che hanno messo in piedi data Center più o meno artigianali o industriali per minare le cripto monete. È vero ci sono oltre 500 cripto monete con alle spalle progetti che a volte valgono meno di zero. Ma ci sono anche delle cripto monete con alle basi dei progetti concreti e dei buoni team di sviluppo. Sempre personalmente ritengo che le cripto monete di fatto toglieranno molto spazio ai derivati. Tutti ne riconoscono il nome ma nessuno sa cosa contengono.
    Nessuno martella la Germania per ricordargli che hanno in pancia 50.000 miliardi di euro di derivati.
    È una cifra astronomica e se dovesse scoppiare la bolla dei derivati in Germania crollerebbe il sistema mondiale bancario. Ma conosciamo tutti la regola “to big to fail” quindi non salterà mai questo sistema.
    Sono recenti le vicende delle banche venete che hanno truffato migliaia di risparmiatori.
    Anche in America con le cripto monete ci sono state persone truffate. La differenza sostanziale è che in America il responsabile
    Della società che ha fatto sparire 350 milioni di dollari è già in galera con un bel braccialetto elettronico alla caviglia per rintracciarlo in caso di evasione. Il presidente della banca di Vicenza Gianni Zonin oltre ad aver dichiarato che lui non sapeva nulla di quello che stavano facendo i suoi dirigenti, è stato visto recentemente in corso Montenapoleone a comprare non braccialetti elettronici ma forse braccialetti di diamanti.
    Anche qualche migliaio di dipendenti, che per non perdere il posto di lavoro non hanno mai segnalato nulla alle autorità competenti, oggi verranno premiati con 4, 5 o 6 anni di stipendio senza lavorare per raggiungere la pensione, utilizzando il fondo interbancario ovver soldi sdempre prelavati da tutti noi che paghiamo fior di interessi.
    Torniamo alle cripto monete e il costo esorbitante dell’energia per minare.
    Detta così sarebbe un’informazione fuorviante e inveritiera.
    Ho fatto un test.
    Abbiamo assemblato delle macchine con delle schede e CPU, e ci siamo messi a minare delle cripto monete.
    Essendo il nostro lavoro da anni abbiamo per ogni macchina installato un sistema di monitoraggio del consumo h24.
    In totale ogni RACK consuma circa 38 kW al giorno.
    Il team che sta seguendo l’attività ha scelto una cripto moneta da minare e giornalmente ne producono circa 900.
    Ora i conti sono presto fatti.
    Costo dell’energia circa 8,5 € al giorno .
    ricavi dalla cripto moneta che si produce in ventiquattr’ore circa 36 euro.
    Ovviamente sono valori non certi non fissi con rischi elevatissimi. La cripto moneta potrebbe perdere il 50 80 90 o 100% del suo valore.
    Di certo è che ad oggi la produzione e la vendita ci ha consentito di rientrare già di parte dell’investimento hardware.
    Rimane sempre l’affascinante rischio che se questa cripto moneta che abbiamo selezionato dovesse fare performance del 100 , 1000 o 10.000% i valori saranno veramente fantastici.
    Ultimo particolare non abbiamo utilizzato lo schiavismo , non abbiamo avuto incentivi, abbiamo utilizzato materiale della massima qualità e abbiamo fatto le installazioni nel modo più professionale possibile mettendo in sicurezza tutti gli apparati.
    Conosciamo il rischio di impresa e ne siamo consapevoli .
    Modesto Volpe
    http://Www.assotel.it

    ps un aggiornamento per dare dati corretti alle 00.58 del 28 agosto

    Bitcoin
    capitalizza $72,488,217,938
    valore unitario $4385.70
    quanti circolante 16,528,312 BTC
    volume nelle ultie 24 ore $1,518,940,000
    .

