La simbiosi fra debito e petrolio.

Di Luca Pardi

Il declino del prezzo del petrolio e di altre materie prime importanti è un sintomo dell’approssimarsi dello scoppio della bolla del debito e non, come pensano gli economisti convenzionali, una manifestazione dell’abbondanza delle commodity.

figura1

Figura 1: Calo del prezzo del Brent, del carbone australiano e del cibo dal 2011 ad oggi (dati EIA, Banca Mondiale e FAO).

Un articolo di Gail Tvenberg, pubblicato sul suo blog “Our finite world” e tradotto da ASPO Italia, spiega nel dettaglio la relazione tra tecnologia, indebitamento e accessibilità alle materie prime (fossili e non).

Il prezzo di molte commodity, e in particolare quello del petrolio, viene fissato sul mercato mondiale quindi è relativamente insensibile ai costi di estrazione, eventualmente aumentati di un giusto profitto per l’azienda estrattrice, ed è determinato invece dall’intensità della domanda che è a sua volta rispecchia il potere di acquisto dei consumatori.

Nel breve periodo, i prezzi bassi segnalano un calo della domanda. Materie prime come il petrolio e il cibo sono prodotti molto desiderabili. Perché dovrebbero essere diventati meno necessari? Il problema, purtroppo, è l’accessibilità. L’accessibilità dipende in gran parte (1) dai salari e (2) dall’indebitamento. I salari tendono ad essere abbastanza stabili. Il probabile colpevole, se l’accessibilità sta portando ad abbassare la domanda di prodotti desiderabili come il petrolio e il cibo, è una minore crescita del debito.

Secondo Gail Tvenberg la crescita economica, quella sperimentata negli ultimi secoli, è il prodotto della combinazione di più fattori: combustibili fossili ed altre risorse non energetiche a buon mercato, innovazione tecnologica e aumento del debito.

L’innovazione tecnologica garantisce di contenere la crescita dei costi di produzione determinati dal progressivo deterioramento della qualità delle risorse, il debito traina la crescita permettendo a cittadini, imprese e stati di agire sul mercato prima che i guadagni delle loro attività siano effettivi. Ma il trend è solo temporaneo quando la qualità delle risorse scende sotto una soglia limite, l’innovazione tecnologica non ce la fa più a compensare i costi crescenti e la crescita si interrompe, ma a questo punto si è formata una montagna di debito. Il petrolio a buon mercato insieme a tutte le altre risorse ad alta qualità che abbiamo sfruttato per due secoli e mezzo sono in rapporto simbiontico con la crescita del debito.

Si chiarisce sempre di più il rapporto stretto fra picco del petrolio e crisi finanziaria. Purtroppo le soluzioni non sono semplici e quelle adottate dalla politica al momento risulteranno probabilmente fallimentari. Esse infatti si sforzano di rilanciare la crescita attingendo a risorse la cui qualità è in continuo declino, curando al tempo stesso il problema della massa di debito accumulato. Una missione la cui impraticabilità è pari alla baldanza con cui se ne propone l’attuazione.

Leggi l’articolo tradotto: Basso prezzo del petrolio: segno del collasso della bolla del debito che porterà alla fine delle forniture di petrolio?

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8 risposte a “La simbiosi fra debito e petrolio.

  1. Faccio qui una domanda non avendo trovato altri spazi, forse per la fretta.
    L’ anomalia del calo del prezzo sia del Brent sia del Wti da giugno ad oggi non ha secondo me trovato risposte soddisfacenti. Pongo quindi velocemente due questioni avendo solo pochissimo tempo a disposizione.

    -La spiegazione più gettonata, anche da Repubblica di oggi, Rampini e Corriere della Sera, è l’ aumento della produzione Usa grazie allo shale gas. Ma il calo del prezzo è stato repentino, in tre mesi,mentre l’ aumento di produzione USA si sta svolgendo in un arco di tempo molto più vasto. Ha senso prenderlo in considerazione per giustificare il calo di prezzo del greggio degli ultimi tre mesi ?

    -Secondo me, che conosco l’ Aspo dall’ inizio ma l’ ho seguita poco negli ultimi tempi, potrebbe avere un’ influenza anche il commercio illegale di greggio che dopo la sostanziale indipendenza del Kurdistan iracheno ottenuta negli ultimi tre mesi, avrebbe messo più facilmente in commercio il
    -petrolio del kurdistan iracheno,
    -quello dei territori controllati dall’ Isis, sia in Siria che in Iraq,
    -quello proveniente dalla Libia.

    In Libia è aumentata la produzione, nell’ ultimo anno di caos assoluto, da 0,200 mb/gg a 0,900 mb/gg, nel Kurdistan sarebbero circa 0,400 mb/gg, l’ Isis dovrebbe produrre circa 0,300 mb/gg.

    La quantità complessiva non sarebbe superiore a 1,5 mb/gg, ma potrebbero esserci state forse delle scorte ferme in attesa di trovare vie praticabili per il commercio clandestino/semiclandestino. Il prezzo di vendita, anche secondo voci riportate da la Stampa e Repubblica, sarebbe però molto basso, attorno ai 40 $/b.

    Un quantità limitata, circa un milione di b/gg ma a meno della metà del prezzo di mercato avrebbe potuto avere un impatto ribassista sul prezzo complessivo ?

