Effetto OPEC

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Dopo due anni, si ribalta la strategia petrolifera mondiale.

O almeno, così credono i mercati.

Di Dario Faccini

Forse è l’inizio di un nuovo equilibrio geopolitico. O forse è solo un grande bluff da dare in pasto ai mercati per sostenere il prezzo del barile.

E’ ancora presto per dirlo.

Rimane il fatto che l’accordo trovato ieri dai membri dell’OPEC è una svolta decisa rispetto al gioco del pollo iniziato a fine 2014. I membri del cartello petrolifero si sono trovati d’accordo nel tagliare la produzione di greggio di circa 0,9MB/d, il primo calo annunciato in 8 anni. Non solo, per la prima volta, la Russia (paese non OPEC) dovrebbe contribuire alla riduzione con 300.000B/d, portando il taglio complessivamente all’1,2% della produzione mondiale di greggio e surrogati (All Liquids).

L’ago della bilancia è stata ancora una volta l’Arabia Saudita, vero e proprio Deus Ex Machina dell’organizzazione, in virtù dei legami strategici con altri gli altri produttori sunniti del Golfo Persico e di una quota di produzione nell’organizzazione pari ad un terzo.

L’ostacolo superato è stata la rivalità storica tra Arabia Saudita ed Iran, con quest’ultimo che sta riportando pian piano l’export petrolifero ai livelli precedenti alle sanzioni sul nucleare. Secondo le nuove quote OPEC, l’Iran potrà produrre 3,8MB/d (i Sauditi puntavano a 3,7), mentre i tre paesi sunniti del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati) taglieranno di 750.000B/d. L’Iraq ha accettato una riduzione di 210.000B/d rispetto la sua produzione di Ottobre, mentre a Libia e Nigeria, in considerazione dei cali produttivi che hanno subito sinora per cause di forza maggiore, non sono stati assegnati tetti produttivi.

Sui motivi che hanno portato l’Arabia Saudita a cambiare strategia si possono solo fare ipotesi. Innanzitutto la sovracapacità produttiva iniziata circa due anni e mezzo fa non dava segni di terminare molto presto, e questo forniva una buona leva per ridurre a più miti consigli gli altri interlocutori sia membri OPEC che non, alcuni dei quali sono sempre stati storicamente restii tagliare le  proprie quote di produzione. In secondo luogo la strategia saudita ha già ottenuto importanti risultati sul fronte della distruzione di futura offerta petrolifera, con gli investimenti che hanno registrato il più lungo periodo di declino e una perdita netta di circa 1000 miliardi di dollari.

I mercati hanno accolto la notizia aumentando il prezzo del Barile del 10% in una seduta. L’eccitazione della notizia ha lanciato in su anche le compagnie petrolifere americane attive nel fracking, tra cui quella di uno dei consiglieri più intimi di Trump (e in odore di nomina a segretario dell’energia), Harold Hamm, che ha visto un aumento strepitoso del suo valore azionario, pari al 25%.

Al di là dell’impatto della notizia, nei prossimi mesi sarà più chiaro qual’è la forza reale dell’accordo. Non sarebbe la prima volta che i membri OPEC si accordano su un taglio produttivo che nessuno poi rispetta davvero. Da questo punto di vista la validità dell’accordo, limitata a solo sei mesi, potrebbe avere proprio il compito di verificare che tutti facciano la loro parte.

Ciò che comunque è chiaro, è che quest’anno Babbo Natale porterà qualche regalo alle compagnie USA dello Shale e nelle casse dei paesi esportatori di petrolio.

Ma non è detto che siano regali duraturi.

Una risposta a “Effetto OPEC

  1. arriva trump e si comincia subito a cambiare strategia. W il libero mercato. Mai le economie pianificate. Sì, a discorsi.

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