    • Mi puoi dire cosa state minsnfo producendo 900 criptomonete al giorno ? Grazie ,

      • non vorrei essere fautore di false aspettative dando il nome di una cryptomoneta che magari domani perede il 30 % o incrementa il livello di difficolta. Comunque esiste un sito https://whattomine.com/ dove può mettere i dati e vedere rendimenti in base alle attuali quotazioni e tempi di produzione. ovviamente inserendo anche tipologia di hw utilizzato

    • Mi risulta impossibile rispondere a tutto questo commento in quanto esce per lo più fuori dal tema qui trattato e circoscritto anche dai commenti cui ho risposto. Qui come in altri commenti devo rilevare che il ragionamento sottostante è spesso di tipo benaltrista. Problemi esterni vengono portati ad esempio per giustificare una situazione insostenibile. Un male giustifica l’altro. Questo nonostante nell’articolo siano indicate le soluzioni possibili al problema in oggetto (proof-of-stake). Osservo poi un certo entusiasmo economico nel calcolare i guadagni del mining. Ho evitato appositamente di indicare quante tonnellate di CO2 vengono emesse dall’elettricità sprecata per il mining di bitcoin. Mi sembrava un’impostazione pedante e scontata. Forse invece avrei fatto meglio ad evidenziare i danni per la collettività.

      • Caro Faccini io sono ottimista per natura. qualche hanno fà in bocconi durante un convegno un cattedratico speigò cosa fosse il derivato. prendendo dal taschino il fazzoletto e piegandolo disse la banca A lo passa alla banca B ma non sà cosa cè dentro, poi la banca B lo piega ancora e lo passa alla banca C e così via. sa quanti server lavrano nel mondo per gestire derivati spazzatura ? saà quante datacenter ci sono nel mondo che consumano cento mille diecimla bllta quanto consuma il settore delle criptomonete. Ho criticato il suo commento innazitutto in quanto dare dell’idiota ad altri che la pensano diversamente è un pò fuori luogo.
        Mi diospaice poi deluderla ma ogni giorno che passa i BIG annunciano di voler entrare nel mondo delle criptomonete e quindi aumenteranno i consumi ma sicuramente anche posti di lavori per le giovani generazioni. Se poi si legge un pò di news ci sono già aziende che “minano” monete utilizzando energia garantita da fonti rinnovabili. questo forse è il vero tema.

      • Sull’opportunità di “minare” usando energia rinnovabile, le consiglio il nostro successivo post, che spiega la portata dei problemi energetici che ci troviamo ad affrontare.

        https://aspoitalia.wordpress.com/2017/09/04/quello-che-realmente-guida-la-crisi-economica-globale/

  21. la tecnologia dietro IOTA non prevede minatori … ora speriamo di non assistere ad una lotta tipo Beta vs VHS … e speriamo vinca la tecnologia migliore e più efficiente … IOTA consente un numero decisamente maggiore di transazioni al secondo e prevede che chi effettua una transazione faccia il lavoro per verificare altre due transazioni del Tangle (groviglio) ossia le varie transazioni sono collegate tra loro in grovigli … e’ una tecnologia estremamente potente … ma non incontra l’INTERESSE dei miners … che credo resteranno legati al Bitcoin !

  22. In questo articolo si sostiene che il proof-of-stake sia nient’altro che un proof-of-work offuscato, argomentando in termini di bilancio economico: https://goo.gl/LDYMhR

    • Come ho scritto in altro commento, una formalizzazione matematica rigorosa del proof of stake è appena avvenuta Ouroboros. L’articolo da lei citato è di due anni fa.

  23. Bellissimo e interessantissimo articolo!

  24. Complimenti per l’articolo, bella riflessione.

  25. Proprio l’altro giorno io e un mio amico facevamo una riflessione sul tema bitcoin e consumo di energia.

    Quello che è venuto fuori discutendo però è un aspetto interessante, che il consumo di energia elettrica è un bene per la sicurezza della blockchain di bitcoin.

    Questo perchè se uno vuole attaccare il sistema deve consumare il 50%+1 dell’energia consumata dagli altri minatori (solo per ramificare la blockchain partendo dall’ultimo blocco) e di fatto rende l’attacco economicamente impossibile per le tasche di chiunque (anche di uno stato).

    Questo fa si che sia “impossibile” la creazione come si sente dire spesso di blockchain private (fra banche ad esempio) che taglino fuori e facciano crollare il bitcoin, perchè ammesso che vengano create queste blockchain tra banche, la potenza computazionale e quindi il consumo di energia che mettono in campo non sarà mai equivalente a quello del sistema mondiale blockchain di bitcoin, questo rende quindi tutte le altre blockchain meno sicure e attaccabili dal punto di vista economico.

    Come diceva giustamente un commento sopra l’energia usata per la blockchain non è sprecata ma è delegata apposta a mettere in sicurezza tutto il sistema in modo da rendere impossibile un attacco a chiunque, perchè spenderebbe una quantità di energia e denaro enorme.

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