    Ultima considerazione da parte mia che seguo come attivista i movimenti, di dimensioni infinitesime, contro le guerre:

    Non è che la guerra all’ Isis da parte dei Curdi iracheni non è poi tanto feroce come viene detto ?
    Chiudo qui sperando però di avere qualche risposta, perchè la questione è importantissima per capire, non tanto le dinamiche del processo del picco del petrolio, ma le dinamiche delle guerre nelle zone di produzione petrolifera ed anche delle guerre che arriveranno legate al picco.

    • Secondo me la dinamica sul brevissimo periodo è dovuta principalmente al ritorno sul mercato del petrolio Libico. I Curdi non danno ancora garanzie di poter sostenere la loro produzione e l’Isis non credo arrivi ai livelli indicati (non ha canali ufficiali di vendita, e quelli illegali che sta usando mi sembra vadano restringendosi). C’è una spare capacity sufficiente al momento per produrre una discesa dei prezzi. Il problema è che questo taglierà ulteriormente le gambe agli investimenti delle compagnie(già ora in difficoltà nel produrre profitti) provocando sul medio periodo una scarsità ancora maggiore.
      Che lo shale gas abbia influito è indubbio, così com’è indubbio che non sia sostenibile economicamente e che sia andato avanti solo grazie ad una bolla speculativa che rischia di fare più danni di quella dei mutui subprime.

  2. Segnalo oggi sul Sole24ore un articolo che insiste sugli USA che esportano greggio. Questa volta sarebbe arrivato in Italia, ma la produzione dovrebbe essere canadese. E’ difficile capire come stanno veramente le cose, ma credo che Dario sottovaluti le guerre economiche e gli scopi della propaganda che da per scontati processi oggettivamente falsi come gli USA che esporteranno petrolio. Credo che sia una tematica di grosse dimensioni e che meriti una attenzione particolare da parte di tutti. Grazie per la risposta.

  3. Marco gli Usa esportano greggio che non sono in grado di raffinare e che non gli conviene raffinare, sicuramente rimangono un IMPORTATORE NETTO cioè importano quasi il 50% di quello che consumano nel link trovi un po’ di numeri
    http://mondoelettrico.blogspot.it/2014/08/gli-usa-continuano-succhiare-consumare.html

    inoltre news di ieri scorte Usa in calo e quindi prezzi in salita

    https://it.finance.yahoo.com/notizie/petrolio-delude-report-sulle-scorte-150600863.html

    news di oggi di segno opposto.

    siamo in deflazione in quasi tutta Europa in recessione in tutta Europa indice PMI sotto 50 indica questo. La Cina ha un indice PMI simile quindi cresce grazie alle spese statali, ma cresce decisamente meno rispetto a qualche anno fa.

    ci sono diverse variabili in gioco

    il declino dei pozzi attuali è il 5-6% all’anno, la domanda non cala così velocemente, se il prezzo scende posticipano gli investimenti sui giacimenti difficili e costosi, la produzione cala e il prezzo risale

    La Norvegia ha dichiarato una cosa del genere
    http://www.cbc.ca/news/business/norway-s-statoil-shelves-alberta-oilsands-project-1.2778131

    La situazione è in continua evoluzione, ovviamente gli Usa sono vicini allo scoppio della bolla dello scisto

    Fabio

  4. E’ una bolla. Siamo coperti di una quantità di debito delirante, debito contratto per acquistare risorse che in realtà non valgono la spesa. Esiste una qualche possibilità di veder accadere di nuovo quello che capitò nel 2009: bancarotta del sistema, rinuncia all’acquisto e collasso del prezzo.

    La tempistica però è incerta: ci vorrebbe una sfera di cristallo. Può anche essere che la discesa di queste settimane sia solo un fatto accidentale dovuto a qualche incremento di capacità. Sinceramente non saprei, è possibile.

  5. Il sole24ore oggi scrive in sostanza che: Arabia fa scendere il prezzo del greggio (mettendo sul mercato più petrolio e potrebbe aumentare ancora di molto la sua produzione) per difendere la sua quota di mercato dagli USA. Se il prezzo del greggio scendesse a 60$/b Venezuela e Russia avrebbero conseguenze negative

    Ma esiste una rivalità a due tra USA e Arabia ? Io credo che comunque la competizione sia globale, e che il Sole24ore, insistendo da giorni sulle esportazioni USA per il boom dello shale gas (articoli fotocopia su Sole, Corriere e Repubblica), in parte confonda le idee del lettore.

    Ovviamente di vero ci sono solo i dati reali, i giudizi sono opinabili.

    Le Borse europee della prossima settimana daranno un primo giudizio un po’ più sicuro sulle turbolenze di questa settimana. Per ora, Francoforte -1,99%, Milano recupera solo in parte il crollo di ieri, i segnali sono assai negativi. Una nuova recessione almeno europepea potrebbe arrivare, con perdita definitiva forse della credibilità delle politiche Ue ed un ulteriore calo delle quotazioni del petrolio.Grazie comunque per le risposte e interverrò di nuovo solo in presenza di novità più sicure.

  6. il povero Marx si sta rivoltando nella tomba, perchè il capitalismo produttivo è stato soppiantato nella crisi del 1870 – 1890 dal capitalismo finanziario. E giù bolle, indici di borsa e amenità simili così il capitale si assicura il potere assoluto ed eterno. Penso ci voglia un QI almeno di 120 per sfuggire al suo dominio. Forse è per questo che sta trasformendo gli umani in dei cretini.

  7. Pingback: Team For Italy ASPO-Italia sul decreto “Sblocca Italia” - Team For Italy

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